sabato 5 marzo 2016
Sant’Anna in Camprena – Siena ( 1334 –1784 )
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Fin dal 1324, a circa quindici chilometri da Monte Oliveto Maggiore, madama Uguccia, vedova di Messer Ranuccio dei Ragnoni, entrambi senesi, donava agli Olivetani il suo palazzo e fortilizio in Camprena, presso Pienza (allora ancora Corsignano), perché facessero un monastero dedicato a Sant'Anna.
Fu accettata l'offerta, ma, per la pochezza della rendita, non poterono i monaci trapiantarsi colà se non dopo vari anni. Più tardi nel 1334, vi fu posta una famiglia se pur piccola.
Il 4 maggio 1347 è Priore Fra Taddeo Stefani di Firenze.
E’ interessante ricordare la donazione fatta al monastero di San Benedetto a Porta Tufi dell’anno 1363, perché può essere un documento importante per la conoscenza del tempo più antico di Spedalone e del Podere Ragnuzzo.
- Donazione di 25/720 parti da Giovanni Ragnoni (B 7 – UU f.43 fac.2)
Da Giovanni del già Lando di Giotto Ragnoni e da Donna Filippa del già Figo di Leo sua moglie, fu donato al Monastero di San Benedetto 25 delle 720 parti degli infrascritti stabili, sotto rogito di Ser Brizzo del già Pavolo. Cioè una casa posta nel popolo di San Martino, confinante da uno la strada maestra, da lato il chiasso e da due gli Eredi di Donna Checca del Priorino; tutta la parte e ragioni che avevano di certe case basse colle Bottegne, poste in detto popolo, confinante da due strade e da un’altra Francesco di Arrigo di Cione Ragnoni; tutta la parte e ragioni che gli si competevano di certa Bottega in Contrada di Parrione, confinante con la strada di Parrione, con Francesco di Biagio Piccolomini e cogli Eredi di Ragnuzzo Ragnoni come al Contratto sciolto in cartapecora segnato B 7 e al libro segnato UU a fo. 43 fac. 2.
La povertà della casa fu sollevata con varie donazioni, specialmente nel 1368 con l'eredità di Angelo Martinotti senese.
NOTAI Ecco i nomi dei notai che rogarono documenti riguardanti donazion o acquisti per il monastero.
S. ANNA IN CAMPRENA
1363 - Rogito di Ser Brizzo del già Pavolo.
1381 sett. 12 - Ego Bonus q. Luce not. Dictus Corsignani comitatu.
1381 sett. 12 - Rogato Ser Azzolino del già Giov. da Siena not.
1382 gen. 21 - Not. Giovanni del fu Giovanni.
1382 lugl. 27 - Rogato Luca di Fuccio da Corsignano.
1382 dic. 6 - Rogato Giov. di Ser Giov. Not. Imp.
1385 lugl. 31 - Rogò Ser Pavolo del già Angelo di Monte Pulciano.
1385 sett. 18 - Ne viene fatta quietanza
1389 giu.18 - Rogato Ser Lipo del già Pietro di Monte Alcino.
1389 nov. 18. - Rogò Ser Lipo del già Pietro di Monte Alcino.
1390 feb. 13. - Rogò Ser Giacomo del già Ser Luca Civoli di San Quirico in Osenna.
1390 apr. 13 - Rogato Iacolino quondam Luce Cioli di San Quirico.
1390 sett. 1 - Donna Erminia di Asciano per suo testamento al monastero di Monte Oliveto
1390 sett. 8 - Rogò Sergio di olim Lenzo Gigli not.
1392 giu. 13 - Rogò Ser Lipo del già Pietro di Monte Alcino, notaio cittadino senese.
1393 lug. 27 - Rogò Ser Silvestro del già Ser Cecco di Monte Alcino not. Pubblico.
Sant’Anna in Camprena
34) 1381 sett. 12
Donazione di Caterina a sant’Anna in Camprena.
Actