sabato 15 marzo 2014
monasteri olivetani storia e documenti
Storia dei primi monasteri Olivetani vivente San BERNARDO TOLOMEI
Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore (1319)
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La fondazione del monastero di Monte Oliveto, trova la sua illustrazione nei primi tre compagni Bernardo Tolomei, Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini che da Siena si recarono a Monte Oliveto.
Già il 26 marzo 1319 i tre compagni volendo servire Dio chiedono al vescovo di Arezzo di poter fondare un monastero e di poter avere anche il cimitero, e nel medesimo tempo fanno la formale cessione dei loro beni di Acona e di Melanino.
Il vescovo Guido d'Arezzo commette a D. Giovanni monaco dell'Abbazia di Sasso, residente ora nella Cattedrale d'Arezzo di benedire e concedere ad essi e al suo compagno l’abito monastico nella chiesa dei Santa Maria d’oriente sotto lo sguardo di un crocifisso del 1200
....e ordina a Restauro una volta cappellano della Chiesa del Morello ed ora dimorante nella casa della Confraternita di S. Trinità d'Arezzo che si trasferisca nel podere d'Acona.......il 26 MARZO 1319.
Guido d'Arezzo scrive a Gregorio Rettore della Chiesa di S. Pietro di Melanino nella pieve di S. Giovanni di Vescona che l'Abate Fra Patrizio Patrizi e il Capitolo di Monte Oliveto Maggiore l'avevano supplicato per la licenza di poter vendere un Podere posto in Melanino ad effetto di terminare il monastero e di poter dare tanti beni immobili a certe donne, che vogliono impiegare ottanta lire e perciò gli commette che riconosciuto se tali cose ridondino in utilità del detto Monastero gli concedano la facoltà di alienare in favore di chi più offre quei beni situati a Melanino e le terre corrrispondenti alla consaputa quantità di 80 lire. Il 2 aprile 1320.
Clemente VI
Della vita dell'eremo di Monte Oliveto non si hanno notizie certe; l'esistenza però di molte cappelle intorno al monastero, sebbene tutte rinnovate in seguito, potrebbero indicare forse il luogo delle antiche celle eremitiche.
Già nei mesi del governo di Ambrogio Piccolomini dal 1320 al 1321, il 6 aprile del 1320 Restauro fa il disegno e pone la prima pietra del monastero da costruire e il 18 maggio avviene la vendita di tre pezzi di terra e precisamente uno intorno ad Acona, un altro a Ripalta e un terzo ad Artainino di Melanino.
Dopo il governo di Fra Simone Tura il 29 marzo 1324: Guido Vescovo...concede di poter far confermare e di rinunziare la carica in mano di qualunque prelato della stessa Diocesi... e siccome i monaci "a plerumque indigentiam patiuntur non habentes ex facultatibus propriis unde comode valeant substentari" permette ai medesimi "ne indigentia huiusmodi retrahat illos a cultu erga divina, ut per se vel per alios elemosinas petere et peti facere valeant quoties e quatenus videbitur eis decens esse" e gli dà facoltà di celebrare i Divini uffici secondo il Rito Romano non solo nel monastero ma ancora in qualunque grancia loro.
Il Papa Giovanni XXIII a tenore della supplica per l'approvazione dell'abate e del monastero prende sotto la sua protezione Monte Oliveto in data 17 maggio 1325.
Il 21 novembre 1326 Giovanni diacono Cardinale di San Teodoro legato della Sede Apostolica, bramando provvedere alla utilità di Santa Maria di Monte Oliveto, sapendo che dopo l'accesso ed l'informazione approfondita nel medesimo Monastero fatta da Adamaro Priore di San Giovanni e da Angelo Priore di Grossennano da esso deputati veruno dentro il termine prefisso aveva opposta cosa alcuna all'incontrario, ed anzi i monaci Giacomo di Mino, Procuratore di Bernardo, Simone di Ture e Mauro di Giovanni, Procuratori del Capitolo l'avevano supplicato che fosse al detto Bernardo conferita l'Abbazia, sebbene abbia questa infermità negli occhi e solamente abbia gli ordini minori, ammette nulla di meno la loro postulazione ad una tale dignità, che ad esso si appartiene il conferirla, essendo ora vacante per la rinunzia, che il prenominato Simone Ture a requisizione del suddetto Convento secondo la consuetudine ne ha fatta in mano di Filippo da Orvieto vicario di Boso allora Proposto ed amministratore e adesso Vescovo eletto della Chiesa aretina "la concede al prefato Bernardo, sperando che egli 'defectum praefatum, probitate suppleat meritorum et quod monasterium ipsum et personae et dona ipsius sub illius regiminis cura feliciter dante Domino debeat prosperari'.
Con l'offerta di se stesso che compie Giovanni di Pietro cittadino senese il 3 settembre 1332 ha inizio l'arrivo a Monte Oliveto di numerose vocazioni, infatti il 3 agosto 1336 ben cinque valenti giovani di Firenze si fanno monaci a Monte Oliveto, e con le loro donazioni al monastero anche la vita della comunità diventa economicamente più serena.
ATTI NOTARILI E NOTAI DI MONTE OLIVETO MAGGIORE
DAL 1319 AL 1348
Conforme al “Sommario delle scritture di M. U.M.
di Don Marcantonio da Gubbio Anno 1764”
(La catalogazione offerta è aggiornata secondo l’archivio di Stato di Siena)
N° Anno giorno mese pagina Nome del Notaio
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1) 1313 05 marzo AZ Giovanni di Ventura
2) 1319 26 marzo A 1 Guadagno del q. Ser Giunta. (N° 2)
3) 1319 26 marzo A 2 Guadagno del q. Ser Giunta
4) 1319 26 marzo A 3 Il vescovo d'Arezzo commette a Don
5) 1320 2 aprile A 9,1 Guido d'Arezzo scrive a Gregorio Rettore
6) 1320 dopo aprile A 9,2 Galgano del q. Ventura (N° 1)
7) 1320 18 maggio H 39 Giovanni del q. Ventura.
8) 1320 6 aprile A 4
9) 1324 29 marzo A 5 Guido Vescovo concede conferma per la
10 ) 1324 17 maggio A 6 Il papa Giovanni XXI prende sotto la sua
11) 1325 21 aprile A 7 Giovanni XXI concede su richiesta...i
12) 1326 17 novembre A 8 Pietro d'Ajuto
13) 1326 21 novembre A 9 Giovanni diacono Cardinale di S.
14) 1332 3 settembre BA 1 Giovanni del q. Ventura.
15) 1333 3 giugno BA 2 Francesco del q. Ser Baldo.
16) 1333 25 luglio BA 3 Fr. Bernardo di S. Maria elegge Fr.
17) 1333 12 agosto BA 4 ...Lite con Pietro di Giacomo.
18) 1336 31 agosto BA 5 Diversi monaci con tutti i loro nomi offrono
19) 1336 4 settembre BA 6 Giovanni del q. Ventura.
20) 1336 4 settembre AV 21 Giovanni del q. Ventura.
21) 1336 4 settembre AV 22 Giovanni del q. Ventura da Siena.
22) 1338 30 giugno AV 24 Alamanno del q. Ghino Segna da
23) 1338 4 settembre AV 25 Lando del q. Feo Accorso d'Arezzo.
24) 1338 5 ottobre BA 7 Giovanni del q. Ventura.
25) 1338 14 febbraio S 4 Johannes notarius filius olim Venturae.
26) 1339 22 febbraio N 1 Franceschino del q. Bordino
27) 1339 2 maggio AV 27 Giovanni del q. Ventura
28) 1339 2 maggio AV 28 Giovanni del q. Ventura
29) 1339 7 settembre AZ 9,1 Benincasa del q. Mino
30) 1339 11 ottobre P 1 Franceschiuno del q. Bordino
31) 1339 15 ottobre A 13 Gregorio del q. Angelo
32) 1339 30 ottobre AS 8 Tomagio del q. Oliviero da Montrefranchi
33) 1339 25 ottobre P 2 Franceschino del q. Bordino
34) 1339 25 ottobre BB 2 Benencasa del q. Mino da Siena
35) 1340 13 gennaio AF 18 Francesco di Ser Giovanni sozzi
36) 1340 16 gennaio AV 29 Bartolomeo del q. Jacobino da Siena
37) 1340 18 febbraio H 40 Francesco del q. Ser Guidone
38) 1340 24 aprile N 2 Franceschino del q. Bordino
39) 1340 15 novembre H 41 Bartolomeo del q. Lapo da Siena
40) 1340 22 novembre AH 9,1 Niccola del q. Paltonerio
41) 1340 28 novembre AH 9,2 Niccola del q. Paltonerio
42) 1340 27 dicembre AH 9,3 Niccola del q. Paltonerio
43) 1340 27 dicembre AH 9,4 Niccola del q. Paltonerio
44) 1340 21 maggio N 2 Franceschino del q. Bordino
45) 1340 18 aprile S 5 Franciscus notarius filius olim Bordini de
46) 1341 21 febbraio AZ 11 Romano del q. Giacomo da Pisa
47) 1341 4 maggio AV 31 Francesco del q. Ser Zorzi
48) 1341 11 maggio AH 12
49) 1341 9 settembre I 3 Giovanni del q. Ventura
50) 1341 2 novembre AV 33 Giovanni del q. Ventura da Siena
51) 1341 25 giugno AH 14
52) 1341 2 Agosto S 6 Cione notar. filius olim Cioni
53) 1342 18 febbraio A 14 Matteo di Meuccio
54) 1342 2 maggio AF 24 Ambrogio di Ser Mino
55) 1342 17 maggio AF 25 Rainaldo di Gerio da Torrita
56) 1342 30 maggio AF 26 Giovanni del q. Aldobrandino
57) 1342 1 settembre I 4 Bartolomeo del q. Cola
58) 1342 5 ottobre I 5 Bartolomeo del q. Giacomino
59) 1342 17 ottobre I 6 Bartolomeo del q. Giacomino
60) 1342 17 luglio f.401 Ser Johanne Martini-Roma
61) 1343 8 aprile AF 27 Giovanni del q. Ventura
62) 1343 23 aprile AS 10 Giovanni del q. Ventura
63) 1343 26 giugno I 10 Nicola del q. Paltonerio
64) 1343 17 luglio AF 29 Rinaldo di Gerio di Torrita
65) 1343 12 agosto I 2 Giovanni di Ventura
66) 1343 1 settembre A 15 Donato del q. Pesso
67) 1343 15 settembre BI 21 Tomagio del q. Uliverio
68) 1343 11 dicembre AF 30 Nicola del q. Paltonerio
69) 1343 8 febbraio S 7 Iohannes notarius filius olim Venturae
70) 1343 11 gennaio I 8 Giovanni del q. Ventura
71) 1344 15 maggio Giovanni del q. Ser Ildobrandino
72) 1344 31 maggio A 16 Agostino del q. Finuccio d'Arezzo
73) 1344 14 luglio AF 32 Fuccio del q. Chino
74) 1344 14 luglio AF 32 Fuccio del q. Chino
75) 1345 21 giugno AH 28 Pietro di Ser Truffa
76) 1345 05 novembre Z 27,2 Donato del q. Beco d'Asciano
77) 1345 20 Febbraio
78) 1345 20 Febbraio
79) 1345 14 Luglio 1 Fra Ristoro Balducci eletto in vice di
80) 1345 27 Luglio
81) 1345 05 Agosto
82) 1345 10 Settembre
83) 1346 24 gennaio BI 25 Giacomo del q. Ser Bondo
84) 1346 29 Aprile E 1 Scarlatto di Guardo di S.Miniato
85) 1346 27 settembre BI 27 Fra Stefano del q. Ser Coppie da Prato
86) 1346 06 novembre Z 27,4 Donato del q. Beco d'Asciano
87) 1346 22 novembre AF 33 Agostino del q. Finuccio d'Arezzo
88) 1346 01 Gennaio Emptio
89) 1346 08 Gennaio Executio
90) 1346 21 Gennaio Emptio
91) 1346 17 Gennaio Locatio
92) 1346 21 Febbraio
93) 1346 22 Marzo 5 r Emptio
94) 1346 26 Marzo 5 r
95) 1346 22 Aprile 06 Testamento
96) 1346 04 Maggio 07 Sindac. Cap. General-5 pag
97) 1346 04 Maggio 10 Elenco Monaci
98) 1346 04 Maggio 11 v Renuntiatio
99) 1346 04 Maggio 14
100) 1346 08 Maggio 16 Locatio Trequanda
101) 1346 27 Maggio 17 Testamento Johannis filii Doti
102) 1346 03 Settembre
103) 1346 08 Settembre 18 Testamento..de Crestena
104) 1346 27 Settembre Stefanuccio Doti
105) 1346 02 Novembre
106) 1346 Emptio monasterii...de Ovile
107) 1346 07 Dicembre 25v Emptio dalla terra di Bettolle
108) 1346 27 Dicembre 25v. Emptio
109) 1346 31 Dicembre 23
110) 1347 5 febbraio N 3,1 Tomagio del q. Uliviero
111) 1347 5 febbraio N 3,2 Tomagio del q. Uliviero
112) 1347 10 febbraio I 13 Tommaso del q. Uliviero
113) 1347 13 maggio
114) 1347 4 dicembre I 12 Guglielmo del q. Mone
115) 1347 9 dicembre AH 19 Ventura del q. Ranuccio di Siena
116) 1348 16 ottobre BL part Lando del q. Accorso d'Arezzo, frate
117) 1348 16 ottobre BL ... Fr. Lando del q. Feo Accorsi d'Arezzo
118) 1348 19 novembre BB 3 Pagano di Ser Vanni di Francesco
119) 1348 16 novembre BL 15 Lando del q. Accorso d'Arezzo
120) 1348 P 4 Ciolo di Ghinuccio -Testatario
Ecco la descrizione per transunto degli atti sopracitati
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1) Chiusure. Marco del q. Berengo da Chiusure vende a D. Bernardo di Monte Oliveto un pezzo di terra detto Bubione per il prezzo di 13 lire
05/03/1313 Giovanni di Ventura
220 AZ 331
2) Fr. Bernardo e F. Patrizio avendo ottenuto promessa...con la clausola
solamente che nè all'abate nè ad altri fosse permesso di conferire i
sacramenti a quelli dell'altra parrocchia.
Fanno avanti i testimoni la formale cessione dei suddetti due poderi Acona
e Melanino nel distretto di Siena vicino a Tura Patrizi, alla Casella di
Cenni......Rogato Guadagno del q. Ser Giunta
26 marzo 1319. Rogato Guadagno del q. Ser Giunta.
ASS 179 A 291
3) F. Ambrogio Piccolomini Abate di Monte Oliveto convocato il Capitolo
assieme a F. Bernardo del q. Mino e F. Patrizio del q. Francesco
presentano nello Spedale di S. Maria ante gradus di Siena al medesimo
Gregorio Rettore la consaputa lettera per effettuare la vendita suddetta di
Melanino (cfr. supplica al vescovo Guido d'Arezzo e l'incarico affidato da
Guido d'Arezzo con lettera a Gregorio Rettore di s. Pietro di Melanino)
ed edificare così il Monastero.
Aprile 1320. Rogato Galgano del q. Ventura.
"Reverendus, honestus vir fr. Ambrosius abbas monasterii sancte Marie de
Monte Oliveto in Acona, aretin. dioc., existens in civitate Sen:, in hospitali
s. Marie ante gradus de Senis, ibi existente presbitero Gregorio, rectore
ecclesie s. Petri de Melanino dicte dioc., presentavit coram notario has
licteras: “ Guido miseratione divina episcopus aretin. provido et discreto
viro presbitero Gregorio, rectori ecclesie s. Petri de Melanino, plebatus
plebis s. Iohannis in vescona, nostre dioc. aretin., salutem in Domino
sempiternam. Religiosi et prudentes viri, abbas et capitulum s. M.de
Oliveto in Acona, fecerunt humiliter supplicari ut cum ad perfectionem
ipsius mon. totis viribus elaborent nec absque venditione immobilium id
perficere valeant ullo modo, licentiam vendendi potere quod habent in
Melanino concedere dignaremur. Praeterea cum sint mulieres que cupiunt
in constructione monasterii octuaginta libras usualis monete impendere,
dummodo eis per venditionem seu aliquo iusto titulo tantum de bonis
ispius mon. assignetur, quod quantitatem LXXXI librarum capiat; que
bona tenere valeant si accidat monasterium ipsum non subsistere in regula
ordinata ibidem: quod cautionem huiusmodi facere possent plenariam
supplicarunt. Nos licet credamus fratres eiusdem loci negotia ipsius mon.
velle in omnibus utiliter procurare, quia tamen de predictis notitiam non
habemus et eis placere cupiamus ac votis satisfacere ipsorum in hiis
potissime que utilitatem respiciant mon. memorati, discretioni tue
commictimus quatenus si premissa cedant in utilitatem ipsius monasterii
et ad id accedat consensus abbatis et capituli, faciendi contractum
venditionis poderis prefati de Melanino plus offerenti, ac assignandi ipsis
mulieribus de bonis ipsius mon. usque ad quantitatem (L)XXX libr.
prescritptam tribuas facultatem; sub conditione quod reddantur monasterio
prelibato et convertantur in possessionibus aptis poderis et propinquis.
Datu Aretii die II aprilis, III ind., anno a nat. Domini MCCCXX.
- Quas licteras idem presbiter Gregorius vidit ad informationem sui ut suo
domino in spiritualibus opbediret in dicto hospitali civitat. sen. sub anno
Domini MCCCXX, ind. III, die.. mensis aprilis, coram fr. Bernardo, et fr.
Patricio fratribus dicti mon., testibus.”
A 291 179 c 9,2
dopo il 2 aprile 1320 - Rogato Galgano del q. Ventura
4) Fr. Ambrogio del q. Mino, Abate del monastero di Monte Oliveto
convocato il Capitolo fra i quali era Fr. Bernardo del q. Mino, Patrizio del
q. Francesco, vedendo mancargli il denaro per la Fabbrica del Monastero,
e per altre indigenze stabilisce col comune consenso di vendere un pezzo
di terra posto nella curia di Chiusure nel luogo detto Acona, che da tre
parti termina con la strada e da una con Lando di Matteo, un altro nel
luogo detto Ripalta, che termina col detto Lando, con i figli di Guglielmo
e con la strada, un altro posto nella curia di Melanino, nel luogo chiamato
Artainino che termina con la strada, con Ture Patrizi, con gli eredi di
Gozzo e col Vallone.
18 maggio 1320. Rogato Giovanni del q. Ventura.
H 297 186 c 39
18 maggio 1320 - Rogato Giovanni del q. Ventura.
L'abate Lugano ha un errore dicendo Arc. di M. O., vol. A 1 (290) invece
è 291
5) Fr. Bartolomeo Priore claustrale assieme al Capitolo di Monte Oliveto
distintamente nominato elegge Fr. Simone Ture e fr. Mauro di Giovanni
per procuratori in solidum ad effetto di terminare con D.Giovanni
Cardinale di S. Teodoro legato della Sede apostolica l'interesse della
Postulazione che tutti fanno di Fr. Bernardo del q. Mino, volendo gli sia
conferita l'abbazia ora vacante per la spontanea rinunzia già fattane da Fr.
Simone.
17 novembre 1326. Rogato Pietro d'Ajuto.
Dompnus Bartholomeus prior claustralis mon. s. M. de oliveto, ordinis S.
Benedicti, aretin. dioc. et ut procurator dompni Philippo Mochi ed domni
Patricii Francisci, et dompnus Ambrosius Nini, d. Symon Ture, d. Andreas
Andree, d.Vannes Nini, d. Iacobus Mini, d. Francischus Michi, d. Paulus
Mini, d. Antonius Mei, d. gregorius Vannis, d. Lucas Pieri, d. Micchael
Necti, d. Bonus Ghini et d. Ventura Mini, monaci dicti mon. congregati ad
capitulum, constituerunt dompnum Symonem Ture et d. Maurum Iannis,
monacos dicti mon., procuratores ad comparendum coram reverendo patre
et domno Iohanne s. Theodori diac. card. apostolice sedis Legatum
eiusque auditores, pro negotio postulationis celebrate de religioso viro
dompno Bernardo, olim domni Mini, monaco dicti mon., postulato ad
dictum mon. quod nuper vacavit per liberam resignationem dompni
Symonis quodam abbatis dicti mon., ipsumque negotium contingentibus,
et a d omnia facienda que natura debite instructionis in huiusmodi negotio
facienda exigit.
Actum in ecclesia dicti mon., coram Donato Petre, Lonardo Ducci et
Ceccho Gherardi, testibus.
17 novembre 1326 - Petrus not.
(Sono 17 monaci che erano presenti in questo atto capitolare e cioè:
1) D. BARTOLOMEO di Mastro Mino priore claustrale
2) D. FILIPPO Mochi da s. Maria di Monte Oliveto
3) D: PATRIZIO di Francesco (Patrizi)
4) D. AMBROGIO di Nino ( o Mino Piccolomini)
5) D. SIMONE Tura
6) D. ANDREA di Andrea
7) D. VANNE di Nino
8) D. GIACOMO Mini
9) D. FRANCESCO Michi
10)D. PAOLO Mini
A 291 179 c 8
17 novembre 1326 - Rogato Pietro d'Ajuto
6)Giovanni diacono Cardinale di San Teodoro legato della Sede Apostolica,
bramando provvedere alla utilità di Santa Maria di Monte Oliveto,
sapendo che dopo l'accesso ed informazione nel medesimo Monastero
fatta da Adamaro Priore di San Giovanni e da Angelo Priore di
Grossennano da esso deputati veruno dentro il termine prefisso aveva
opposta cosa alcuna all'incontrario, ed anzi i monaci Giacomo di Mino,
Procuratore di Bernardo, Simone di Ture e Mauro di Giovanni,
Procuratori del Capitolo l'avevano supplicato che fosse al detto Bernardo
conferita l'Abbazia, sebbene abbia questa infermità negli occhi e
solamente abbia gli ordini minori, ammette nulla di meno la loro
postulazione ad una tale dignità, che ad esso si appartiene il conferirla,
essendo ora vacante per la rinunzia, che il prenominato Simone Ture a
requisizione del suddetto Convento secondo la consuetudine ne ha fatta in
mano di Filippo da Orvieto vicario di Boso allora Proposto ed
amministratore e adesso Vescovo eletto della Chiesa aretina "la concede al
prefato Bernardo, sperando che egli 'defectum praefatum probitate
suppleat meritorum et quod monasterium ipsum et personae et dona ipsius
sub illius regiminis cura feliciter dante Domino debeat prosperari'.
21 novembre 1326.
L'abate Lugano ha la data del 23 dicembre 1326, mentre come abbiamo
sopra la data è del 21 novembre 1326.
"Iohannes, s.Theodori diac. card. apost. sedis Legatus, Bernardo ab. mon.
s. Marie de Oliveto, ord. s. Benedicti, aretin. dioc. -
Monasterio per cessionem ab. Simonis Ture vacante, prefati conventus ad
quos abbatis electio in illo noscitur pertinere, "te cum sis tantum in
minoribus ordinibus constitutus et patiens in visu defectum, in eorum et
dicti mon. abbatem concorditer postularunt" supplicationes postulationem
eandem admittere. Datis litteris s. Iohannis de Asso et Bentese ac
grossenan. secularium ecclesiarum prioribus, ut ad locum personaliter
accedentes, auctoritate nostra, edictum publice pronuntiarent et
contradicentes causam rationabilem ostenderent; nullus oppositor vel
contradictor apparuit; et Nos volente eiusdem monasterii indempnitatem
providere, "sperantesque quo defectum prefatum probitate suppleas
meritorum et quod mon. ipsum ac persone et bona ipsius sub tui cura
regiminis feliciter, dante Domino, debeant prosperari, postulationem
eandem admittimus gratiose, teque ordinem ipsum expresse professum in
abbatem illius, auctoritate qua fungimur, preficimus iuxta consuetudinem
memoratam, ti "curam et administrationem ipsius in spiritualibus et
temporalibus plenarie committendo. Tu igitur curma sic sapienter
A 291 179 c 9
21 novembre 1326 - Rogato Giovanni diacono Cardinale di S. Teodoro
7) Giovanni di Pietro cittadino senese offerisce se stesso e tutti i suoi beni
mobili ed immobili a Fr. Bernardo del q. Mino Abate di Monte Oliveto,
promettendo ad esso e ai suoi successori ogni riverenza ed obbedienza e di
vivere in perpetua castità secondo la regola di S. Benedetto.
3 settembre1332. Rogato Giovanni del q. Ventura.
BA 332 221 c 1
3 settembre 1332 - Rogato Giovanni del q. Ventura.
8) Fr. Biagio de Ripe Vescovo Gialidense col mezzo del suo testamento
ordina di essere sepolto nella chiesa di Monte Oliveto, alla quale lascia un
suo libro detto Pontificale ed un altro detto Sermonale. Al monastero di S,
Benedetto di Siena lascia un Breviario ed al monastero di S. Bernardo
d'Arezzo lascia un messale, annullando con la presente disposizione ogni
altro testamento e costituendo nel tempo stesso per suo esecutore o Fide
commissario Fr. Bernardo di Mino Tolomei abate di Monte Oliveto che si
trovava esso Biagio nel detto monastero di S. Bernardo d'Arezzo.
3 giugno 1333. Rogato Francesco del q. Ser Baldo vice d'Arezzo.
"Reverendus pater domnus Blasius de Ripe episcopus Gialidensis, per
testamentum suum, mandavit corpus suum sepeliendum apud eclesiam s.
M. de monte oliveto et dare constituit pro remedio anime sue unum suum
librum dictum pontificale dicto mon. s. M. de monte oliveto; et reliquit
loco s. benedicti de senis, eiusdem ordinis, unum suum breviarium et loco
s. Bernardi de Aretio, eiusdem ordinis, unum suum missale et monasterio
s, M. de monte Oliveti, comitat. Sen. unum suum sermonale: ad que legata
exequenda reliquit executorem et fidei commissarium domnum fr.
bernardum domni Mini de Tolomeis de Senis ab. mon. s. M. de monte
oliveto, presentibus reverendo viro dompno Bernardo ab. eiusdem mon.,
et fratre Simone Ture, propre dicti mon.
- Franciscus olim ser Baldi Vive de aretio, not."
BA 332 221 c 2
3 giugno 1333 - Rogato Francesco del q. Ser Baldo.
9) Fr. Bernardo del q. Mino da Siena abate di S. Maria di Monte Oliveto...
elegge Fr. Bartolomeo de Mino in suo Procuratore ad esigere tutto ciò che
a lui appartiene in vigore del lascito di Fr. Biagio vescovo Gialidense.
25 luglio 1333.
(L'abate Lugano sbaglia il giorno mettendo il 15 luglio, mentre è il 25
luglio)
"Sapiens honestus et discretus domnus Bernardus olim domni Mini ab.
mon. s. M. de Oliveto in Acona, constituit fr. Bartholomeum Mini,
monachum dicti mon. procuratorem, ad recipienda omnia bona que
fuerunt venerabilid pastris domni Blasii Dei gratia episcopi Gialidensis,
cuius dictus domnus Bernardus ab. asseruit fidei commissarium esse.-
Actum in ecclesia dicti mon. in loco dicto Acona.
Iohannes olim Venture not.
BA 332 221 c 3
25 luglio 1333 - Rogato Fr. Bernardo di S. Maria elegge
10) Diversi monaci con tutti i nomi offrono se stessi con i loro beni a Fr.
Bernardo:
31 agosto 1336.
BA 332 221 c 5
31 agosto 1336 - Rogato Diversi monaci con tutti i loro
11) Fr. Pietro di Donato Peruzzi, Fr. Gabriele di Giacobino, Fr. Bandino di
Michele, Fr. Cenne di Nicola e Fr. Michele di Sano (o Tano ?) tutti di
Fiorenza e Fr.Antonio di Cristofano da Oliveto, volendo lasciare il mondo
offeriscono a Fr. Bernardo del q. Mino Tolomei, abate di S. Maria di
Monte Oliveto tutti i loro beni mobili ed immobili, promettendo di vivere
in obbedienza e castità perpetua secondo la regola di S. Benedetto.
4 settembre 1336.Rogato Giovanni del q. Ventura.
BA 332 221 c 6
4 settembre 1336 - Rogato Giovanni del q. Ventura.
12) Fr. Bernardo del q. Mino Tolomei col consenso di Fr. Patrizio, di Fr.
Ambrogio, di Fr. Tommaso di Minuccio ed altri eleggono Fr.
Franceschino di Guiduccio, Fr. Bartolomeo di Minoccio e Fr. Simone
Tendi come procuratori che singolarmente o insieme possano
validamente ricevere doni..ecc..
4 settembre 1336. Rogato Giovanni del q.Ventura.
cfr. documento del mandato in A. M.O.M. al 4 settembre 1336 N.4
della cassetta B 12.(Ap. al Reg: IV, d.4).
"Sapiens discretus et onestus vir domnus
- Bernardus olim domini Mini de Tolomeis de Senis, ab. mon. s. M. de
mionte oliveto in Acona, in curia de Chisure comitatus Sen. et aretin. dioc.
de consilio
- fratris Patricii olim Francisci,
- fr. Ambrosii olim Nini,
- fr. Thome olim Minucii,
- fr. Gregorii Vannis.
- fr. Symonis Ture,
- fr. Bartholomei magistri Mini,
- fratri Petri Mei,
- fr. Petri Vochatti,
- fr. Luce Ghinolducci,
- fr. PaoliMinucci,
- fr. Chrstophani Franceschini ser Iacobi,
- fr. Iohannis Vannis,
- fr. Donati Guictonis,
- fr. Antonii, fr. Philippi,
- fr. Taddei Stapherani,
- fr. Bernardi Octolini,
- fr. Paoli Nuti,
- fr. Angeli Mannucci,
- fr. Simonis Doni
- fr. Andree Pannarini,
- fr, Paulini Pauli,
- fr. Venturini Mini,
- fr. Alessi Pucciarelli,
- fr. Petri magiostri Guillelmi,
- fr. Francisci Michi,
- fr. Francisci domni Mini,
- fr. Laurenti Andree,
AV 329 218 c 21
4 settembre 1336 - Rogato Giovanni del q. Ventura.
13) Con il consenso di Fr.Tommaso del q. Mino, di Ambrogio di Nino, di Fr.
Bernardo Ottolini, di Fr. Patrizio del q. Francesco e di altri il Capitolo
elegge un procuratore come delegato per i monaci a Perugia dal Vescovo
nella persona di Fr. Innocenzio del q. Ser Domenico.
4 settembre 1336. Rogato Giovanni del q. Ventura.
cfr. a.M.O.M.( al n. 5.) 4 settembre 1336 . Mandato di procura nella
cassetta B 12. (Ap. al Re. IV, d.5).
"Venerabilis et religiosus vir
1) domnus Bernardus condam domni Mini de Tholomeis de Senis ab.
mon. s. M. de monte oliveto de Acona, comitatus Se., curie de Chisure,
dioc. aretin., de consilio
2) fr. Thome olim Mini,
3) fr.Ambrosii Nini,
4) fr. Bernardi Octolini,
5) fr. Patricii olim Francisci,
6) fr. Gabrielis Iacobini,
7) fr. Iohannis Petri,
8) fr. Martini Mastinalli,
9) fr. Peroççus Martelli,
10) fr. Christofani ser Iacobi,
11) fr.Taddei Stepherani,
12) fr. Dominici Saltini,
13) fr. Andree Pennarini,
14) fr. Venturini magistri Mini,
15) fr. Francisci domni Petri,
16) fr. Augustini Ture,
17) fr. Paulini Pauli,
18) fr. Simonis Tendi,
19) fr. Antonii Stepherani,
20) fr. Iohannis Peruççi,
21) fr. Mattei ser Herrigi,
22) fr. Blasii Iohannis,
23) fr. Iohannis ser Iacobi,
24) fr. Venture Pantani,
25) fr. Pieri magistri Guillelmi,
26) fr.Mactheucci Ducci,
27) fr. Laurentii Andre,
28) fr. Iacobini Presocçi,
29) fr. Restauri Balducci,
30) fr. Cennis Niccolai,
AV 329 218 c 22
4 settembre 1336 - Rogato Giovanni del q. Ventura da
14) (Ap al Reg. IV d.38) 39 c.
"Galleta filius domni Niccoli militis civit. Sen. de domo Ranionum
asserens esse emancipatuum a patre, spontanea voluntate promittit rev.
viro dompno Bernardo condam domini Mini de Talomeis de Sen. ab. mon.
s. M. de Monte Oliveto in curia de Chisure positi, comitatus Sen. et aretin.
dioc., dare in proximis venturis Kalendis mensi septembris apud dictum
monasterium quatuor modios frumenti et decem octo libras bon. den. sen.,
et ab inde in antea quolibet anno in kal. sept. tantundem toto tempore quo
dictus domnus Niccolus stabit in dicto monasterio vel in aliis locis et
membris ipsius: et post eius mortem promittit dare quinquaginta libras
bon. den. sen. Qui domnus Niccolus dicto filio suo Galletta in predicti
omnibus consensit.
- Actum in dicto monasterio, coram magistro Iohanne olim Cini in
grammaticalibus et Bindaccio olim Rosticci, testibus.
- Iohannes not. filius olim Venture de Senis.
19 agosto 1337 - Rogato Iohannes not. filius olim Venture de Senis.
15) Fr. Bernardo del q. Mino di Cristoforo Tolomei abate di Monte Oliveto
con consenso del Capitolo elegge Fr. Innocenzio del q. Ser Domenico in
Procuratore ad agir le liti tanto civili quanto criminali in qualunque luogo
ed avanti qualunque persona.
4 settembre 1338. Rogato Lando del q. Accorso.
"Congregato capitulo monachorum s. M. Montis Oliveti in Acona, curia de
Chisure, de mandato venerabilis patris et domni fr. Bernardi quondam b.
m. domni Mini Christofani de Talomeis de Senis ab., fratres constituerunt
procuratorem fr. Innocente, olim ser Dominici monacum dicti mon..
- Actum in ecclesia dicti mon.- Landus quondam Accursii not.
AV 329 218 c 25
4 settembre 1338 - Rogato Lando del q. Feo Accorso
16) Niccola Ranieri Cav.re senese dona a Bernardo del q. Mino Tlomei
abate di Monte Oliveto tutti i suoi beni mobili ed immobili con i crediti
ancora, che ha con Nello figlio del suddetto q. Mino, provenienti da usura
e da altri consimili modi illeciti ed ogni cosa offre "ad salutem et
remaedium animarum illarum personarum, quibus tenetur aliquid dare et
restituere pro lucro quocumque illicito modo ab eis habito et acquisito".
5 ottobre 1338. Rogato Giovamnni del q. Ventura.
"Niccolaus miles, civis Sen. de domo Ranionum, donat inter vivos
reverendo viro dompno Bernardo domni Mini de Talomeis de Senis ab.
mon. s. M. de monte Oliveti, omnia sua bona et obligationes quas recipere
debet a domno Nello milite olim domni Mini de Talomeis de Senis pro
usuris et ob usuraira pravitatem vel alio illicito modo, volens quod sit ad
salutem et remedium animarum illarum personarum, quibus tenetur
aliquid dare vel restituere pro lucro quocumque illicito modo ab eis habito
et acquisito.
- Actum in dicto mon.
- Iohannes olim Venture not.
BA 332 221 c 7
5 ottobre 1338 - Rogato Giovanni del q. Ventura.
17) Fr. Bernardo elegge per il medesimo effetto e nella riferita maniera Fr.
Gabriele di Luto.
2 maggio 1339. Rogato Giovanni del q. Ventura.
"Congregato gen. capitulo monachorum s. M. Montis Oliveti, de mandato
venerabilis patris et domni fr. Bernardi quondam b. m. domni Mini
Christofani de Talomeis de Senis ab. fratres constituerunt procuratorem fr.
Gabrielem Luti monacum dicti mon.
- Actum in ecclesia dicti mon.
-Iohannes quondam Venture not.
AV 329 218 c 28 ( 26)
2 maggio 1339 - Rogato Giovanni del q. Ventura
Fr. Berrnardo del q. Mino Tolomei abate di Monte Oliveto Maggiore con il consiglio di Fr. Patrizio del q. Francesco, di Fr. Simone, di Fr. Ambrogio di Mino e d'altri elegge Fra Bartolomeo di Mastro Mino in Procuratore ad agire le liti, le cause civili e criminali che il detto Monastero potesse mai avere in qualunque luogo e con qualunque persona.
Rogato Giovanni del q. Ventura. AV pag. 27
18) Franceschino Cantelli da Parma giudice collaterale del Podestà di Siena
sopra le controversie che passano tra Ser Nicola di Ser Vanni Procuratore
di Fr. Bernardo abate di Monte Oliveto e di Tora vedova di Branche
Accarigi, fide commissari di Nello del q. Mino Tolomei per una parte e tra
Ser Domenico di Ser Cecco Procuratore di Galletta e di Nicola dall'altra,
ordina che questi paghino la quarta parte della lite e delle spese, siccome il
detto Ser Niccola fa una tal istanza contro i medesimi, che sono stati
soccombenti nella querela del gravame aventi Niccola giudice collaterale
del Capitano del Comune di Siena e le ragioni dei primi sono in
quell'affare chiarissime.
7 settembre 1339. Rogato Benincasa del q. Mino.
cfr. documento nella cassetta B 12 dell'archivio M.O.M. al 1341 dicembre
13 al n.12).
cfr. a.M.O.M. al n. 1 e al n. 38. : 1337 agosto 19 :
Galletta di Niccolò da Siena attesta di dover versare...non oltre il prossimo mese di settembre.
"Franceschinus de Cantellis de Parma iudex collateralis nobilis et potentis
militis domni (....) de Tabula de Ferraria hon. potest. civit. Sen., in lite
vertente inter ser Nivolaum ser Vannis not. et proc. reverendi viri fr.
bernardi ab- mon. s. Marie de monte oliveto et domne Thore relicte domni
Branche de Acarigiis fidecommissariis testamenti domni Nelli condam
domni Mini de Talomeis et Gallettam et Niccholaum et Dominicum ser
Cicchi not.; qua petiis dictos Gallettam et Niccolaum qui succubuerunt
condemnari in quarta parte, in expensis; condemnat dictos Gallettam et
Niccholaum in quarta parte dicte litis et inexpensis legiptimis. Lata
condempnatio presentibus ser Bartholomeo Ciardini et ser Andrea Fucci,
ser Bartholomeo Ciechi, et ser Simone Nuti not.
Benincasa not. filius olim Mini de Senis, scriba et officialis comunis Sen."
AZ 331 220 c 9,1-2
7 settembre 1339 - Rogato Benincasa del q. Mino
19) 193 P 304 carta 2
Giovanna figlia di Ture del q. Noccio di Torrenieri e moglie di Memmo di Tino di Chiusure, conferma la vendita fatta da suo marito a Fr. Andrea del q. Cenni Sindico di Monte Oliveto di Chiusure.
(In latino originale: Johanna filia Ture, uxor Memmi Tini de Chiusuris...
Andree olim Cennis de ordine fratrum Sancte Marie de Oliveto.
Actum in curia de Chisuris coram Orlando Maffei.
25 ottobre 1339.Ego Francischinus not. filius olim Bordini de Senis)
20) Fr. Bernardo abate del monastero di Monte Oliveto col consenso di Fr.
Simone Ture da Siena e del rimanente Capitolo del detto monastero
elegge Fr: Alessio di Pucciarello d'Arezzo, Fr. Andrea di Cenno da
Gozzano, Fr. Bartolomeo di Nucchezzo Capponi da Fiorenza, Fr.
Venturino di Mastro Mino da Trequanda, Bartolino Capponi da Fiorenza e
Brunellino di Guittone parimente da Firenze per Procuratori in solidum
sopra le liti civili e criminali da agitarsi in qualunque luogo e davanti
qualunque persona, dandogli specialmente facoltà di vendere per il prezzo
di quattrocento fiorini d'oro a Giacomo del q. Vanni di Luppo Antinori, la
metà pro indiviso d'un podere con palazzo posto in S. Pietro di
Monticello, confinante con la strada, con Piero del detto Vanni, con Ser
Ranuccio di Francesco Saputi e col monastero di S. Pietro Minore,
dichiarando inoltre che se Giacomo non lo volesse più comprare, si venda
a Pietro ed altre persone.
30 ottobre1339. Rogato Tomagio del q. Oliverio da Monte Franchi.
"Convocato capitulo mon. s. M. de monte oliveto, de mandato venerabilis
1) patris domni Bernardi ab. eiusdem mon.;
2) fr. Simon Ture de Senis,
3) fr. Benoarius Mini de Florentia,
4) fr. Augustinus Ture de Senis,
5) fr. Thomas Minnari de Senis,
6) fr. Ventura Lapini de valle Marina,
7) fr. Bernardus Optolini de Florentia,
8) fr. Laurentius Andree de Senis,
10) fr. Pernarius Baccii de Florentia,
11) fr. Paulinus Pauli Vannis olim Lippi Antinorii de Florentia
12) fr. Iohannes ser Incepi de Florentia,
13) fr. Blasius Bindoari de Rubeis e Senis,
14) fr. Franciscus domni Pere de Florentia,
15) fr. Iohannes Petruçii de Senis,
16) fr. Zenobbius Locti de Aleis de Florentia,
17) fr. Iovannuççius Iungari (ser Petraculi?) de Florentia,
18) fr. Niccholaccius ser Chimenti de Aretio,
19) fr. Alessander Ardingii de Baris de Florentia,
20) fr.Bonaventura Magii de Aretio,
21) fr. Macteucius Ducii de Brolio,
22) fr. Macteus Landini de Prato,
23) fr. Cecchus Bencivennis de Eugubio
constituerunt procuratores ad omnia agenda
24) fr. Alexium Pucciarelli de Aretio,
25) fr. Andream Cennis de Corçano,
AS 327 216 c 8
30 ottobre 1339 - Rogato Tomagio del q. Oliviero da Monte Franchi.
21) Francesco del q. Nanni di Ser Uguccione da Trequanda, "volens mundum
spernere, relinquere et continentiam et chastitatem servare", cede tutti i
suoi beni e ragioni "nobili et honesto viro Domino Fratri Bernardo de
Tolomeis de Senis, venerabili et dignissimo Abbatri" del monastero di
Monte Oliveto, cioè un pezzo di terra posto nella curia di Trequanda nel
luogo detto Casale, che termina con Donna Millia e con la strada, un
altro....... e finalmente una casa con vari utensili nel castello di Trequanda,
confinante con Bonnerio del q. Lello e con gli eredi di Burgasso,
dichiarando nel tempo stesso Pietro di Mastro Braccino da Trequanda per
darne il possesso in suo procuratore, promettendo in oltre di osservare una
simile obbedienza ad esso Bernardo abate, e a tutti i suoi successori.
13 gennaio 1340.Rogato Francesco di Ser Giovanni Sozzi notaro senese.
"Franciscus olim Nannis ser Uguiccionis de Trequanda, comit. Sen.,
volens omnipotenti Deo Patri et gloriose virgini Marie eius matri in
omnibus complacere et servire et fetorem mundi et ipsum mundum
spernere et continentiam et castitatem servare, libera voluntate, offert se et
omnia sua bona, pro remedio peccatorum, pro anime sue et parentum
suoprum salute, Deo omnipotenti, beate Marie virgini et honesto viro
domno fr. bernardo de Tolomeis de Senis venerabili et dignissimo abbati
mon.s. M. de monte oliveto, ordinis s. Benedicti, promittens omnem
obedientiam et reverentiam et de cetero humiliter exibere et perpetuam
castitatem et honestatem tenere et servare et vivere secondum regulam
beati benedicti et monasterii et ordinis predicti s. M. de monte oliveto.
Actum in mon. supradicto, in claustro eiusdem mon. , coram fr. Iacobo
olim Ghezzi et Niccolo ser Vannis, testibus.
Franciscus filius ser Iohannis Soççi, not.
AF 316 205 c 18
13 gennaio 1340 - Rogato Francesco di Ser Giovanni Sozzi, notaio.
22) Fr. Bartolomeo del q. Mastro Mino da Siena Procuratore del monastero di Monte Oliveto sostituisce nella sua Procura Ser Pietro d'Ajuto, ser Mino di Tinello, Ser Niccolò di Ser Vanni, Ser Guidone di Fozio, Ser Domenico di Buoso, Ser Guccio d'Ugolino e Ser Arrigolo di Paolo.
AV 218 329 carta 29
16 gennaio 1340. Rogato Bartolomeo del q. Jacobino da Siena.
23) Nicola del q. Francesco Patrizi dona a Fr. Bartolomeo del q. Mastro Mino
Procuratore di Monte Oliveto e di Fr. Bernardo abate certe cose, una
oliviera ed un pezzo di terra descritte nel testamento di Ser Bonaventura
disteso da Francesco del q. Cola.
186 H 297 c 40
18 febbraio 1340 - Rogato Francesco del q. Ser Guidone
24) Andrea del q. Tolomeo da Chiusure da il possesso a Fr. Cenni Niccoletti di Monte Oliveto d'un pezzo di terra che già aveva venduto.
192 N 302 cart 2
24 aprile 1340. Rogato Franceschino del q. Bordino.
25)Domenico di Bonaventura d'Ugolino Rettore della Casa di S. Maria della Misericordia di Siena, Fr. Patrizio dell'Ordine di Monte Oliveto e Vanna del q. Francesco vedova di Bonaventura di Gualcherino fidecommissari dello stesso Bonaventura eleggono Ser Manno di Tinello, Ser Andrea di Bindo, Ser Guido di Fazio, Ser Pino di Benencasa e Fr. Bartolomeo di Monte Oliveto per procuratori in solidum sopra ogni lite che possa insorgere a causa dell'eredità del suddetto Bonaventura.
186 H 297 carta 41
15 novembre 1340. Rogato Bartolomeo del q. Lapo da Siena.
26) Duccio e Cecco con Mita sua moglie, figli del q. Spinello Vannuccio e Bindo con Minuccia sua moglie, tutti e due figli del q. Trollio falegname di Siena e Tessa madre dell'istesso Bindo per il prezzo di ottanta fiorini d'oro vendono a Fr. Bartolomeo del q. Mastro Mino sindico di Monte Oliveto un pezzo di terra col bestiame ancora con cose, capannina e claustro posto nella curia di Petroio nel luogo detto pecorile, che da tutte le parti ha la strada; un altro pezzo di terra posto in luogo detto Camprena, che termina con la strada, con gli eredi di Pirozzo con i frati del detto monastero e con gli eredi di Iannuccio.
207 AH 318 carta 9,1
22 novembre 1340. Rogato Niccola del q. Paltonerio cittadino senese
27)Mina di Ture di Giacomo di Fojano moglie di Duccio del q. Spinello e Francesca di Minuccio Ture di Fojano, moglie di Vannuccio di Trollio confermano la vendita fatta di certi terreni nell'istess'anno a dì 22 novembre dai loro rispettivi mariti a Fr. Bartolomeo del q. Mastro Mino sindico di Monte Oliveto.
207 AH 318 carta 9,2
28 novembre 1340. Rogato Nicola del q. Paltonerio, cittadino senese.
28) Fr. Bartolomeo del q. Mino sindico di Monte Oliveto, avendo comprato molti pezzi di terra da Duccio, Cecco, Mita, Vannuccio, Bindo, Minuccia e Tessa, destina Fr. Patrizio di Francesco frate di Monte Oliveto per prendere il possesso in vece sua,
207 AH carta 9,3
27 dicembre 1340. Rogato Niccola del q. Paltonerio, cittadino senese.
29) Cecco di Mino chiamato Bonci procuratore dei suddetti venditori dà il possesso a Fr. Patrizio di Francesco frate di Monte Oliveto dei pezzi di terra comprati dal mentovato Fr. Bartolomeo del q. Mastro Mino sindico di Monte Oliveto.
207 AH 318 carta 9,4
27 dicembre 1340. Rogato Niccola del q. Paltonerio, cittadino senese.
30) Michele di Tano da Fiorenza eletto da Fr. Bernardo abate di Monte
Oliveto in Procuratore per presentarsi alla Santa Sede in Avignone; ad
effetto di esibire colà sotto precetto di S. Ubbidienza certe scritture ed
appellazione interposta dal detto Fr. Bernardo e dal Monastero a Fr.
Innocenzio di Ser Domenico da Siena e a Fr. Simone di Ser Fedicio da
Firenze per motivo della controversia vertente tra Ghinizzone di
Niccoluccio d'Arezzo e Fr. Pietro priore della chiesa di S. Bernardo
d'Arezzo dell'Ordine di Monte Oliveto, protesta nella chiesa di S. Chiara
dello spedale nuovo di Pisa che essendo ivi giunto ha cercato una barca
per andare a quelle parti e che insomma è dispostissimo partire per la
prima occasione e che a lui non si deve imputare per negligenza il trovarsi
ancora in quel luogo.
220 AZ 331 carta 11
cfr. anche documento della cassetta B 12 in A:M.O.M
21 febbraio 1341 - Rogato Romano del q. Giacomo da Pisa
31) Fr. Bernardo del q. Mino Tolomei abate di Monte Oliveto col consenso di
Fr. Simone di Turi da Siena, di Fr. Francesco di Pietro Tolomei, di Fr.
Restauro da Siena, rettore e di altri del Capitolo Generale elegge in forma
amplissima Fr. Pietro di Donato de Peruzzi da Fiorenza in procuratore del
detto monastero di Monte Oliveto e suoi membri, sopra ogni questione e
lite civile e criminale, che possa aversi in qualunque luogo e avanti
qualunque persona.
4 maggio 1341. Rogato Francesco del q. Ser Giovanni Zorzi, cittadino
senese.
Cfr. a.M.O.M. n.. 11.
218 AV 329 c 31
4 maggio 1341 - Rogato Francesco del q. Ser Giovanni Zorzi
Michele di Tano da Fiorenza eletto da Fr. Bernardo abate di Monte Oliveto in Procuratore per presentarsi alla Santa Sede in Avignone; ad effetto di esibire colà sotto precetto di S. Ubbidienza certe scritture ed appellazione interposta dal detto Fr. Bernardo e dal Monastero a Fr. Innocenzio di Ser Domenico da Siena e a Fr. Simone di Ser Fedicio da Firenze per motivo della controversia vertente tra Ghinizzone di Niccoluccio d'Arezzo e Fr. Pietro priore della chiesa di S. Bernardo d'Arezzo dell'Ordine di Monte Oliveto, protesta nella chiesa di S. Chiara dello spedale nuovo di Pisa che essendo ivi giunto ha cercato una barca per andare a quelle parti e che insomma è dispostissimo partire per la prima occasione e che a lui non si deve imputare per negligenza il trovarsi ancora in quel luogo.
21 febbraio 1341. Rogato Romano del q. Giacomo da Pisa.
cfr. anche documento della cassetta B 12 in A:M.O.M n.9) 1340 febbraio 21 Pisa. E' errato l'anno?
32) 11 maggio 1341
Vendite a MOM a Petroio per 600 fiorini d'oro.
207 AH 318 carta 12
33) Bilia del q. Ser Vanni di Ventura da Chiusure col patto che sua vita durante gli siano dati ogni anno per la Madonna d'agosto venti stara di grano, dona a Fr. Pietro di Donato sindico di Monte Oliveto tutti i beni che ella possiede nel luogo d'Ovile nel distretto di Chiusure.
187 I 298 carta 3
9 settembre 1341. Rogato Giovanni del q. Ventura.
34) Fr. Bernardo del q. Mino Tolomei abate del monastero di Monte Oliveto
col consenso di Fr. Patrizio del q. Francesco, di Fr. Simone Ture, di Fr.
Bernardo Ottolini e di altri del Capitolo del detto monastero elegge Fr.
Bartolomeo di Mastro Mino da Siena in procuratore sopra ogni lite che
con qualunque persona e davanti qualunque giudice potesse mai accadere.
218 AV 329 c 33
2 novembre 1341 - Rogato Giovanni del q. Ventura da Siena.
35) Ser Lando del q. Matteo Rettore della Chiesa di S. Angelo a Luco di Chiusure, riconosce e confessa che il monastero di S. Maria di Monte Oliveto in Acona è quello che fu eretto col suo consenso, dichiarando d'esser contento delle grazie e privilegi che ha ricevuto dal Sommo Pontefice dal Cardinal Legato, dal Vescovo d'Arezzo e da qualunque altra persona.
179 A 291 carta 14
18 febbraio 1342. Rogato Matteo di Meuccio.
36) Bruno di Lazzaro da Bettolle a nome proprio e Benencasa di Vanni, come
procuratore ed a nome di Lasia del q. Lenano moglie di esso Bruno
"volentes mundum et mundana relinquere et Deo servire; ipsorum
strepitum et concupiscientiam desinere quia servire Deo nihil est aliud
quam regnare et in continentia et chastitate consistere", essendo con le
mani giunte e genuflessi nel coro avanti l'altare della chiesa di S. Maria di
Monte Oliveto, in presenza di tutto il Capitolo Generale distintamente
nominato, si offeriscono a Fr. Bernardo del q. Mino Tolomei abate
degnissimo, in appoggiati, Commessi ed oblati del medesimo monastero
promettendo l'obbedienza secondo la regola di tali appoggiati,cedendogli
ancora sotto pena di cento fiorini, in caso di revocazione, uno spedale da
lui stesso e sua moglie fabricato ad onore della Beata Caterina vergine,
con sette letti, una casa ed una piazza nel borgo di Bettolle.
205 AF 316 carta 24
2 maggio 1342 - Rogato Ambrogio di Ser Mino
cfr. A.M.O.M. -24. Cassetta 21, mazzo 2, n° 8.
37) Fr. Venturino Procuratore del monastero di Monte Oliveto prende l'attuale possesso dei beni concessi da Bruno del q. Lazzaro da Bettolle, cioè d'uno spedale da lui edificato in onore della Beata Caterina vergine con sette letti.
205 AF 316 carta 25
17 maggio 1342. Rogato Rainaldo di Gerio da Torrita.
38) Fr. Simone da Siena Vicario dell'abate di Monte Oliveto da in affitto a Bindo del q. Nuccio da Castel Mozzo nel contado di Siena un podere di ottanta stara misurato a tavole posto nella curia del detto Castello, con l'obbligo che esso Bindo la lavori, ci ponga la semente ed il bestiame e corrisponda per la festa della Madonna d'Agosto la metà di tutti li frutti al detto Monastero.
295 AF 316 carta 26
30 maggio 1342. Rogato Giovanni del q. Aldobrandino.
39) Dall’archivio di Roma c f.401
In nomine Domini Amen.
Anno Domini millesimoCCCXLII, indictione X die XVII mensi julii.
Appareat omnibus evidenter quod Reverendus Pater Dominus Bernardus
filius quondam Domini Mini Cristophani de' Tolomeis de Senis,abbas
Monasterii, Capituli et Conventus Sanctae Mariae de Monte Oliveto,
comitatus Senarum et Aretinae diecesis faciens in perpetuum cum
parabola, consensu et mente et voluntate fratris Simonis Ture de Senis,
fratris Johannes Ser Dominici de Torvino, fratris Gregorii Vannis de
Senis, fratris Matteucci Duccii de Brolio, fratris Francisci Guiducci de
Treconzano, fratris Pavolini Pavoli de Florentia, fratris Bernardi Ottolini
de Florentia, fratris Laurentii Spigliati de Florentia, fratris Mathei Landini
de Prato, fratris Vannis de Corzano, fratris Cionnis Corde de Florentia,
fratris Johannis Daneri de Senis, fratris Johannis Ser Pavoli de Florentia,
fratris Francisci.....(manca nell'originale) de Trequanda, fratris Stephani
Guictonis de Florentia, fratris Francisci Petruni, fratris Petri de Senis,
fratris Laurentii Neri de Senis, fratris Jovannuzzi Inguini de Florentia,
fratris Marci....de Vulterris, fratris Restori pictoris de Senis, fratris
Jacobuccii Domine Bone de Florentia, fratris Venturini Mignorini de
Trequanda, fratris Basilii de Aretio \monachorum et fratrum suorum et
dicti monasterii et Conventus et capituli Beatae Sanctae Mariae de Monte
Oliveto predicto comparuerunt inde monaci et fratres monasterii, Capituli
et Conventus membrorum dicti loci, una cum reverendo Patre Domino
Bernardo Abbate predicti loci, monasterii, Capituli et monachorum dicti
loci, de sancta Maria de Monte Oliveto predicto, qui sunt duo partes et
ultra monachorum et fratrum dicti conventus, Capituli dicti loci,
convocati,coadunati et congregati in Ecclesia Sanctae Mariae de Monte
Oliveto predicto, ubi morantur et soliti sunt facere capitulum et
Conventum et congregationem et Consilia pro dicto Capitulo et Conventu
dicti loci, more solito, ad sonum campanae comnvocati, congregati pro
utilitate et commoditate dictorum capituli et Conventus et ipsorum fratrum
et Monachorum dicti loci, omnes simul concorditer et nemine discordante
simul ad invicem inter eos pro evidenti utilitate et commoditate dicti
Capituli et Conventus dicti loci, omnes simul ad invicem fecerunt,
constituerunt atque ordine eorum et cuiusqumque eorum et dicti Capituli,
Conventus dicti loci et Monasterii predicti omni vi, iure et modo quibus
melius fieri possunt, fratrem Bernardum Optolini de Florentia, fratrem et
monachum dicti monasterii et loci de ordine fratrum et Monachorum dicti
Monasterii presentium et recipientium dicti capituli et Conventus et
Monasterii et eorum et cujuslibet eorum et dicti Capituli et Conventus
dicti Monasterii, Sindicum et procuratorem, actorem factorem et certum
nuntium specialem et negotiorum gestorem ad disponendum pro eis
17 luglio 1342 - Rogato Ser Johanne Martini-Roma
40) Bernardo e Giovanni del q. Piero di Chiusure per il prezzo di sette lire
monete di Siena, vendono a Fr. Andrea procuratore di Monte Oliveto un
pezzo di terra lavorativo e boschivo posto nella curia di Chiusure nel
luogo chiamato Gorgoni, che confina con i beni del detto Monastero e con
il Vallone di Segareno.
187 I 298 c 4
1 settembre 1342 - Rogato Bartolomeo del q. Cola
41) Fr. Venturino del q. Mastro Mino di Trequanda procuratore di Monte
Oliveto dà in affitto per un anno a Goro di Giovanni di Bernardo da
Chiusure un pezzo di terra lavorativo posto nel distretto di Chiusure nella
contrada chiamata el Caggiuolo, che termina con la strada, con Nardo di
Rusticuccio, con gli eredi di Ghino di Rado e col Vallone; ed un altro
boschivo posto nell'istessa curia nella contrada chiamata la Selve, che
termina con li frati di Monte Oliveto, con Ghinuccio di Bartolo, con
Barbalino di Mico, con Guccio di Pace, e col Vallone, obbligandolo a
corrispondere per la Madonna d'Agosto 12 stara di frumento.
5 ottobrre 1342. Rogato Bartolomeo del q. Giacomino.
187 I 298 c 5
5 ottobre 1342 - Rogato Bartolomeo del q. Giacomino
42) Fr. Venturino suddetto notifica alla moglie di Ser Nerio da Siena, come il Monastero possiede i consaputi terreni e gli intima a non entrare in essi e di non farvi novità veruna, protestando che altrimenti essa facendo, sarebbe ciò riputato ingiuria, forza, violenza e gravame.
187 I 298 carta 6
17 ottobre 1342. Rogato Bartolomeo del q. Giacomino.
43) Cecco del q. Guglielmo d'Avena nel contado di Siena, con Cecca sua
madre e Mina sua moglie per il prezzo di sei fiorini d'oro vende a Fr.
Bernardo del q. Ottolino procuratore e monaco di Monte Oliveto un pezzo
di terra con Olivi posto nella curia di Chiusure nel luogo detto Oliveto,
della contrada di Cristena, che confina col detto Monastero, con Menico di
Tino e colla strada.
11 gennaio 1343. Rogato Giovanni di Ventura.
187 I 298 c 8
11 gennaio 1343 - Rogato Giovanni del q. Ventura
44) Andrea del q. Bianchi da Betttolle dona a Fr. Venturino del q. Mastro Mino sindaco e procuratore di Monte Oliveto un pezzo di terra posto in quel distretto nel luogo detto Copa che da due parti ha la chiesa di S. Brizio, da una i Figli del conte Bino, e dall'altra gli eredi di Guittone; un pezzo di terra posto nel luogo chiamato Piscinali che termina con gli eredi di Laro, con gli eredi di Guittone, con la strada pubblica e con il comune di Bettolle; un altro luogo detto Civinelle, che confina con gli eredi di Landino di Novaldo e con gli eredi di Guittone; e finalmente un ortaglia vicino al borgo di Bettolle, alla strada pubblica, agli eredi di Lando ed agli eredi di Vago di Cuccio.
205 AF 316 carta 27
8 aprile 1343. Rogato Giovanni del q. Ventura.
45) Fr. Bernardo del q. Mino Tolomei, Abate, con il consenso di Fr. Patrizio,
di Fr. Simone Ture e di altri del Capitolo di Monte Oliveto elegge Fr.
Bernardo Ottolini da Firenze per procuratore ad effetto di vendere a Ser
Errigo del q. Feo o a qualche altro la metà pro indiviso di una casa posta
nel popolo di Santa Reparata, e di S. Lorenzo nella strada de Spadari e da
tre lati con lo stesso Ser Errigo.
216 AS 327 c 10
23 aprile 1343 - Rogato Giovanni del q. Ventura
46) Bartolomeo del q. Forestano cittadino e mercante senese, vende per il prezzo di dugentoquarantacinque lire moneta di Siena a Fr. Pietro di Donato di Montre Oliveto Maggiore una casa ed un pezzo di terra posto nella curia di Chiusure nel luogo detto Cristena, che confina con la strada e con la chiesa di S. Stefano d'Ovile; un altro pezzo posto nell'istesso sito, che confina con la strada e con gli eredi di Ghino; un altro che confina con i medesimi e con Cecco di Giullino; un altro posto nel luogo detto Casa Marti, che confina con Billia di Ser Vanni.
187 I 298 carta 10
26 giugno 1343. Rogato Nicola del q. Paltonerio.
47) Pietro del q. Giovanni di Bettolle e Guiduccia sua moglie, per il prezzo di cinque lire vendono a Bruno del q. Lazzaro procuratore di Monte Oliveto o sia dello spedale di S. Caterina di Bettolle una piazza posta in quel borgo, vicino da due parti alli beni dello Spedale.
205 AF 316 carta 29
17 luglio 1343. Rogato Rinaldo di Gerio di Torrita.
48)Memmo del q. Tino di Chiusure Procuratore di Bartolomeo Forestani dà il possesso, a Fr. Venturino del q. Mastro Mino sindico di Monte Oliveto Maggiore, della Casa e vari pezzi di terra posti nella curia di Chiusure nel luogo detto Cristena, secondo esigeva la propria incombenza.
187 I 298 carta 2
12 agosto 1343: Rogato Giovanni del q. Ventura.
49) Francesco Rettore della chiesa di S. Angelo de Luco di Chiusure per
supplire alla perdita dell'Istrumento, con cui Lando suo predecessore,
aveva acconsentito che la religione in onore della B. Vergine approvata da
Guidone Vescovo d'Arezzo di buona memoria allora vivente in
comunione ed obbedienza con la S.Sede e graziata non meno da esso che
dalli di lui successori e da Giovanni Cardinal Legato di S. Teodoro fosse
fondata col Monastero nel luogo opportuno d'Acona della diocesi aretina
ad istanza di Fr. Venturino da Trequanda procuratore di Fr. Bernardo
abate e del Capitolo di Monte Oliveto, ad effetto che di ciò rimanga un
perpetuo monumento, anche a nome dei suoi successori acconsente e
solennemente rinnova quanto è stato operato dal detto Lando ora presente,
confessando che da questo non ne vien generato alla sua chiesa alcun
pregiudizio, ma grandissimo vantaggio, mentre l'Abate e i monaci
risplendono con vita lodevole "et morum honestate decora, de virtute
ambulantes in virtutem, concedente altissimo exercentes, semen eorum
cadens in terram bonam, iam non tantum sibi, sed et aliis Xtifidelibus,
fructum plurimum attulit salutarem et positi speculi aliorum exemplar
singularis vitae exibuerunt, et ducatum in via praestante omnibus
cupientibus ad bona progredi sempiterna".
179 A 291 c 15
1 settembre 1343 - Rogato Donato del q. Pesso (=Becco)
50) Cecco del q. Nanni d'Avena nel contado di Siena confessa d'aver ricevuto da Fr. Simone di Ture Procuratore di Monte Oliveto trenta lire che il detto Monastero gl'aveva promesso per la dote di Vanna figlia di Nuccio sua moglie.
228 BI 339 carta 21
15 settembre 1343. Rogato Tomagio del q. Uliverio.
51) Bice figlia del q. Savena vedova di Sozzino, col consenso di Sozzino suo
figlio vende per il prezzo di dugento cinquanta fiorini a Fr. Bernardo
Ottolini di Firenze Sindico di Monte Oliveto trenta sei stara di terreno a
semente posto nella curia di Bettolle nel luogo detto Campo Mattesi
confinante da due parti con la via.
205 AF 316 c 30
11 dicembre 1343 - Rogato Nicola del q. Paltonerio
52) Andreuccio del q. Valentino di Bettolle per il prezzo di trentanove lire vende a Fr. Giacomino del q. Cennino (47/2)procuratore di Monte Oliveto tre pezzi di terra di quattro stara e mezzo e cinque tavole posti nella curia di Bettolle nel luogo detto Colle Franciano, che terminano con Puccianino di Naldo chiamato Magagnino, col detto Andreuccio e con la via del Comune.
205 AF 316 carta 31
!5 maggio 1344. Rogato Giovanni del q. Ser Ildobrandino.
53) Viviano da Siena Pievano della chiesa di S. Agata d'Asciano e vicario
generale di Boso Vescovo d'Arezzo, avendo a requisizione di Fr.
Venturino di Mastro Mino, sindico e procuratore di Fr. Bernardo Abate e
del Capitolo di S. Maria di Monte Oliveto esaminato lo stesso Fr. Patrizio
del q. Francesco Patrizi e Donato Mirancio canonico aretino ed avendo
ancora conosciuto dal Processo ora fatto a tenore degli articoli esibiti nel
giorno otto dal detto Procuratore, che sotto il 1319 a dì 26 marzo Guido
Vescovo d'Arezzo di buona memoria, allora in comunione della S. Madre
chiesa, dopo l'istituzione del prefato Collegiato Monastero da reggersi
dall'abate e monaci, aveva ordinato a D. Giovanni d'Arezzo, monaco del
monastero del Sasso dell'ordine di S. Benedetto, suo vicario di creare i
nuovi monaci di quel luogo, che cantava questi la messa nella chiesa detta
SS.ma Trinità fuori delle mura, dove era una copiosa moltitudine di fedeli
aveva dato, tre giorni dopo, con le solite benedizioni, la cocolla bianca e
l'abito monacale alli due suddetti e ad Ambrogio del q. Mino da Siena
come gli altri genuflesso, che aveva ricevuto la rinunzia di essi all'anno di
Probazione e la loro professione di castità, povertà, obbedienza e
perseveranza dandogli la regola di S. Benedetto, che tali nuovi religiosi
avevano sempre anche in pubblico portato l'abito dei professi, che come
tali erano stati reputati da ogn'uno, secondo è la pubblica voce; e che il
tutto appariva per Istrumento di Ser Guadagno e d'altri notari. Rinnova
con la presente dichiarazione detta verità delle suddette cose tutti quei tali
documenti, che si sono perduti, per la mancanza de quali, si teme, che
alcuni possano detrarre la buona fama, pace e quiete del Monastero e dei
monaci.
179 A 291 c 16
31 maggio 1344 - Rogato Agostino del q. Finoccio d’Arezzo.
54) Agnolino del q. Vagio da Bettolle, vende per il prezzo di trenta sei fiorini d'oro a Fr. Pietro di Donato Peruzzi da Fiorenza Procuratore di Monte Oliveto un pezzo di terra posto nella detta curia nel luogo chiamato el Doccio, confinante con Molate Piccolomini, con gli eredi di Filippo Conti, con la via e con Martino di Ser Pietro..
205 AF 316 carta 32
14 luglio 1344. Rogato Fuccio del q. Chino.
55) Binda moglie di Giovanni di Mone di Petroio e figlia di Pannuccio acconsente alla vendita fatta dal suo marito a Fr. Simone Procuratore di Monte Oliveto d'un pezzo di terra posto in quella curia nella contrada di Petretti(o Petroio?) che termina col detto monastero, con Cenni e con la via.
207 AH 318 carta 28
21 giugno 1345. Rogato Pietro di Ser Truffa.
56) Ser Pietro del q. Guccio cappellano di Rofeno, dà a Nevio del q. Dino d'Asciano , imposta da Clemente VI in sussidio della Terra Santa sei lire per la prima paga del secondo anno della suddetta decima della quale esso Nevio protesta non esserne contento, mentre a tenore della tassa fatta all'abbazia di Rofeno, deve in tutto dieci lire.
200 Z 311 carta 27,2
5 novembre 1345. Rogato Donato del quondam Beco d'Asciano.
57) Niccola del q. Bandino da Siena Potestà di Massa arbitro eletto assieme col Venerabile Padre Fr. Bernardo Tolomei abate di Monte Oliveto, da Matteo di Bindo Pignatta, e da Bindo suo figlio per una parte, e da Larina del q. Pietro di Ciano futura moglie di Bindo dall'altra a causa delle controversie insorte in materia della dote da pagarsi al detto Matteo di Bindo, ripone tutta la sua abilità nel detto Fr. Bernardo, essendo esso Nicola impedito da altri interessi spettanti al suo uffizio.
228 BI 339 carta 25
24 gennaio 1346. Rogato Giacomo del q. Ser Bondo.
58) Mastro Miniato medico figlio del q. Moccio di S. Miniato, col mezzo del suo testamento comanda di esser sepolto nella chiesa di S. Caterina in S. Miniato... chiama erede e lascia i due terzi della sua eredità "alli Frati di Monte Oliveto," con l'obbligo di erigere fra due anni una chiesa in S. Miniato ed uffiziarla. Spiegandosi, che quando dalli detti frati non si accettasse questa condizione, le dette due parti siano devolute alli frati di S. Agostino ed alli poveri.
183 E 295 carta 1
29 aprile 1346. Rogato Scarlatto di Guardo di S. Miniato.
59) Toto del q. Cheluccio della Selva maggiore nella curia di Chiusure, dispone col mezzo del suo testamento d'esser sepolto nel monastero di Monte Oliveto. Lascia dieci lire per la celebrazione delle messe, una torcia, trenta lire per vestire molti poveri, una torcia del valore di quaranta soldi alla canonica di Grossennano, un'altra di venti soldi alla chiesa di S. Angelo a Luco, un'altra dello stesso valore alla chiesa di S. Stefano d'Ovile, un'altra consimile alla chiesa di S. Leonardo, ed un'altra alla chiesa di S. Pietro di Grè. Lascia da restituire venti soldi a quelli de quali sono informati Chello e Meo suoi figli e Lagia sua moglie, alli poveri 10 lire e tanto pane per due anni, secondo che sembrerà espediente alli suoi Fidecommissari; a Cristofera e Giovanna sue nipoti in tutto trecento lire per la loro dote, alla detta Lagia l'usufrutto d'ogni cosa, ogni qual volta voglia stare con i figli.
228 BI 339 carta 27
27 settembre 1346. Rogato Fr. Stefano del q. Ser Coppie da Prato, frate di Monte Oliveto.
60) Fr. Paolo di Ser Filippo Monaco e Procuratore di D. Giona abate del monastero di Roffeno da a Nevio del q. Bino d'Asciano sotto collettorre della Decima triennale imposta da Clemente VI in sussidio della Terra Santa sei lire per la prima paga del terzo anno della suddetta decima triennale, delle quali esso Nevio protesta non esserne contento mentre a tenore della tassa fatta all'abbazia di Rofeno, deve in tutto dieci lire.
200 Z 311 carta 27,4
6 novembre 1346. Rogato Donato del q. Beco d'Asciano.
61) Viviano da Siena Rettore della Pieve di S. Agata in Asciano e Vicario di Boso Vescovo d'Arezzo, richiede a Ser Pavolo Rettore della chiesa di S. Maria di Bettolle di poter vendere a Fr. Pietro sindico di Monte Oliveto un pezzo di terra in quella curia confinante con gli eredi di Bino Conte di Petroio con gli eredi di Tono Pecorari, con la via del comune, e colli beni del detto monastero; ed ancora un Casalino nel borgo di Bettolle vicino alla via del Comune ed a Monte Oliveto, e ciò per sodisfare Ser Fuccio di Lucignano che gl'aveva prestato cinquanta fiorini per sostenere le ragioni della di lui chiesa contro le pretenzioni de Ser Bartolomeo di Biagio da Cortona.
205 AF 316 carta 33
22 novembre 1346. Rogato Agostino del q. Finuccio d'Arezzo.
62) Giovanna e Bartala figlie del q. Vannuccio di Ser Giovanni Ventura
notaro di Chiusure, Nicolò del detto Ser Vanni e Fessa del q. Goro di
Filippo, vedova del nominato Vannuccio, per il prezzo di cento lire
moneta di Siena, vendono a Fr. Simone di Ture, che ha pagato col proprio
denaro, con quello del monastero di Monte Oliveto e con quello di Fr.
Bernardo Abate, un pezzo di terra posta nella curia di Chiusure nel luogo
detto Cojallo, che confina con Antonio di Meo (Tolomei), col detto
Monastero, col Vallone e con la strada e costituiscono Puccio di Piero per
loro procuratore, ad effetto di darne giuridicamente il possesso.
191 N 302 c 3,1
5 febbraio 1347 - Rogato Tomagio del q. Uliviero
63) Puccio suddetto procuratore della prefata Giovanna e Bartala, dà il possesso del medesimo pezzo di terra a Fr. Venturino di Mastro Mino di Trequanda sindico di Monte Oliveto.
191 N 392 carta 3,2
5 febbraio 1347. Rogato Tomagio del q. Uliverio.
64) Domenico del q. Martino Coletti di Caggiatro nella contrada di Chiusure
col consenso di vari suoi prossimi parenti e per il prezzo di quattro lire
moneta di Siena, vende a Fr. Jacomuccio Cennini procuratore di Fr.
Bernardo abate di Monte Oliveto un pezzo di terra posto nella curia di
Chiusure nel luogo di Caggiadro e precisamente nel sito detto egliamoni
che termina con Meo di Guccio, con gli eredi di Forestano e con la strada.
10 febbraio 1347. Rogato Tommaso del q. Uliverio.
187 I 298 c 13
10 febbraio 1347 - Rogato Tommaso del q. Uliviero
65)Mino del q. Pietro Tolomei da Siena.....con altri si dichiarano debitori..
228 BI 339 carta 29
13 maggio 1347. Rogato Petro del q. Torbanghi
66) Memmo del q. Tino da Chiusure col consenso di Nuccio suo fratello
vende per il prezzo di trenta lire a Goro del q. Lando Ragnoni un pezzo di
terra posto nella medesima curia nel luogo detto Ovile, che termina con la
strada, con Parigio di Martino e con gli eredi di Giovanni di Bernardo,
costituisce Giovanni di Meo in suo procuratore ad effetto di dargliene
l'attual possesso e finalmente si obbliga, che Giovanna sua moglie fra
quindici giorni approvi il presente contratto.
I 298 187 c 12
4 dicembre 1347 - Rogato Guglielmo del q. Mone
67) Pannuccio del q. Botorone di Petroio,oblato di Monte Oliveto dona, e dà l'attual possesso a Fr. Venturino da Trequanda procuratore del detto monastero d'un pezzo di terra posto nella curia di Petroio nel luogo detto Carraja, che confina con Bindo di Nerotto e con due strade. Di un altro detto Montebbi che termina con Giaconimetto di Marco colla strada, con Nevio di Nevio e col Vallone e finalmente d'una casa che è in Petroio e che ha vicino la strada, gli eredi di Bardino Bardi e Giovanni di Mone.
297 AH 318 carta 19
9 dicembre 1347. Rogato Ventura del q. Ranuccio di Siena.
68) Fr. Franceschino di Guiduccio da Trecozzano abate di Monte Oliveto, assieme col suo Capitolo espressamente nominato, elegge Salvuccio d'Asciano in procuratore sopra qualunque lite da agitarsi in qualunque luogo e con qualunque persona, e generalmente a fare ogni atto, che è connesso con questo uffizio.
230 BL 341 pag.1
16 ottobre 1348. Rogato Lando del quondam Accorso d'Arezzo frate di Monte Oliveto ed avanti l'ingresso nella Religione, notaio.
69) Fr. Lando del q. Feo Accorsi d'Arezzo frate e scriba, notaro e giudice ordinario prima che si facesse religioso, incomincia un libro autentico, cioè PROTOCOLLO, chiamato ancora "Libro delle Abbreviature", in cui si contengono molti Istrumenti, quali tutti appartenenti alla religione Olivetana, che trattano d'Atti Capitolari sia di tutta la Congregazione che del Monastero di Monte Oliveto e di qualche altro a lui soggetto, di compre, vendite, donazioni, testamenti, affitti, vestizioni, Professioni, Elezioni, Procure, Istanze, appellazioni, apprendimento di possesso e di rifiutazioni di eredità, monasteri, chiese, case ed altri Beni.
I suoi continuatori sono stati Fr. Giacomo del q. Paolo Naboni, chierico della diocesi di Soana e Fr. Giovanni di Matteo da Orvieto, anch'essi frati di Monte Oliveto e notari e giudici creati avanti d'entrare in religione.Questo libro non eccede il 1398, è veramente aureo ed uno de più rimarcabili che si ritrovi nel suddetto monastero. Vi è un indice di poco merito, fatto da moderno soggetto di cui è stata veramente eccessiva la libertà nell'avere scritto in quelle medesime carte, di sì spettabili antichi autori.
San Benedetto a Porta Tufi a Siena (1322 – 1348)
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Già esisteva vicino e fuori porta Tufi una chiesa dedicata a San Frediano, costruita circa l'anno 797 da Donna Maria Bisdomini, come appare nelle Cronache di Siena nei manoscritti presso gli Eredi dell'eruditissimo Signor Umberto Benvoglienti. a foglio 24.
Il primo monastero che fu accettato dal beato Bernardo Tolomei fu quello di San Benedetto a Porta Tufi fuori di Siena, nell'anno 1322, lo aveva messo a disposizione Bonaventura di Valcherino (o Gualcherino), gentiluomo terziario francescano e in seguito rettore dello spedale della Casa della Misericordia. Lui stesso aveva cominciato a fabbricarlo, fuori di porta Tufi, e fu intitolato a S. Benedetto.
I monaci di S. Benedetto godettero ben presto di tanta stima, che fin dai primi tempi, fu introdotto presso il Comune l'uso d'invitarne due per assistere alle periodiche elezioni dei magistrati della Repubblica.(Così dice il Lancellotti, op. cit. p.117)
Il 31 ottobre 1338 annotiamo l' Intervento dei monaci di Monte Oliveto e di S. Benedetto di Siena per difendere i propri diritti a riscuotere la "quarta mortuorum", davanti all'autorità vescovile. (Reg. Oliv. I,11).
L'edificazione delle mura di Siena e sviluppo cittadino nei primi decenni del '300.
Proprio nei primi due decenni del trecento, data la prosperità della città e il suo notevole incremento demografico, si dette l'avvio ad un progetto grandioso, il maggiore in estensione di tutta la storia senese, che oltre a borghi nuovi, incluse anche estesi spazi verdi che potevano consentire una maggior autonomia in caso di assedio e soprattutto offrissero zone vergini allo sviluppo edilizio.
Le ragioni della costante espansione della città in atto agli inizi del Trecento sono da ricercarsi quindi negli effetti dell'immigrazione, alla quale probabilmente dettero un non piccolo contributo gli operai incaricati dei nuovi lavori della fabbrica del Duomo, della sistemazione stradale, della manutenzione delle fonti, della costruzione del palazzo Comunale e di tutti quei lavori di pubblica utilità che caratterizzarono il governo dei Nove.
L'incremento demografico e l'espandersi dell'area urbana acquistano un particolare interesse inquadrati nella totalità della vita economica senese del Trecento.
L'aumento della popolazione documentata per i primi decenni del secolo, coincise infatti a Siena con un incremento della produzione industriale, soprattutto nella produzione e lavorazione laniera, con la possibilità di invenire numerosa la mano d'opera e quindi a prezzi più bassi e con un notevole sviluppo della domanda interna.
Del 1323 sono le mura nel tratto di Val di Montone, con la sistemazione della porta nel 1326, anno in cui avvenne anche la progettazione generale di tutto il nuovo tracciato di mura, dalla porta di Ovile a quella di San Marco, quindi da Follonica fino a sant'Agostino, porta Tufi.
Era un progetto di largo respiro che veniva ad ampliare la città e ad offrire nuovi spazi urbani verso sud, sud-ovest. Non era solo il Comune che programmava questo tipo di espansione, ma era la popolazione stessa a non sentirsi sufficientemente sicura dal lato di Camollia che non era protetta da solide mura, mentre se pur all'esterno alle mura, si formavano insediamenti proprio a sud, con un senso di tranquillità e prosperità là dove la città si apriva verso la soggetta Grosseto e verso la Maremma, dalla quale si incoraggiava addirittura l'immigrazione.
La testimonianza diretta di frequenti richieste di cittadinanza presentate da abitanti del contado al Consiglio della Campana, come pure, le registrazioni di nuove case nella Tavola, trovano risposta nel 1329 con la facilitazione offerta dal Comune, relativamente verso i meno abbienti, con la modifica del sistema di tassazione dei nuovi cittadini.
Infatti per statuto ogni nuovo cittadino, all'atto della presentazione della richiesta di cittadinanza, doveva impegnarsi alla costruzione di una abitazione propria del valore di almeno 100 lire nella città o nei suoi borghi, e questo provvedimento certamente riusciva ad evitare la lievitazione degli affitti che sarebbe seguita alla maggiore richiesta di alloggi ed allo stesso tempo si operava così una sorta di selezione dei nuovi cittadini.
Ecco poi l'espansione anche nel borgo di San Maurizio, il borgo di Abbadia Nuova, e in questo senso la costruzione di questa cinta trecentesca sembra voler almeno in parte precedere lo sviluppo anche urbanistico di questo territorio, quasi a ventaglio lungo la direttrice esterna di ciascuna delle porte.
Proprio nei primi due decenni del trecento, data la prosperità della città e il suo notevole incremento demografico, si dette l'avvio ad un progetto grandioso, il maggiore in estensione di tutta la storia senese, che oltre a borghi nuovi, incluse anche estesi spazi verdi che potevano consentire una maggior autonomia in caso di assedio e soprattutto offrissero zone vergini allo sviluppo edilizio.
Dopo l’arrivo a Siena dei monaci di Monte Oliveto, invitati nel 1322 da Bonaventura di Gulcherino, cognato di Fra Patrizio Patrizi, persone devote e parenti di nuovi giovani monaci sostennero lo sviluppo del nascente monastero con donazioni e lasciti testamentari, che dal 1322 al 1688 possediamo per transunto ed elencati in numero di 32 atti notarili
DOCUMENTI DI SAN BENEDETTO A PORTA TUFI
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Qui poniamo solo i documenti del tempo di San Bernardo, che provengono anticamente dal monastero di San Benedetto di Siena a Porta Tufi, e che si trovano citati e in transunto trascritti nel volume manoscritto da Don Ippolito Piccolomini nel 1774 per il monastero di San Benedetto e ai quali si fa riferimento anche nelle descrizioni in ordine alfabetico UU nello stesso .
1319 - Ser Guadagno notaro. Donazione del podere di Acona
1319 - Ser Guadagno notaro. Donazione del Podere di Melanino.
B 1
B 2
B 3 1339 12 01 : Ego domina..filia de Sancto..
B 5 - Ser Giovanni del già Ser Ranucci di Ventura Eredità di Ser
Sozzo per fra Girolamo(Cerbaia-Rasa di Sovicille).UU f.42 fac.2
B 6 1339.08.07 : Donazione di 125 moggia di grano. Atto fatto nel chiostro di San Benedetto.
1338 - Guido del già Vanni detto il Porco UU f. 43
Ecco la descrizione dei documenti:
1338 Eredità di Ser Sozzo per Fra Girolamo B 5 UU a fo 42 fac 2
Pervenne al Monastero di San Benedetto l'eredità di Ser Sozzo mediante la persona di Fra Girolamo monaco, avendo il monastero suddetto preso il possesso di un pezzo di terra, vigna e bosco con Casa, Capanna e cisterna in Corte di Cerbaia detto Rasa, confinante da due parti la via e da altra Mignanello d'Andrea Mignanelli, sotto rogito di Ser Giovanni del già Ser Ranuccio di Ventura, come al Contratto sciolto in Cartapecora segnato B.5 ed al Libro segnato UU. a fo. 42 fac. 2.
La sopraddetta possessione non si possiede dal Monastero nè se ne trova la vendita.
Ser Giovanni del già Ser Ranucci di Ventura.
1339/8/7 Donazione di grano: 125 moggia B 6 - UU f. 43
Nell'anno 1338 Misser Niccolò del già Giotto de Ragnoni donò al Monastero di San Benedetto moggia centoventicinque di grano cedendo tutte le ragioni delle medesime, che gli potevano competere e gli si competevano contro Galletta suo figliolo emancipato e che detto suo figlio lo doveva dargli per tutto il tempo di sua vita dei frutti e rendite di certe possessioni poste nella Corte del Sasso di Maremma, sotto rogito di Guido del già Vanni detto il Porco, come appare al Contratto sciolto in carta pecora segnato B. 6 ed al Libro segnato UU a fo. 43.
"Ego dominus Niccolaus miles filius quondam Grotti de Ragnonibus de Senis per me ipso et omni jure via et in quibus possum tantum donationis inter vivos. Ita per aliqua ingratitudine vel offensam vel alio modo renueri non possit plene libere et simpliciter do et dono vobis fratri Bareta Comes Mini de ordine fratrum Sancte Marie de Monte Oliveto prope senas recte et stipulanti pro domino Abbate monasterio Capitulo conventu et fratribus Sancte Marie de Monte Oliveto et eorum fraturm vice et nomine nominum infrascriptorum et ex eorum et totum do cedo et concedo vobis... dictum est et in dictum dominum abbatem Monasterii Capituli Conventus et fratrum per ..omnia et singula jura et actiones et petitiones et pignora obbligationes reales et principales...directas tacitas ex expressas sine mixtas et omnes alias que et quas...
..mediorum frumenti boni puri et necti ad rectum starum comitatus Sen. sine malitia de summa et quantitate eorum usum fructuum reditum sen. proventum quod dictus Galletta in dare et tradere tenetur debet et promisit toto tempore vite sue per usum fructum et reditum..et possessiones posite in castro Sassi Umbronis comitat Sen. et dicte curie. Pérout de pactis latius dicitur...
..Preterea ego notarius infrascriptus percepi nomine Ture et...sta. sen. dicto domino Niccolao donationis prope...predicta omnia et singula confiteor per hoc instrumentum et omnia singula observar. de ipso abbati fratribus Monasterio Capitulo et Conventu Sen. is per singula vel singuli consensuit et promisuit in...
Actum in claustro sancti Benedicti Sene de Monte oliveto posito extra portam de Tufis prope Senas coram fratre Ristoro Balducci, fratre Bencivenne, Johannis de dicto ordine, Magistro Lando Magistri Cennis et Salvi Accorsini tantum presentibus et rogatis.
Ego Guido not. filius quondam Vannis vocatus Porci predictis omnibus interrogatus et ea rogatus...
Guido del già Vanni detto il Porco.
Sant’Anna in Camprena – Siena 1324- 1334
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Fin dal 1324, a circa quindici chilometri da Monte Oliveto Maggiore, madama Uguccia, vedova di Messer Ranuccio dei Ragnoni, entrambi senesi, donava agli Olivetani il suo palazzo e fortilizio in Camprena, presso Pienza (allora ancora Corsignano), perché facessero un monastero dedicato a Sant'Anna.
Fu accettata l'offerta, ma, per la pochezza della rendita, non poterono i monaci trapiantarsi colà se non dopo vari anni. Più tardi nel 1334, vi fu posta una famiglia se pur piccola.
Il 4 maggio 1347 è Priore Fra Taddeo Stefani di Firenze.
SAN BERNARDO DI AREZZO 1333
Si dice che Carlo Magno, essendo venuto ad Arezzo ed avendo veduto ridotto a postribolo l'antico e distrutto Anfiteatro romano, situato tra il fiume Castro e la chiesa di S. Donato, ne fece dono a questa per redimerlo da tanta vergogna; e poi per migliorarne ancora le sorti, il vescovo Guido lo cedette al Fondatore di Monte Oliveto. Forse il Tarlati destinò realmente quel luogo agli Olivetani, ma data la ribellione di lui incominciata poco dopo, non se ne fece nulla in quei primi anni e soltanto nel 1333 il luogo fu comprato dal Tolomei, che vi fece edificare chiesa e monastero in onore di S. Bernardo.
Il Vescovo di Arezzo Guido Tarlati chiamò in questa città i Monaci di Monte Oliveto nel 1332, ma l'apertura del monastero si poté fare più tardi.
Atti rogati nel monastero di San Bernardo:
(I numeri di riferimento messi accanto corrispondono al fondo dell’archivio di Stato Notarile antecosimiano di Firenze sia per Arezzo che per Volterra)
14/02/1339 Chimento del fu Niccoluccio da Arezzo 44868
Actum: nella chiesa di S. Bernardo
26/07/1346 Vanni del fu Guglielmo di Anghiari 49729
Actum: nel luogo detto via Orciolana vicino alla vigna donata al convento di S. Bernardo, nel piano di Arezzo
30/06/1348 Palazzo del fu Vannuccio da Arezzo 51294
Actum: nella casa del testatore, nel borgo di S. Bernardo, Arezzo.
15/08/1348 Bartolo del fu ser Marzio 51508
Actum: nella casa dei frati di S. Bernardo, Arezzo
20/08/1348 Guido del fu Rodolfo 51553
Actum: nel luogo dei frati di S. Bernardo, Arezzo
Altre notizie di quegli anni sono:
“” 1333 – “Eodem anno de mense maii incoeptus est locus sancti Bernardi ordinis Montis Oliveti
Arretii, et die XII mensis celebrata est ibi missa.
Qui locus prius vocabatur el Parlagi, ubi stabant meretrices publicae Civitatis Arretii ( Cfr.
Annales Arretii, col. 858 de « Rerum Italicarum scriptores, tom. Vugesimus quartus”).
- (Anche nell’elenco dei Potestà colon. 971 si dice):
Tunc eodem anno venerunt in dictam civitatem Fratres Sancti Bernardi et emerunt locum, in quo prius stabant meretrices.”
1333 – Praecedentibus immensibus imbribus Arnus fluvius excrevit, ut ponte Buriani superavit et Florentiam pene submerserit et in Altare Sanctae Crucis Florentiae exundavit.
Contacino Domino Speranze de Monte Feretri Potestate Arretii.
- Die jovis IV novembris fuit maximum diluvium quasi per totum orbem et crevit flumen
- Arni in tantum,quod aliquae domus Burgi ceciderunt propter dictam innundationem aquarum et crevit in tantum flumen Arni, quod XX domus de Burgo Laterinae iverunt ad ruinam; et tunc omnes nomine exierunt de domibus et recesserunt in podiis; et etiam Florentini maximum damnum receperunt, vide licet quod Pons della Carraia, Pons vetus, et Pons Sanctae Trinitatis ceciderunt et plures nomine existentes super ipsis mortui sunt et nullus poterat ire per civitatem, nec per Burgum, immo ibant de tecto in tectum.
(Dalla cronaca dei Potestà): Et eodem anno venerunt in dictam civitatem Fratres Sanctae Mariae de Carmino qui prius non erant et ecclesiam fecerunt de novo in burgo Sancti Laurentii.
1334 – Ob ingentes pruinas et frigoris saevitiam vineae Tusciae et aliarum provinciarum Italiae extinctae sunt. “”
Bibliografia:
Annali Aretini, a 1333
Infatti tra i documenti troviamo:
1333 maggio 13 Arezzo
Attestato notarile della prima messa celebrata da fra Simone del fu Tura da Siena nella chiesa che stava per sorgere accanto ad un monastero olivetano nel luogo chiamato "Parlasgio"(Arezzo) acquistato dal beato Bernardo. (Reg. Oliv. I,10. Copia cartacea.)
Duomo di Arezzo
1339 ottobre 12 Arezzo
Il vicario del vescovo di Arezzo riconosce l'immunità ecclesiastica al monastero di Monte Oliveto. (n. 8).
1340 aprile 12 Arezzo.
Attestato di retta amministrazione rilasciato dal comune di Arezzo a Fra Francesco Patrizi da Siena e Fra Pietro Peruzzi da Firenze camerari di detto comune. n.10).
1340 aprile 13 Arezzo
Gregorio Foraboschi da Firenze monaco camaldolese e camerario del comune di Arezzo attesta di aver ricevuto dall'olivetano Pietro Peruzzi da Firenze, un tempo camerario del comune e da fra Patrizio anch'egli camerario, i residui del denaro amministrato nel tempo del loro incarico. (Reg. Oliv. I,14).
1343 luglio 7 S. Giovanni di Siena
Pubblicazione di una lettera del vicario generale del vescovo d'Arezzo indirizzata al monastero di S. Giovanni di Siena (volgarmente detto del Pescione), in cui si minaccia il priore di scomunica poiché aveva ricevuto, senza licenza dell'abate di Monte Oliveto, il monaco fra Bartolomeo di mastro Mino da Siena. (Reg. Oliv. I,15).
1347 4 maggio : E' priore Fra Angelo Mannucci di Arezzo, e cellerario Fra Cristiano di Spello.
Sant’Andrea di Volterra ( 1339 –1348 )
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Il Vescovo e signore di Volterra, Ranuccio di barone Allegretti, rivolgendosi al Tolomei, con lettera piena di alta stima e venerazione, il 18 ottobre 1339, chiamò gli olivetani nel luogo suburbano di S. Andrea in Postierla, che era stata una cappella unita alla mensa del Vescovo, dotata di un podere ed edificata da un cappellano e da un chierico. La chiesa di Sant’Andrea era rimasta inabitata ‘..et quasi spelunca latronum effecta’. Con il parere del Capitolo dei canonici con bolla del 13 ottobre 1339 il vescovo concesse la chiesa di Sant’Andrea agli olivetani. La donazione fu accettata dal procuratore di Monte Oliveto, Fra Cristoforo "Ser Jacobi" d'Arezzo; ma, prima della venuta dei monaci, il vescovo stesso provvide al restauro della chiesa molto malandata.
Il comune di Volterra, il 9 settembre 1340 concesse al nuovo monastero un’annua elemosina di 60 lire, né dimenticò in seguito di aiutare nel miglior modo possibile i monaci stessi, ai quali, il 16 maggio 1341 donò 15 lire “pro emendo paramenta et alia necessaria dictae Ecclesiae Santi Andrete” ed altre 15 lire fece loro versare il 7 marzo 1354 allo stesso scopo.
Grande era la povertà del nuovo monastero e il vescovo Ranuccio gli donò il 24 maggio 1341 un podere posto nella curia di Montalcino in luogo detto “Poggio Saio ” di Montalcinello di Volterra, con case, vigne e col canone annuo di 12 staia di grano.
Il 17 novembre 1342 Matteo fu Mannino donava allo stesso monastero “tutti i suoi beni, terre e case, posti nel castello della Nera”, seguito poco dopo dal fratello ser Giovanni fu Mannino.
Questo notaio, della contrada di borgo, con testamento del 15 febbraio1345 donò ai frati di sant’Andrea una gran parte dei beni che possedeva a Volterra ed a Montecatini, fra i quali una casa posta in Volterra, nella contrada di borgo, un’altr nel chiasso di Vallebuona ed un terreno in Pian d’Ormanno.
Pochi anni appresso, nel 1347, il notaio Giovanni Mannino da Volterra donò al Tolomei i suoi possedimenti a Montecatini in Val di Cecina, perché vi edificasse un monastero in onore di S. Michele Arcangelo nel luogo detto Palombara.
Il 4 maggio 1347 è Priore Fra Tommaso Minucci Berrisi campsoris di Siena e cellerario Fra Nicola de Piccolomini di Siena.
Si cominciò infatti a costruire la chiesa, vi si destinò la famiglia religiosa col priore designato Fra Michele di Giovanni da Prato, ma poi per i danni arrecati dalla grande peste del 1348, che rese deserte quelle campagne, si ottenne invece di unire tali rendite al monastero di S. Andrea di Volterra, innalzando in questa chiesa un altare a S. Michele Arcangelo.
Il Vicario generale del Vescovo di Volterra riconosce la donazione di Ser Giovanni del fu Manino (avvenuta nel 1348), relativa ad un possedimento con la chiesa di S. Michele, in favore dei monaci olivetani di S. Andrea (come da Reg. Oliv. I, 12
I documenti rogati in Sant’Andrea di Volterra sono:
17/11/1342 Spinello del fu ser Nero; Antonio del fu ser Nero 47279
Actum: nel dormitorio della chiesa di S. Andrea
Matteo di Mannino dona i suoi beni nel castello della"Nera"
13/12/1342 Leonardo del fu Sigherino da Volterra 47406
Actum: nella casa e luogo dei frati di S. Andrea, in Volterra
23/06/1344 Giovanni del fu Marcuccio; Iacopo del fu Marcuccio da Volterra 48432
Actum: nella chiesa di S. Andrea, presso Volterra
03/05/1347 Luca di Gianni da Volterra; Ranieri del fu Balduccio 50251
Actum: nella casa di Vanni del fu Neri, in Volterra
Da altra fonte Momdip: Il 4 maggio 1347 era priore di S. Andrea: Fra Tommaso Minucci Berrisi
26/05/1348 Giovanni del fu Marcuccio da Volterra 51073
Actum: nella chiesa di S. Andrea, presso Volterra.
Da altra fonte: Chita vedova di ser Buonaccorso figlia del fu Bindo lascia..
26/05/1348 Giovanni del fu Marcuccio da Volterra 51072
Actum: nella chiesa di S. Andrea presso Volterra
30/05/1348 Lorenzo di ser Ciano da Volterra; Attaviano del fu ser Michele da Volterra
Actum: nella chiesa di S. Michele, nella contrada di S. Angelo in Volterra. 51080
Da altra fonte: Andrea fu Allegrino...
07/06/1348 Giovanni di Puccio da Volterra 51135
Actum: nella casa del fu Andrea Allegrini, on Volterra.
Da altra fonte: Margherita di Pietro di Talino dona il podere "Cerreto"
03/07/1348 Francesco del fu ser Vito; Vito del fu ser Francesco del fu ser Vito 51347
Actum: nella abitazione del testatore, in Volterra.
Da altra fonte: Ser Andrea dona delle rendite di un pezzo di terra a "Pinzano"
19/12/1348 Nardo del fu ser Giusto da Volterra 51821
Actum: presso la casa di Andrea di Minuccio da Volterra, nella contrada di Piazza, Volterra
18/10/1339 45356
(E vi è una copia autentica fatta da Lando del fu Accorsi d'Arezzo frate e Monaco di Monteoliveto notaio e giudice ordinario creato avanti il suo ingresso in Religione e concordato col suo originale da Ser Xtofano monaco del medesimo Ordine Notaio e Giudice ordinario )
Bolla di D. Rinuccio vescovo di Volterra diretta a D. Bernardo abate di Monteoliveto diocesi di Arezzo, ai monaci e capitolo dove si dice che la chiesa di S. Andrea di Postierla presso Volterra spettante immediatamente al vescovado essendo totalmente disabitata e volendola riformare e ristabilire con erigervi un monastero, perciò previo il consenso di D. Niccolò da S: Sepolcro Arcidiacono, d'Andrea, Deodato e Gio. Canonico costituenti tutto il capitolo di Volterra, unisce ed incorpora detta chiesa al Monastero suddetto di S: Maria di Monteoliveto all'effetto che il suddetto abate vi costituisca i monaci del suo Ordine donando a Fra Xristofano di Ser Jacopo d'Arezzo procuratore de detto Monastero tutti i beni, diritti, e Ragioni spettanti a detta chiesa, assolvendoli da tutte le decime dovute per dkiritto catedratico e liberandoli da ogni giurisdizione e da ogni legge diocesana con altri privilegi, ingiungendoli però in alcune nomionate feste deell'anno due di detti membri intervengano alle funzioni nella chioesa Cattedrale di Volterra.
Dato in Volterra nel Palazzo Vescovile.
Actum: nel palazzo vescovile in Volterra
18/10/1339 45357
Cino di Siena; Lando del fu Feo di Accorso da Arezzo; Cristofano monaco dell'Ordine di S. Maria di Monte Oliveto, di ser Viva di Tone
In Dei nomine Amen. Hoc est exeplum sive copia cuisdam autentici privilegii emanati a reverendo in Xto patre Domino Domino Rainiero Dei et apostolice gratia episcopo Vulterrano olim et tunc existenti
et presempti in quandam membrana apprensione, sigillis eiusdem domini olim episcopi iuxta morem munimine ac roborati et transumti et exemplati hic per me Landi Fei notarii cuius quendam privilegii talis est tenoris. Videlicet:
Rainuccius Dei et apostolice sedis gratia episcopus Vulteranus religioso domino Bernardo abbati monasterii Sancte Marie de monte Oliveti aretine dioecesis ordinis Sancti Benedicti eiusque fratribus et monacis capitulo et conventui et eorum successoribus in perpetuum salutem et sinceram in domino caritatem. Cura pastoralis offitii nostri exigit plantare religionem et plantatam monasteriis omnibus confovere. Unde cum Ecclesia sive locus Sancti Andree de Postierla prope Vulterram ad episcopatum nostrum Vulterranum immediate spectantans diu sit et fuerit deputata totaliter et inhabitata et quamvis ad horrendum et spelunca latronum effecta: divino cultu et debitis obsequiis notarie destituta;nos dicto infelici et dissoluto statui ecclesie prelibate compatientes ex debito offitii incumbentia et cura eundem status aciem nostre mentis et paterne considerationis exponentes intuitum ac attendentes per ipsam ecclesiam cunctum debitum honestatis et juris ut dictum est divini cultus defectum multiplicem pateretur ex qua quam pluribus Christi fidelibus eiusdem ecclesie reparate dissolutionis exempla scandalosa femina necnon morum dispendia parabantur. Volentes quoque defectibus scandalis et periculis obviare predictis et dicta ecclesia omnesque abitatores in ea ecclesiasticis disciplinis imbuere et reformare in melius erigendo eam in monasterium et eam de personis regularibus reformando ad omnia, singula infrascripta discreti viri Locti prioris canonice de mandato de monte tertio de Vulterris sindici et procuratoris Archidiaconorum canonicorum et capituli nostre maioris ecclesie vulterrane quorum canonicorum nomina sunt haec scilicet Dominus Nicholaus de Burgo sancti Sepulcri Archidiaconus demum Andrea Deotatus et Johannes quondam Cutrofaciunt totum Capitulum ispum maiorem ecclesie Vulterrane ad hoc specialiter constitutum et plenum mandatum habentibus, tractatum..promissa ac deliberatione solemni perhabita cum eodem sindico prompte libere ac cedente consensu ipsam ecclesiam Sancti Andree episcopali auctoritate et ex nostra ordinaria potestate ad divini nominis laudem et gloriam et beate Marie Virginis matris eiusdem et omnium sanctorum et sanctarum Dei in monasterium el locum regulare quam prius secularis capella erigimus facimus costituimus et decernimus et censemus ex nunc et in perpetuum hunc monasterium collegiatum et regulare ibique vigere debere monastichum ordinem et observantiam regularem secundum reg. beati Benedicti et ipsam ecclesiam regularem et collegiatum monasterium facimus cum omnibus domibus orto proprio iuxta dictas domos et vinea propria ad Volimeto indulgentiis privilegiis rebus aliis et bonis et juribus et pertinentiis suis que hic et in posterum faciente domno adepta fuerit et poterit adipisci.. Et quia vos abbatem fratres et monachos capitulum et conventum dicti monasterii nomine experientia edocente viros religiosos et sancte conversationis et vite per quos
Actum: nel palazzo episcopale in Volterra.
09/09/1340
Rubrica dello Statuto del Comune di Volterra, in cui si dice che al Convento dei Frati di S. Andrea di Volterra di Monteoliveto è consegnata l'annua somma di Lire 60 per il vestiario , e tonache e legne dei frati, da pagarseli nel mese d'ottobre.
Rog. Ser Paolo del fu Neri
24/05/1341 46549
Meo del fu Chelino da Chiusino
Don Rainuccio vescovo di Volterra considerando che i Frati del Convento di S. Andrea di detta città non potevano vivere decentemente a motivo della scarsezza delle loro rendite, perciò previo consenso del Capitolo da in locazione a Fra Pietro Donati da Perugia dell'Ordine olivetano procuratore del detto Convento di S. Andrea tutto il podere del Poggio Lai posto nella Curia di Montalcino diocesi di Volterra con case, prati e vigne e tutte le altre pertinenze descritto nei suoi confini, con dover dare al Vescovado ogni anno staia 12 di grano di pensione.
Fatto in Firenze.
Rog. Meo del fu Chelino da Chiuslino Not.
Actum: nella casa della chiesa di S. Iacopo fra i fossi, Firenze
17/11/1342 47279
(Matteo del fu Mannino di Volterra fa donazione tra i vivi a Fra Guido del Luccio di Siena dell'Ordine di Monteoliveto vicario dio Fra Agostino Priore del monastero di S. Andrea i Volterra della metà d'una casa posta nel castello di Nigra, e di diversi pezzi di terra posti nel confini di detto Castello descritti nei loro Fatto appresso la chiesa di S. Andrea presso Volterra nel dormitorio di detto luogo.
Rog. Antonio del fu Ser Neri Not. Dall'imbreviature di Ser Spinello suo fratello.)
Actum: nel dormitorio della chiesa di S. Andrea
Matteo di Mannino dona i suoi beni nel castello della"Nera"
13/12/1342 47406
Leonardo del fu Sigherino da Volterra
(Cambio del fu Corsino della Curia di Montevolterrano fa donazione irrevocabile tra i vivi a Fra Agostino recipiente per il Convento di S. Andrea presso Volterra dell'Ordine di Monteoliveto d'una casa posta nel Castello di Nigra e di diversi pezzi di terra posti nei confini di detto Castello descritti nei loro confini
Actum: nella casa di S. Andrea, in Volterra
23/06/1344 48432
Giovanni del fu Marcuccio; Iacopo del fu Marcuccio da Volterra
(Particola del testamento di donna Lorca del fu Riccomanni e vedova di Aiuto di Giunta; in cui lascia alla chiesa di S. Andrea di Monteoliveto presso Volterra un pezzo di terra posta nelle appendici di Volterra luogo detto Pugneto, e lascia eredi universali i poveri.
Fatto in Volterra
Rogato Jacopo del fu Marcuccio dagli atti di Ser Gio. suo fratello)
Actum: nella chiesa di S. Andrea, presso Volterra
15/05/1346 49635
D. Rainuccio vescovo di Volterra accorda 40 giorni di indulgenza a quelli che avranno aiutato con limosine gli Olivetani del convento di S. Andrea presso quella città, che si trovavano nelle necessità di resarcire il loro monastero.
Actum: in Berignone.
03/05/1347 50251
Luca di Gianni da Volterra; Ranieri del fu Balduccio
Actum: nella casa di Vanni del fu Neri, in Volterra
Da altra fonte Momdip: Il 4 maggio 1347 era priore di S. Andrea: Fra Tommaso Minucci Berrisi
02/01/1348 50738
Cristoforo monaco del monastero di S. Maria di Monte Oliveto, figlio di ser Viva di Tone
"In nomine Domini Amen. Ad laudem Virginis Marie. Anno Domini ab Incarnatione millesimotrecentesimo quadragesimo octavo, indictione secunda dies secundo mensis januarii Andreas olim filius Ugolini Ciardi de Vulteris et constitutus ........in presentia Reverendi in Xto patris nostri dopni Franceschini Guiducci abbatis monasterii sancte Marie de Monte tenutorum et corporale ponere excipiendi et firmandi et donec ipsa tenuta pro dicto monasterio accepta fuit constituo me pro nostro monasterio nomine Acona....
Actum in coro et capite altaris ecclesie monasterii sancte Marie di Monte Oliveti in Acona comitatu senarum Ordini sancti Benedicti et coram Angelo Francisci de Senis et Andree Petri de Vulteris.. totis
presentibus et rogatis.
Ego Frater Xpofanus frater monacus monasterii sancte Marie de Monte Oliveti imperiali auctoritate notarius publicus de Senis olim filius Ser Vannis tunc notarius predictis omnibus interfui et de mandata licentia dicti dopni Franceschini abbati prefati rogatus sum, scripsi et publicavi.""
(Andrea del fu Ugolino Ciardi di Volterra costituito in presenza di D. Franceschino di Guiduccio abate del monastero di S. Maria di Monteoliveto diocesi di Arezzo davanti l'altar maggiore della chiesa offerisce se stesso e tutti i suoi beni promettendo stabilità, conversione e obbedienza secondo la regola di S. Benedetto.
Rog. Fra Xtofano monaco di detto Monastero e Not.)
Actum: nel coro presso l'altare del monastero di S. Maria di Monte Oliveto.
18/02/1348 50844
(Giusto detto Fra Giusto del fu Barone Tignosi di Volterra come erede di donna Ghita sua sorella già moglie di Piero Bucci e come erede di donna Tesa altra sua sorella già moglie di Bencivenne di Puccio
costituisce per suoi procuratori Fra Perotto( detto in altri documenti:Pierozzo ...da Firenze) di Bertello o Martello e Fra Niccolò d'Ambrogio di Siena del Convento di S. Andrea dell'Ordine di Monteoliveto di Volterra a tutte le liti.
Actum: Firenze
Rog. Matteo di Bartolo da Torri.)
Da altra fonte: 14 maggio 1348: Ruggero vende un codice di Cino da Pistoia per 31 fiorini d'oro
15/05/1348 51035
Testamento di Donna Simona dei Buonaccorso da Volterra e sorella della suddetta Ghita nata nella casa
la quale dopo alcuni legati in favore di alcune persone istituisce erede universale il Convento di S. Andrea dell'Ordine di Monteoliveto presso Volterra.
Fatto nella chiesa di S. Andrea
Rog. Gio. del fu Mannino)
Actum: nella casa di Pugliese di Chelino in Volterra.
Da altra fonte: 18 maggio: Viscontina fu Matteo lascia 10 lire.presso Volterra
24/05/1348 51086
Testamento di donna Tessa moglie di Naldo Ciardi di Volterra, la quale fa fa piccoli legati ed istituisce
eredi i Frati di S. Andrea di Volterra dell'Ordine di Monteoliveto.
Fatto in Volterra.
Rog. Ventura del fu Tura - dalle imbreviature di Ser Franco di Gianni Not.)
Actum: nella casa di Nieri di Custore in porta Silice, in Volterra.
universale il convento di S. Andrea dell'Ordine di Monteoliveto
26/05/1348 51072
Testamento di donna Simona dei Buonaccorso da Volterra e sorella della suddetta Ghita nata nella carta e ..la quale dopo alcuni legati in favore di..istituisce
Actum: nella chiesa di S. Andrea presso Volterra
26/05/1348 51073
(Testamento di donna Ghita vedova di Ser Buonaccorso da Volterra e sorella del fu Bindo bifolco ora dispone d'essere sepolta apprresso la chiesa di S- Agostino, a Balduccio suo figlio lascia la 4a parte delle sue doti, e lascia erede universale donna Simona sua figlia e dopo la di lei morte sostituisce il Convento di S. Andrea degli Olivetani di Volterra.
Actum: nella chiesa di S. Andrea, presso Volterra.
Rog. Ser Gio. del fu Mannino da Volterra)
Da altra fonte: Chita vedova di ser Buonaccorso figlia del fu Bindo lascia.. erede
30/05/1348 51080
Donna Margherita...sua moglie la istituisce erede usufruttuaria di tutti i suoi beni: eredi universali istituisce i Frati del Convento di S. Andrea di Volterra dell'Ordine di Monteoliveto.
Fatto in Volterra.
Rog. Attaviano del fu Michele dall'imbreviature di lorenzo di Ser Ciana)
Actum: nella chiesa di S. Michele, nella contrada di S. Angelo in Volterra.
Da altra fonte: Andrea fu Allegrino...
07/06/1348 51135
(Testamento di donna Margherita di Piero Talini da Volterra e vedova d'Andrea Allegrini la quale lascia diverse masserizie a Cerbone figlio del suo marito, fà altri legati a diverse chiese, ai Frati di S. Andrea di Volterra lascia un pezzo di terra posto a Colcereto; ed istituisce eredi universali ed esecutori testamentari i medesimi Frati Olivetani di S. Andrea.
Fatto in Volterra.
Rog. Gio. di Puccio da Volterra)
Actum: nella casa del fu Andrea Allegrini, di Volterra.
Da altra fonte: Margherita di Pietro di Talino dona il podere "Cerreto"
18/06/1348
(Testamento di donna Cara del fu Bargetto da Volterra e vedova di Lenzo del fu Contadino che dispone d'essere sepolto appresso la chiesa di S. Agostino, ed istituisce suo erede universale Antonio suo figlio legittimo, al quale se fosse morto nell'età pupillare, sostituisce i poveri ed altri luoghi pur lasciando al Convento di S. Andrea degli Olivetani di Volterra la metà d'una casa posta in Volterra nella contrada di S. Angelo.
Fatto in Volterra.
Rog. Giusto di Ser Guasto da Volterra.)
Actum: nella casa degli eredi di Lenzo di Contadino, nella via Nuova, nella contrada di S. Angelo.
23/06/1348 51255
(Particola del Testamento di piero del fu Ser Lippo da Volterra , in cui lascia £ 20 per la refezione del tetto della chiesa di S. Andrea dei Frati Olivetani ai quali lascia ancora un pezzo di terra posto in Prugneto descritto nei suoi confini.
Fatto nella chiesa Maggiore di Volterra
Rog. Vito del fu Ser Franco di Ser Vito, dall'imbreviature di Ser Franco suo padre)
Actum: nella chiesa maggiore in Volterra.
Da altra fonte: Piero fu Filippo dona una terra a "Pugnato" e 10 lire per rifare il tetto.
28/06/1348 51297
(Testamento di Bertuccio di fu Fuccio da Volterra, il quale lascia ad Antonio di Piero da Volterra una casa posta in detta città, e un pezzo di terra posto il luogo detto Ascianeto, ed istituisce eredi i Frati Olivetani di S. Andrea di detta città.
Fatto in Volterra
Rog. Biagio di Gio. dall'imbra..di Ser Michele Ghinucci)
Actum: nella casa del testatore, nel piano di porta Silice in Volterra
02/07/1348 51323
(Particola del testamento di del fu Cheluccio da Volterra... il quale istituisce erede universale Ganuccio suo fratello, colla condizione che se fosse morto senza successione o prima di essere intestato, fossero eredi i Frati olivetani di S. Andrea.
Fatto in Volterra
Rog. Jacopo di Ser Matteo dall'imbreviature di suo Padre)
Actum: nella casa dei Tignoselli in Volterra.
02/07/1348 51324
(Testamento fatto da Ganuccio da Ulignano, il quale dispone d'essere sepolto nel cimitero di S. Pietro di detto luogo, lascia a donna Bana sua madre l'usufrutto di tutti i suoi beni, ma fà diversi legati in favore di persone della sua parentela, ed istituisce erede universale Bartalo suo fratello, il quale se fosse morto ab intestato o senza successione, o prima del testatore, allora lasica la sua eredità al Convento di S. Andrea dei Frati Olivetani.
Fatto in Volterra
Rog. Matteo del fu Ser Muzzo di Ser Piero da Volterra)
Actum: nella casa dei Tignoselli in Volterra.
03/07/1348 51347
(Particola del testamento fatto da Ser Andrea del fu Maestro Brandino da Volterra, il quale dispone che dalle rendite d'un pezzo di terra posto in Pingano nelle appendici di Volterra si dovesse dare al Convento dei Frati olivetani di S. Andrea due quarre di pancotto e soldi 20 e il resto ai poveri ai quali ancora lascia eredi di tutti ii suoi beni.
Fatto in Volterra
Rog. Vito di Ser Francesco di Ser Vito dall'imbreviature di detto suo Padre)
Actum: nella abitazione del testatore, in Volterra.
Da altra fonte: Ser Andrea dona delle rendite di un pezzo di terra a "Pinzano"
11/07/1348 51429
Testamento di Francesco del fu Ser Gio. di Volterra, il quale dispone d'essere sepolto appresso la chiesa maggiore di Volterra e lascia diversi legati ai parenti e ai poveri, e come erede universale istituisce il Convento di S. Andrea dei Padri Olivetani.
Fatto in Volterra.
Rog. Gio. del fu Cetino dall'imbreviature di Ser Francescodi Ser Vito).
Actum: nell'abitazione del testatore in Volterra.
17/07/1348 51427
(Particola del testamento fatto da Benedetto del fu Gio. dei Salvucci da S. Gimignano, il quale lascia al Convento di S. Andrea degli olivetani di Barbiano un pezzo di terra posto nel distretto di S. Gimignano luogo detto al Mulino e li lasci a pure alcune masserizie.
Fatto in S. Gimignano
Rog. Domenico di Ser Loccio di Rinieri Not.)
Actum: nella casa del teste detto Benatore, in S. Gimignano
21/08/1348 51551
(Fra Stefano del fu Martino da Volterra del popolo di S. Pietro offerisce se stesso e dona tutti i suoi beni nel Monastero di S. Maria di Monte Oliveto contado senese nelle mani di Fra Luca del fu Ghinalducci da Arezzo Priore del Convento di San Bernardo di detta città.
Fatto nella chiesa dei Frati di San Bernardo d'Arezzo
Rog. Guido di Ridolfo Not.)
Actum: nella chiesa dei frati di S. Bernardo.
(Questo documento lo troviamo a S. Andrea di Volterra perché Fra Stefano del fu Martino era stato fatto poi procuratore di S. Andrea, come risulta da un documento del 23 aprile 1353 per l’acquisto di una casa di 125 lire.)
19/12/1348 51821
Actum: presso la casa di Andrea di Minuccio da Volterra, nella contrada di Piazza, Volterra
Santa Maria di Barbiano a San Gimignano di Siena ( 1340 -1348)
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Il monastero di Santa Maria di Barbiano di San Gimignano fondato da un cavaliere Giovanni di Gualtiero Salvucci da San Gimignano (che storicamente prima del 1260 erano Ghibellini e rivali dei guelfi Ardinghelli), e da Margherita de' Bardi fiorentina.
Margherita s'impegnò ad edificarvi la chiesa in onore della Madonna e del Battista, senza riservarsi su di essa alcun diritto. L'atto di donazione fu rogato il 2 ottobre 1340; consenziente il Vescovo Allegretti, che si trovava ancora in Volterra, prima di essere scacciato dal partito dei Belforti.
Il Salvucci, nel suo testamento del 1348, si scelse la nuova chiesa come sepolcro suo e della famiglia, e volle esservi sepolto con l'abito di devozione olivetano.
(Lancellotti, op. cit.p. 132).
Sappiamo che i Salvucci furono una delle due famiglie, che insieme agli Ardinghelli dominavano nella vita sociale e politica di San Gimignano.
Certo la peste del 1348 insieme alle guerre, alle congiure avevano definitivamente prostrato San Gimignano, e il 28 febbraio1349 il Comune decise di fare pieno atto di sottomissione a Firenze, dando veste giuridica a un dominio che esisteva di fatto già da lungo tempo, come è evidenziato dal matrimonio che c'era stato tra il cavaliere Giovanni di Gualtiero Salvucci e Margherita de' Bardi fiorentina.
Elenco dei poderi di Santa Maria di Barbiano- San Gimignano
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(posseduti il 20 novembre 1811)
1) Podere detto del Noce, nella cura di San Michele a Strada, comune di San Gimignano: una casa uso per lavoratore, con forno, capanna, scala e terrazzo coperto. Terreno lavorato da Francesco Fazzosi
2) Podere detto San Biagio, posto nella cura di Santa Maria a Cellori, comune di San Gimignano:
Una casa per uso lavoratore, forno, capanna, scala e terrazzo coperto, terreno lavorato da Giuseppe Pozzi: 6 appezzamenti.
3) Podere di Casale, nella cura di San Michele a Casale: n° 11 stanze, con forno e capanna; il podere è lavorato da Antonio Malguori.
4) Podere del Casalino, posto nella cura di San Michele a Casole; terreno lavorato da Giovanni Maria Bandini. 3 appezzamenti
5) Podere di Montegompoli di Sotto, nella cura di Sant’Andrea: Terreno lavorato da Paolo Meini.
6) Podere di Monte Gompoli di sopra nella cura di Sant’Andrea: podere lavorato da Paolo Meini
7) Podere di Candiale nella cura di Sant’Ippolito a Gennano: podere lavoreato da Domenico Franceschini.
8) Podere detto del Sambuco nella cura di San Jacopo a Cortennano: podere lavorato da Giovanni Gori di 4 appezzamenti
9) Podere di Montagnano, nel popolo di San Jacopo a Cortennano: pdere lavorato da Gio.Batta Giomi, 7 appezzamenti.
10) Podere di Monte Corulli, nel popolo di San Pietro, con 13 stanze; podere lavorato da Lorenzo Martinucci: 12 apezzamenti.
11) Podere Macinativo nella curia di Santa Lucia di San Benedetto: Casa con 6 stanze, forno e capanna: podere lavorato da Francesco Tacconi.
San Bartolomeo in Verzaia
fuori porta San Frediano di Firenze
(1334 – 1348)
Fuori di porta S. Frediano, sopra un monticello detto "monte di bene", nel popolo di S. Maria in Verzaia (oggi Pignone) era sorto un oratorio intitolato a S. Maria del Castagno, dove solevano convenire la festa dalla città, a fare le proprie divozioni, i confratelli della Compagnia della Purificazione della Madonna, volgarmente detti i Ciccialardoni. Costoro, volendo che il loro oratorio fosse sempre officiato, cedettero tutto il luogo al procuratore di Monte Oliveto, F. Innocenzo di ser Domenico da Torrita, il 1 maggio 1334 e vi furono mandati subito alcuni monaci. Pochi anni dopo, nel 1337, un certo Bartolo di Capponcino Capponi donò a F. Alessio, priore di S. Maria del Castagno, un podere adiacente, perché i monaci si costruissero, entro cinque anni, una chiesa adatta ai loro bisogni, dedicandola al suo patrono S. Bartolomeo
30/06/1338 Fra Tommaso del q. Minuccio da Siena con la licenzi Fra Luca di Ghenalduccio Priore di S. Maria del Castagno dell'Ordine di Monte Oliveto elegge per suoi Procuratori in solidum Fra Venturino da Trequanda, Mino di Pietro Tolomei, Francesco di Branche Accarigi, Ser Mino di Tinello e Ser Niccola d'Amidea, ad effetto che possino agire ogni di lui lite e difendere ogni sua ragione
Roagto Alamanno del q. Ghino Segna da Firenze AV
Il 4 maggio 1347 è priore Fra Lorenzo Cione di Arezzo
San Michele Arcangelo in Montecatini ( 1347 –1348 )
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Nel 1347 il notaio Giovanni Mannino da Volterra donò al Tolomei i suoi possedimenti a Montecatini in Val di Cecina, perché edificasse un monastero in onore di S. Michele Arcangelo nel luogo detto Palombara.
Si cominciò infatti a costruire la chiesa, vi si destinò la famiglia religiosa col priore designato Fra Michele di Giovanni da Prato, ma poi per i danni arrecati dalla grande peste del 1348, che rese deserte quelle campagne, si ottenne invece di unire tali rendite al monastero di S. Andrea di Volterra, innalzando in questa chiesa un altare a S. Michele Arcangelo e fu quindi rilasciato.
San Bartolomeo della Solfatara di Petroio (Siena 1347-1348)
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Il 4 maggio 1347 è Priore Fra Tommaso di Minuccio di Siena.
I N D I C E
1) Abbazia di Monte oliveto Maggiore pagg. 1 – 43
2) San Benedetto a porta Tufi di Siena pagg. 44 – 48
3) Sant’Anna in Camprena pag. 49
4) San Bernardo di Arezzo pagg. 50 – 52
5) Sant’Andrea di Volterra pagg. 53 – 62
6) Santa Maria di Barbiano a S. Gimignano pagg. 63 – 64
7) San Michele Arcangelo in Montecatini pag. 65
8) San Bartolomeo pag. 65
venerdì 3 gennaio 2014
PINACOTECA OLIVETANA
Il ciclo di affreschi e le iscrizioni di Antonio Maria Moller nel vestibolo della Biblioteca di Monte Oliveto Maggiore.
Fu sotto il generalato dell’Abate Pueroni che fu rinnovata e arricchita la biblioteca di Monte Oliveto, vi pose il suo ricordo e nel vestibolo volle effigiati molti dei più illustri padri dell'Ordine. L'autore di queste pitture fu l'oblato olivetano Fra Antonio Moller di Danzica, della provincia di Prussia, il quale le eseguì nel 1631. Il Moller é detto anche di Perugia, perché accettato nell'ordine in quella città, lasciò vari altri dipinti in Monte Oliveto e ad Asciano.
Appunto nel 1631 Antonio Moller, datò e firmò due tele con Santa Chiara e Santa Elisabetta d’Ungheria,che si trovavano nella chiesa di San Lorenzo di Asciano, nella chiesa dei Minori, oggi detta di San Francesco, appese alle pareti del coro. Impegnato nello stesso anno dal suo Ordine nella decorazione delle volte e delle pareti dell’ambiente antistante l’antica Biblioteca, il religioso compose quegli affreschi come una sorta di compromesso tra l’esaltazione delle glorie olivetane e la ripresa attenta delle indicazioni naturalistiche di Rutilio Manetti. Affascinato dal pittore senese, Antonio ne dà una versione schiarita in queste due Sante, dipinte con una tecnica insolita, una tempera grassa su cui non stende neppure la vernice finale. Senza rinunciare ad osservazioni dal vero, come il bastone nodoso di Santa Elisabetta, la pesantezza dei panni, i nitori abbaglianti della gorgiera, Antonio scioglie le ombre fosche dell’anziano maestro in un chiarore quasi mattinale, che forse allude alla purezza verginale delle due Sante, dove risaltano i piacevoli dettagli dei cespugli, delle rose raccolte nel manto della regina e dei minuziosi sbalzi dell’ostensorio.
Ma l’opera più importante e di grande valore documentario sono le pitture all’ingresso della Biblioteca di Monte Oliveto Maggiore, che Fra Antonio Moller realizzò appunto nel 1631, come troviamo documentato sulla parete a lato sopra l’antica porta di ingresso.
Una recente tesi di Dottorato della candidata FRANCESCA GRAZIADIO, realizzata nell’anno accademico 2006-2007 presso l’università degli Studi di Siena, dal titolo “Le scritture latine esposte di Monte Oliveto Maggiore nel senese”
ha illustrato meravigliosamente nella seconda parte della tesi il ciclo degli affreschi e le iscrizioni latine, ricercando anche le fonti per il commento storico delle iscrizioni stesse, sia attraverso le fonti classiche che cristiane, con note linguistiche, retoriche e grammaticali.
Io ho qui riportato in lingua italiana la traduzione già addotta dall’autrice, solo con qualche precisazione o annotazione chiarificatrice tra parentesi, e soprattutto ho potuto darle un preciso ordine cronologico in riferimento alla data della morte dei singoli personaggi illustri descritti.
1) SS.MI FONDATORI: B.BERNARDO TOLOMEI, PATRIZIO PATRIZI, AMBROGIO PICCOLOMINI
L'affresco, che occupa il centro della volta, rappresenta la visione della scala d'argento del Beato Bernardo Tolomei; il Moller ha rappresentato il momento in cui il Tolomei indica la scala ai suoi monaci. L'iscrizione posta sotto l'affresco narra le due diverse visioni, che ebbero il Vescovo Guido Tarlati di Pietramala e Bernardo Tolomei. In primo piano, nella parte bassa dell'affresco, sono raffigurati i tre fondatori della Congregazione Olivetana, il Beato Bernardo Tolomei, il Beato Patrizio Patrizi e il Beato Ambrogio Piccolomini. Il Tolomei raffigurato con la cocolla , è l'unico ad avere l'aureola ed indica allo spettatore la visione della scala d'argento. Gli altri due fondatori hanno le mani giunte in preghiera e il beato in secondo piano guarda in estasi la miracolosa apparizione. Alle loro spalle si svolge la scena sovrannaturale: due monaci vestiti di candidi abiti, intraprendono la difficile salita verso il cielo con l'aiuto di due angeli. In alto sopra le nubi , su cui volano dei piccoli angeli, siedono Gesà e la Madonna. Sullo sfondo è rappresentato il paesaggio di monte Oliveto con i caratteristici cipressi e la cappella di Santa Scolastica.
I santissimi fondatori, il Beato Bernardo Tolomei, il Beato patrizio de Patrizi e il Beato Ambrogio Piccolomini, nati nella nobilissima città di Siena, ricevute per il celebre miracolo attraverso la Madre di Dio la veste bianca, la Regola, il nome, le insegne, con questo mirabile miracolo dei monaci che ascendono verso le cose celesti con l'aiuto di un servo angelico, la stessa Madre che porta in petto una stella affidava a Cristo questi monaci che pieni di gioia si susseguivano. Le origini della religione Olivetana cominciarono nel 1319 in maniera estremamente beata in questi sacri recessi.
2)ANDREA DA FAENZA (FAENTINO) a Montecassino + 13274
Andrea Faventino è rappresentato in secondo piano a mezzo busto; il volto risulta leggermente cancellato.
Andrea Faventino, con la veste bianca dell'Ordine, da molto tempo il più amato da Papa Gregorio XI, primo tra gli Olivetani governò il sacro Cenobio di monte Cassino creato come ottantunesimo Abate nel 1371 il 21 ottobre (mentre il Lugano dice che fu Urbano V a nominare Andrea di Faenza il 5 dicembre 1369); il quale, dopo aver ampliato l'abbazia con edifici, morendo nel 1374 il 20 ottobre è seppellito nel Capitolo dei Monaci, essendo Pietro Tartaro il suo successore ed egli fu il primo degli olivetani ad essere vestito di porpora.
N. HÖHL (Johannes Faventinus);
TARTARO PIETRO
L'affresco di Pietro Tartaro è collocato sopra l'arco d'ingresso al vestibolo della biblioteca.
Pietro Tartaro, discendente dalla nobiltà romana, emessa in questo Cenobio la professione solenne nel 1362 il 2 febbraio, con zelo fece il monaco. Lui, che preferito a tutti gli Olivetani, papa Gregorio XI creò Abate nei famosissimi monasteri di San Lorenzo fuori le mura e di Monte Cassino, e lo associò con gli illustrissimi cardinali come quarto tra gli Italiani in Avignone nel 1373, lui che era dotto, prudente e di grand'animo. Morì nel 1395.
MALAVOLTI FRANCESCO DI SIENA - DISCEOPOLO DI S. CATERINA
Francesco Malavolti è rappresentato isolato in un scomparto triangolare dal fondo rosso. E' in posizione frontale seduto con un libro aperto sulle ginocchia, le mani leggermente giunte e gli occhi alzati verso il cielo, in preghiera. Ha il cappuccio che copre i capelli e mette in risalto l'ovale del volto.
Francesco Malavolti, di origine senese e manifesto per la conversione, fu a lungo dedito completamente al piacere; soltanto grazie a Santa Caterina da Siena, che prima della morte prevedeva il futuro, dopo proteggeva, il monaco intraprese la vita celeste nel 1388 (facendosi monaco). Trascorsi 22 anni nella santa severità, testimone oculare delle stigmate, avendo riconosciuto l'autrice della sua conversione, vergine, ottenendo il nome di beato, si addormento a Firenze nel 1410 (certamente morì più tardi avendo composto nel 1413 una testimonianza preziosa e lunga per il famoso processo Castellano, inviando a Venezia il suo scritto).
5) MIRABALLO GIROLAMO - NAPOLI . Muore a 50 anni +1439
Girolamo Miraballo (o Miraballi) è rappresentato isolato in uno scomparto triangolare dal fondo azzurro. Il monaco è seduto e tiene sulle ginocchia un libro aperto, tenuto fermo con la mano sinistra, nella mano destra ha una penna alzata,m quasi cercando l'ispirazione.(per l'opera ‘De spirituali monachorum et religiosorum conversatione’, composto in età matura).
Il nobile Girolamo della famiglia dei Miraballo, estremamente santo, fu eletto abate generale nel 1417 all'età di 29 anni e per la seconda volta dopo undici anni ( in realtà nel 1431) dopo aver compiuto gli incarichi di vicario. Eccetto per quattro ore, trascorreva il resto della notte pregando. Generalmente passava la giornata senza cibo, sempre di quello avanzato e pochissimo. Ricercava la restante severità monastica instancabilmente. Cercando di uguagliare le virtù di tutti, appariva senza dubbio tra tutti il primo per virtù. Istruì nello stesso tempo i monaci a progredire nella dottrina divina che dichiarano scritta da lui. Fu per tutta la Religione di massima utilità (Fu tenuto in grandissima considerazione nella Religione). Finalmente a Firenze, consapevole dell'ora della morte, mentre i monaci, che erano accorsi, cantavano i salmi, ottenne all'età di cinquant'anni le gioie del Paradiso, nel 1439.
6) SANTA FRANCESCA RONANA 1384 + 1440
L'affresco è posto sulla parete a sinistra della porta d'ingresso, tra il muro e una finestra. Santa Francesca Romana è rappresentata a figura stante in una nicchia di colore rosso. La Santa è vestita di un abito nero ed ha il capo coperto da un lungo velo bianco. Gli occhi sono rivolti verso il cielo e la mano destra è posata sul petto. Nella mano sinistra invece tiene un libro aperto, nel quale vi è dipinta un'iscrizione. Alla destra della santa, un angelo in piedi accanto a lei, con il volto rivolto verso lo spettatore, indica con la mano sinistra la donna. L'ala destra dell'angelo fuoriesce dalla nicchia affrescata. Il Moller ha dipinto la Santa nella sua dignità di fondatrice dell'Ordine delle Oblate Olivetane; i suoi attributi essenziali, ovvero l'Angelo in dalmatica di diacono e il libro tra le mani della Santa, dove si legge il versetto 23° del Salmo LXXII, sono chiarificatori della scena. L'antecedente di questa rappresentazione andrà cercato nel ciclo attribuito ad Antoniazzo Romano del 1468 nel monastero di Tor de' Specchi a Roma.
Francesca Romana, straordinaria per la virtù e illustre per la nascita, madre a Roma del monastero di Torre degli Specchi nell'anno 1433(veramente istituisce le Oblate già il 15 agosto 1425). Onorata dalla familiarità intima con un angelo, morì a Roma nel 1440. Da Paolo V è stata annoverata tra i Santi (nel 1608).
(Per la canonizzazione di Francesca Romana furono istituiti quattro processi: il primo l'anno stesso della morte il 1440,che ha un grande valore storico poiché fu costituita per l'occasione una commissione che, avuto l'elenco dei testimoni oculari, compilò degli articoli da sottoporre all'attenzione dei testimoni stessi; il secondo tre anni dopo, nel 1443, sotto Eugenio IV con l'esame di 40 testimoni di cui 34 avevano già testimoniato; il terzo nel 1451 ed infine l'ultimo del 1604.
7) BERNARDO DA VERCELLI . Nel 1422 Vicario- In Ungheria +1441
Bernardo da Vercelli è presentato isolato in uno scomparto triangolare dal fondo azzurro. E' in piedi in posizione frontale e ha il cappuccio della veste che copre i capelli e mette in risalto l'ovale del volto. Il braccio sinistro è protratto in avanti e nella mano tiene un libro chiuso sul quale è scritto MeDITATIONES: si tratta probabilmente del libro da lui stesso scritto. la mano destra è posata su uno scudo dipinto sul quale è appoggiata una corona.
Bernardo (Filippini) di Vercelli, (entrato come monaco a San Michele in Bosco nel 1409) per la seconda volta vicario generale, per la grande benevolenza dell'augusto imperatore Sigismondo verso gli olivetani fu impiegato dai confratelli vestiti di bianco per andare per primo nel 1435 nel regno di Pannonia. Per queste sue gesta meritò di essere chiamato Cenobiarca. Governò il ricchissimo monastero con tanto spirito, che, egli stesso scritto un piissimo codice, e Dio con straordinarie elevate opere, dimostrò come persino gli abitanti della Pannonia onorino religiosamente la sua beata memoria (morendo nel 1441 in Ungheria).
8) AMATISCO GREGORIO (per 34 anni olivetano) +1460
Gregorio Amatisco è rappresentato in primo piano a mezzo busto, in un quadrato simile ad una finestra aperta.
Gregorio Amatisco Romano, che seguendo piamente e santamente per trentaquattro anni la disciplina olivetana, da Niccolò V venne affidato a lui che lo accettò malvolentieri e controvoglia, l'insigne monastero di S. Gregorio a Roma, nel 1448, nel quale morendo a 71 anni, è consegnato onorevolmente ad una tomba; Paolo II volle che fossero celebrate le lodi dell'egregio Abate in una iscrizione in marmo.
9) IPPOLITO ROMANO. Muore a Monte Oliveto Maggiore +1460
Ippolito Romano è rappresentato isolato in uno scomparto triangolare dal fondo azzurro. E' in piedi e tiene tra le braccia con grande delicatezza il bambino Gesù, ritratto con le braccia aperte e con una grande aureola dorata intorno alla testa. Il monaco guarda teneramente il Bambino. E' evidente il riferimento al miracolo di Santa Francesca Romana, spiegato nell'iscrizione.
(Ippolito Romano, concittadino di Santa Francesca, fu scelto dall'apostolo Paolo che annuncia (verità) divine (=messaggi celesti) come aiuto nell'erezione del mirabile collegio. A costui durante l'erogazione dei finanziamenti dell'opera in atto, promessi in seguito al celeste oracolo, la santa madre (S. Francesca Romana) offrì da abbracciare Gesù Cristo che ha assunto le vesti mortali di bambino dalla Deipara, il 26 gennaio del 1439. In seguito la Religione elesse lui che viveva piamente e santamente due volte vicario generale (nel 1442 e nel 1448) . Il papa Niccolò V lo nominò abate nel 1452 dell'insigne monastero di S. Gregorio a Roma. (Morì a Monte Oliveto nel 1460).
10) NICCOLO' DA BOLOGNA- VESTIZIONE DA NICOLA CUSANO +1463
L'iscrizione di Niccolò da Bologna è andata completamente perduta; rimane la trascrizione di D. Cherubino Besozzi.
Niccolò da Bolgna, ancora nel fiore dell'adolescenza, abbandonate le mondanità, si consacra all'Unico Dio. Riceve l'augurio di futura santità da sua Reverendissima Eminenza Nicola Cusano, cardinale dottissimo ed estremamente pio, dal quale, dopo la dichiarazione del sacro nome, è vestito dell'abito. Giunto a perfezione in breve tempo, compì molte cose. Salì al cielo dopo tre mesi, nell'ora rivelata dai concittadini che accorrevano nella visione del paradiso nel 1463.
BCS. G XI 26, f. 39r-41r : discorso del cardinale Cusano
BCS. G IV 1, f. 160r-162v : la lettera di Nicola Cusano a Niccolò da Bologna.
11) RINGHIERI FRANCESCO DA BOLOGNA +1467
Francesco Ringhieri è rappresentato isolato in uno scomparto triangolare dal fondo azzurro, anche se l'affresco è molto danneggiato. E' in piedi in posizione frontale. Il capo coperto dal cappuccio e los guardo abbassato e pensieroso. Con la mano destra sorregge un libro aperto, parzialmente girato verso di lui. Si intravedono solo due lettere EM, ma il libro è per buona parte cancellato.
Francesco Ringhieri tra i più nobili di Bologna per l'integrità della vita, la quale conducendo nell'interrotta meditazione coltivata dai giovanissimi anni fino all'estrema vecchiaia, è proclamato due volte vicario e tre volte abate generale. Conseguite cose insigni dall'abate e persuaso il Papa con preghiere ad aggiungere Francesca Romana all'albo delle Sante, porta gli olivetani al massimo decoro. Questi morì il 7 maggio 1467; dopo dieci mesi, aperta la tomba, apparendo intatto, con la massima opinione di santità con la quale visse è stato riposto davanti all'altare maggiore.
12) GIOVANBATTISTA DA POGGIBONSI + 1469
Giovanni Battista da Poggibonsi è rappresentato isolato in uno scomparto triangolare dal fondo azzurro; è in piedi e ha le braccia giunte sul petto, con la veste bianca con lunghe maniche.
Giovanbattista da Poggibonsi, uomo estremamente religioso e dottissimo, governò due volte come abate generale. Vecchio di mirabile austerità nella vita e di perseveranza nel sopportare le debolezze, dedito al silenzio fino allo stupore, assiduo nelle preghiere, nelle quali aveva il dono di abbondanti lacrime. Morì il 12 gennaio del 1469 in maniera molto santa, con le braccia piegate, gli occhi alti verso il cielo, pregando Dio. I monaci scrissero che per suo merito quando ancora era in vita per volontà divina questa casa fu salvata da un imminente incendio.
13) GIROLAMO DI CORSICA BEATO, nato in Corsica, stabilitosi a Pisa +1479
L'affresco è posto sulla parete a sinistra della porta d'ingresso, tra le finestre.Le mani giunte in segno di preghiera sono girate verso la sua sinistra, il volto, leggermente voltato verso la destra, è rivolto ad una angelo che posa la mano sinistra sulla sua spalla.
Girolamo di Corsica, disprezzando la gloria militare, è fatto oblato olivetano nel 1443. Illustre per i miracoli, continuamente presago degli eventi futuri, a Firenze nel giorno predetto si addormentò con una morte beata nel 1479.(La sua vita fu scritta dal fra Andrea da Volterra, monaco olivetano; il testo fu ritrovato da D. Secondo Lancellotti e pubblicato poi nel 1985 a cura di F.G. Fiori)
14) ROVERELLA NICCOLO’ DI FERRARA + 1480
Niccolò Roverella è rappresentato isolato in uno scomparto triangolare dal fondo azzurro. E' seduto ed ha le braccia protratte in avanti e le palme delle mani rivolte verso l'alto. La mano destra esce dallo scomparto triangolare, gettando ombra sulla cornica decorata. Con la testa leggermente girata verso la sua destra, sembra osservare con gli occhi semichiusi lo spettatore. Alle sue spalle, sulla sinistra è rappresentato un cappello vescovile poggiato sopra un libro chiuso.
Niccolò da Ferrara nacque dall'illustrissima famiglia dei Roverella, (V.I.C. =vir inlustris civis? justus vir civis, abbreviatura delle iscrizioni funerarie) egregio entrando nella Religione, in breve tempo diventerà illustre alla città di Roma) e al mondo per lo straordinario disprezzo di se stesso e per il tormento del corpo a confronto con le altre virtù. Per tre volte respinse con forza le massime dignità offertegli fuori dal chiostro, una sola volta governò come generale (il 18 aprile 1472). Mentre era ancora in vita si udì felicemente da Papa Sisto IV; "Ecco in verità un Israelita nel quale non c'è falsità". Morendo a Ferrara nel 1480, ai monaci fu rivelato per volontà divina che salì direttamente al cielo.
15) DELLA PORTA ADICINO OLIVETANO + 1493
L'affresco di Ardicino della Porta è posto a destra della porta della biblioteca. Vestizione.
Ardicino della Porta, il giovane, nato da un'illustrissima famiglia di Novara, per la particolare dottrina e per i santi costumi, con pubblico voto, viene proposto dai concittadini come Pontefice. Da Sisto IV è messo a capo del vescovado di Aleria in Corsica. Da Innocenzo VIII è stato creato presbitero titolare il 14 marzo 1489. A difesa della dignità del romano pontefice e del sacro collegio, come prova di grande coraggio, ottenendo insigni legazioni, rimasti fedeli gli abitanti di Perugia, gli abitanti di Norcia, di Teramo, di Todi, di Città di Castello, pacifica l'Italia. Riconciliati al di là di ogni speranza, l'imperatore Massimiliano e Mattia re degli Ungari, difende la Germania e la Polonia dalla guerra (Marte che infuria). Infine con un raro esempio e l'approvazione del pontefice rinunziando all'episcopato e al cardinalato, dopo molto tempo professa nel 1492 la diletta disciplina degli olivetani, vestito l'abito di bianco come di consuetudine. Una seconda volta prima di morire, dallo steso Innocenzo, è scelto tra i nostri cardinali, sebbene (Ardicino) si opponesse fortemente. Salì al cielo a Roma, presso S. Pietro, le ossa furono chiuse il 5 febbraio 1493 nel sepolcro degli Avi.
16) BENEDETTO DA SIENA MONACO +1505
Benedetto da Siena è rappresentato a mezzo busto in un tondo, sopra la porta della biblioteca.
Benedetto da Siena fu chiamato alla Religione già vecchio nel 1482. Si distinse sotto i Papi Alessandro VI, Pio III e Giulio II dall'anno 1497 (quando era priore di Sant'Anna di Camprena) all'anno 1505 come Abate del monastero di San Gregorio a Roma e come prefetto dell'Ospizio di Santo Spirito.
17) GIROLAMO MANTOVANO + 1519
Girolamo Mantovano è rappresentato isolato in uno scomparto triangolare dal fondo rosso. Tiene tra le mani un libro leggermente aperto e sembra essere stato appena distolto dalla lettura. Ai suoi piedi è rappresentata una mitra.
Girolamo (Scolari) di Mantova, nella santissima direzione del quale l'illustre Osanna Andreasi di Mantova accolse in sè tutta la devozione della sublime perfezione(cioè=la beata osanna Andreasi con la sua estasi impressionò il giovane Girolamo e il fatto meraviglioso osservato determinò la vocazione religiosa del giovane). A tal punto la donna consacrata a Dio ne trasse profitto che, abbandonata da quel maestro, in maniera estremamente addolorata pianse ma un angelo la confortò annunciandole il ritorno. Abate di grandissima integrità, conscio di tutti gli arcani, che, concernenti in primo luogo la passione (ottenuta da Cristo), erano rivelati alla donna per volontà divina, Per l'opinione estremamente autorevole degli scrittori (storici) (è) beato, poichè coloro che videro il suo corpo in questo tempo assicurarono che era intatto. Andò verso il cielo a Gradaria nel 1519 (o secondo altri il 1515 o il1535 e sepolto nella chiesa olivetana di Gudicciolo, davanti all'altare del SS. Sacramento, restando il suo corpo incorrotto).
18) LEOFANTA FRANCESCA + 1525
L'affresco è posto sulla parete della porta d'ingresso, tra il muro e una finestra. La venerabile Francesca Leofanta è rappresentatA a figura stante in una nicchia di colore rosso. Indossa un abito bianco lungo ed ha la testa coperta da un corto velo nero. Nella mano destra tiene un ramo di gigli fioriti, simbolo di castità, mentre nella mano sinistra ha un libro chiuso.
La vergine Francesca, nobile per discendenza e per pietà, nel 1525 edifica il cenobio delle fanciulle di Palermo, del quale è stata a capo, mentre era viva, come magnifica adoratrice dell'istituzione olivetana. (Aveva lasciato il convento delle Francescane di santa Chiara di Palermo dove si era ritirata, per la fondazione di un monastero per le Oblate Olivetane, ricevendo l'abito dall'Abate del Bosco, che ne aveva la cura spirituale).
19) COPPOLA MARCO - Vescovo di Irsinia. Muore a Napoli + 1527
Marco Coppola è rappresentato in secondo piano a mezzo busto in un tondo simile ad una finestra aperta.
Marco Coppola, illustrissimo per la nobiltà napoletana, nel 1492 dette fama alla Religione. Dal Papa Leone X nel 1518 fu preso ad amministrare il governo della Chiesa di Monte Peloso( in realtà vescovo di Irsinia-Montepeloso, vicino a Potenza), e là con tutti che piangono ancora la morte, fu richiamato dal corpo nel 1527, a 51 anni di età.
20) BOCCADIFERRO VINCENZO, VESCOVO DEI MARSI a. 47 + 1537
Vincenzo Boccadiferro è rappresentato in primo piano a mezzo busto in un quadrato simile ad una finestra aperta.
Vincenzo Boccadiferro bolognese, assolse le cariche di Abate e Visitatore, fu creato da Paolo III vescovo dei Marsi. Il papa, che avrebbe dovuto prontamente ricevere un maestosissimo ospite, l'imperatore Carlo V, fece venire da Bologna a Roma costui che era dotato di singolare saggezza e con tutto quell'ardore con il quale disse:"Ho trovato un uomo secondo il mio cuore!", il papa lo mise a capo della Casa (e gli diede la cura di quasi tutte le cose che potevano occorrere intorno alla venuta dell'imperatore a Roma). Morì dopo un anno all'età di 47 anni sebbene il fato avesse illuso una grande speranza. Fu tumulato in Santa Maria Nova.
21) BACCI BARTOLOMEO + 1540
Bartolomeo Bacci è rappresentato in secondo piano a mezzo busto in un quadrato simile ad una finestra aperta.
Bartolomeo Bacci, fiorentino per discendenza di stirpe, particolarmente familiare di Paolo III, al quale anche quando fu assunto alla dignità del Pontificato fornì il servigio si abilissimo governatore del Palazzo. Abate di grande ingegno, che anche i membri dell'assemblea del Sacro Collegio ammiravano moltissimo, governò gli affari pubblici della Religione nella Curia Romana, nella quale morendo nel 1540 lasciò ai suoi un grande rimpianto.
22) D'AVOLO IGNAZIO, VESCOVO D'AQUINO + 1542
Ignazio D'Avolo è rappresentato in primo piano a mezzo busto in un tondo simile ad una finestra aperta, accanto a Marco Coppola.
Ignazio D'Avolo Napoletano, dai famosi marchesi di vasto e di Peschiera (vicino a Verona) accolto tra gli Olivetani, per 35 anni osservò un contegno onestissimo di vita. Creato Vescovo d'Aquino da Paolo III, governò in maniera molto industriosa quella chiesa per sei anni e scambiò la vita con la morte nel 1542 a 57 anni.
23) PEPOLI TADDEO, VESCOVO DI CARINOLA + 1548
Taddeo Pepoli è rappresentato in secondo piano a mezzo busto in un quadrato simile ad una finestra aperta, accanto a Vincenzo Bocca di ferro.
Taddeo Pepoli di Bologna nacque da una nobilissima famiglia, lui che dopo gli incarichi di Abate, Visitatore e Vicario generale, tanto egregiamente svolti, ornato da Paolo III della dignità episcopale nel 1547, fu messo a capo della Chiesa di Carinola (vicino a Caserta). Aggravato dall'età, nel 1548 trattenutosi a Roma volò al cielo.
MARTINUZZI GIORGIO CARDINALE +1551
L'affresco di Giorgio Martinuzzi alla battaglia di Lippa è uno dei due grandi affreschi che decorano la parete nella quale si immette la porta d'ingresso alla biblioteca. L'affresco è racchiuso in una cornice di marmo dipinta.
Giorgio Martinuzzi, Croata, discendente da progenitori nobili, dopo che delle colonie di Olivetani furono inviate dall'Imperatore Sigismondo di Pannonia a Buda, nell'insigne monastero di S. Paolo Eremita, vesti il cappuccio bianco. Il monaco stimatissimo eccelse fino a tal punto in ogni virtù civile e militare, che un tanto grande elogio in un uomo supera la credibilità storica universale.
Innanzi tutto da Giovanni Sepusio, re degli Ungari, alle grandi imprese del quale aveva contribuito con egregio zelo, prudenza e lealtà, fu posto sovrintendente dei tesori del Regno e tutore della prole regale. In seguito da Ferdinando austriaco re dei Romani, presso il quale fu sempre tenuto in gran conto, fu eletto voivoda (raccomandante) nella difesa della Transilvania. Estrema prova della sua sicura forza ed elevato ricordo della sua straordinaria pietà fu quando liberò con la forza la città di Lippa, la più fortificata dell'intera provincia, che si era arresa al Solimano tiranno dei Turchi e la restituì al nome cristiano. Uomo nato per trattare gli affari e senza dubbio molto importanti, innalzato alle più elevate cariche della Chiesa e alle dignità ecclesiastiche, resse l'Episcopato di Varadino, l'arcivescovato di Strigonia, e da Papa Giulio III ricevette le insegne del cardinalato nell'anno del Signore 1551 il 12 ottobre.
Ahimè Fato invidioso! Per poco splendette col pileo in testa e subito morì. (Ma non fu olivetano, era solo uscito dal monastero che precedentemente fino al 1455 era stato riformato dagli olivetani).)
COSTANZO AMALFITANO + 1555
Costanzo Amalfitano è rappresentato in primo piano a mezzo busto in un quadrato simile ad una finestra aperta.
Costanzo Amalfitano, nato nella nobile famiglia dei Sebastiani, eccelse sommamente nella dottrina, straordinariamente erudito nelle materie teologiche, conobbe perfettamente la lingua greca, per cui riunitosi il Concilio universale di Trento, dalla Città di Roma nella quale faceva il Pubblico Predicatore, mandato dal pontefice interpretò schiettamente i padri stranieri. Fu insignito dagli uomini più illustri di molte dignità e successi. Fu creato Abate da Paolo III nel 1536. Morì nel 1555 (nel nostro monastero romano).
26) SERRAGLI FILIPPO, Vescovo di Modrus (Illiria) + 1555
Filippo Serragli è rappresentato in secondo piano a mezzo busto in un tondo simile ad una finestra aperta.
Filippo Serragli, nobile per origine di antichità nella città di Firenze, fu di tanta autorità nella Congregazione, che a lui solo Vicario generale venne affidata nei comizi l'elezione del sommo capo, ricercato lui stesso come abate Generale con pubblici voti, rifiutò l'Abate modestissimo e Visitatore di grandissima onestà e familiare di Paolo III dal quale nel 1546 fu proclamato vescovo di Modrus (in Illiria). Compì il proprio dovere verso la natura nel 1555.
BENAVOLTI VITO + 1577
Vito Benavolti è rappresentato in primo piano a mezzo busto in un tondo simile
ad una finestra aperta.
Il Patrizio Vito Benavolti brillò come abate e visitatore, Cosimo I Granduca della
Toscana lo pose a capo dell'ospizio di Santa Maria Nova a Firenze nel 1571, dove
morì onorato dalle lacrime dei principi. Dal voto gli successe il discepolo della
religione nel 1575 (più precisamente nel 1577).
CASTALDO MATTEO. Vescovo a Pozzuoli. Morto a Napoli + 1585
Matteo Castaldo è rappresentato in primo piano a mezzo busto in un tondo simile ad una finestra aperta.
Matteo Castaldo napoletano fu il fratello di Giovanni Battista Marchese di Cassano e conte di Platina il più celebre oltre ogni credere per la scienza militare e per le imprese condotte valorosamente. Visse completamente nella religione che accrebbe, in qualità di Abate e Visitatore, grazie al denaro del fratello, costruendo dalle fondamenta un cenobio (di Nocera Umbra) e creato vescovo a 44 anni da Paolo III, governò sugli abitanti di Pozzuoli nel 1541. Venendo meno a Napoli a 91 anni, è stato seppellito nel nostro monastero (napoletano) nel 1585.
29) NUTI PIO - RETTORE DI S. MARIA + 1597
Pio Nuti è rappresentato in secondo piano a mezzo busto in un tondo simile ad una finestra aperta.
Pio Nuti, famoso tra i Senesi per antichità di stirpe, il più illustre per le virtù dell'animo durante l'importante governo della Religione, che ottenne nell'anno 1580 (a Monte Morcino), non negò a nessuno un merito e per sé si procurò il maggiore, poiché nel 1595 dal grande condottiero Ferdinando I di Toscana fu posto a capo con somma autorità lui che era senese dell'Ospizio della Scala.
Morì gloriosamente nell'anno di salute 1597 all'età di 70 anni. (Il suo corpo fu sepolto nella cappella del santissimo sacramento del monastero di San Benedetto a Siena, e il sepolcro è illustrato da un commendabile elogio).
MARESCOTTI CLAUDIO + 1598
Claudio Marescotti è rappresentato in secondo piano a mezzo busto in un qiadrato
simile ad una finestra aperta, appare con i baffi.
Claudio Marescotti, nato da una famiglia che risplendeva assai presso i
Bolognesi, apparve notevole tra gli olivetani per la dignità di Abate e Visitatore,
egli che da Papa Sisto V nel 1587 fu onorato con il vescovato di Strongoli (oggi
unito a Cariati), a Roma dopo due anni trascorsi nella carica innalzò a sessantotto
anni lo spirito dall'umano soggiorno nel 1598(o meglio 1589).
31) GUILLICIONI FILIPPO + 1601
Filippo Guillicioni fu sostituito nel 1587 a Vito Benavolti custode del celebre ospizio di Santa Maria Nova a Firenze, dopo la sua morte, da Francesco II Granduca di Toscana.
Termina l'estremo giorno (muore) nel 1601(a San Bartolomeo della Sacca), quasi ottuagenario, dopo aver adempiuto alla carica di Abate e Visitatore.
32) FABI PLACIDO, Vescovo di Castro - muore a Napoli a 59 anni + 1605.
Placido Fabi è rappresentato in primo piano a mezzo busto in un quadrato simile ad una finestra aperta, con barba e baffi.
Placido Fabi di Bologna, famoso per la nobiltà e per altri titoli, come Abate. Visitatore e per primo come governatore giovò alla Religione, la quale come insigne predicatore aveva innalzato alla massima stima dei Principi: infine da Clemente VIII nel 1599 fu messo a capo come Vescvovo di Castro e poi di Telese; morì (da Vescovo) nel Cenobio napoletano all'età di 59 anni e là fu sepolto nel 1605.
33) ODDI BARNABA DI PERUGIA + 1617
Barnaba Oddi è rappresentato in primo piano a mezzo busto in un todno simile ad una finestra aperta.
L'abate Barnaba Oddi, illustre cittadino di Perugia, in un primo tempo elemosinario di Cristina Lottarena duchessa dell'Etruria, poi per l'esperienza civile servitore del marito il serenissimo Ferdinando I. Fu terzo superiore olivetano dello Xenodochio di Santa Maria (Nova a Firenze). Visse nella carica 9 anni, morì a Firenze nel 1617.
34) PAVONI CIPRIANO DA RIMINI. cameriere di due Papi + 1626
Cipriano Pavoni è rappresentato a mezzo busto in un tondo simile ad una finestr aperta.
Cipriano Pavoni da Rimini nello stesso luogo, creato vescovo da Paolo V nel 1619, visse sette anni con estrema diligenza, fratello dell'illustrissimo Pavoni, divenne con il massimo prestigio cameriere personale dei Papi Paolo V e Gregorio XV. Esercitò degnamente le cariche tra gli Abati olivetani e i Visitatori. (Costruì il nostro cenobio di Roncofreddo).
Da un fatto immaturo è strappato prematuramente ai vivi mentre nel quarantaquattresimo anno di età ed è stato tamulato nella sua Chiesa nel 1626.
35) CANTONE (o CANTONI) ANGELO MARIA + 1627
L'iscrizione di Angelo Maria Cantone è andata completamente distrutta; rimane la trascrizione di D. Besozzi.
Angelo Maria Cantone, bolognese, uomo egregiamente prudente e integerrimo, uguagliando in onore i maggiori della Religione, e in seguito da grande familiarità a Urbano VIII, durante il governo del quale gli fu ordinato di occuparsi degli uffici del defunto Abate Generale con il nuovo appellativo di Vicario Apostolico, nell'anno 1624. Attese ai doveri per un triennio, opponendosi fortemente alla più ampia munificenza del pontefice. Ora vive degno di essere Procuratore Generale nella Curia Romana, dopo aver messo al sicuro la Provincia.
36) TORNIOLI EVANGELISTA, Vescovo di Città di Castello + 1630
Evangelista Tornioli è rappresentato in primo piano a mezzo busto in un tondo simile ad una finestra aperta sopra la porta della biblioteca.
Evangelista Tornioli che Paolo V nel 1616 mise a capo come Vescovo della Chiesa di Città di castello, onorò nel 1617 con la sua carica S. Spirito in Saxia presso i Romani.
Si comportò con molta dignità nel governo; uomo prudente, abituato per molto tempo alle più importanti cariche della Religione, visse 63 anni e vinto dalla morte a Perugia, dove iniziò la vita, è stato sepolto dai nostri nel 1630.
37) PUERONI DOMENICO + 1633
L'iscrizione di Domenico Pueroni è andata completamente distrutta; rimane la trascrizione di D. Besozzi.
A Domenico Pueroni di Cremona ottimo Abate Generale, in mezzo a queste memorabili immagini, spettatore, così sommo onore dalla presente dignità, come parimenti per la straordinaria virtù. Meritatamente la carica concilia il luogo. I Padri elessero concordemente con raro miracolo nel 1627 Abate Generale all'età di 45 anni lui che svolgeva costantemente le altre cariche, certamente considerandolo il solo nato per il bene della Religione; emulo dunque di santità alla maniera degli antichi, rinnova la Religione con ottime leggi. Seguace di tutte le Dottrine, fa perseguitare quelle estremamente empie. E alla straordinaria abilità dell'uomo, con il favore di Dio, tutte le cose hanno il risultato desiderato. E durante il periodo del felice governo papa Urbano VII, prorogando al triennio successivo il governo all'uomo da lui ben conosciuto, nel 1636 con grande entusiasmo dei buoni restituì alla felice Religione la speranza rapita. Per la sua grandezza la ricchezza del vigilantissimo ingegno produrrà cose ancora più grandiose. Don Ambrogio di masseria Abate di Bologna e Vicario Generali offrì con queste pitture allo zelante presule nel 1631 insieme al ritratto il breve elogio dell'altrui eccellenza.
38) BORGHESI IPPOLITO, di Siena - Vescovo di Montalcino + 1637
Ippolito Borghesi è rappresentato a mezzo busto in un tondo simile ad una finestra aperta.
Ippolito Borghese di Siena, una volta Abate Generale, adesso (nel 1631) governa gli abitanti di Montalcino, creato vescovo da Paolo V (nel 1617 e muore a Siena nel 1637).
39) TESTA VITTORIO PICCOLOMINI + 1636
Il ritratto di Vittorio del Testa Piccolomini è andato completamente perduto, quando è stata costruita la finestra. La ricostruzione dell'iscrizione è ripresa dal Besozzi.
Vittorio del Testa Piccolomini Abate senese, conseguite tutte le cariche eccellendo nel maggior numero possibile, risultando di gran lunga il più apprezzato, riunitesi le assemblee nel 1617 proposto con insistenza dal voto di tutti come abate generale, a suo favore si ebbe tutta l'assemblea che acclamava per un altro anno una magnifica attestazione dei meriti, questa dignità papa Paolo V conferì all'uomo di assolutissima virtù. Ancora vivente nel Patri Monastero presiede alla grandissime spese. Giammai la morte arriverà a lui senza un profondo e splendido giudizio di una perenne fama.
(A soli trent'anni fu eletto abate di S. Bartolomeo di Firenze, successivamente di s. Pietro a Gubbio e infine abate di San Benedetto di Siena, dove rimase per molti anni).
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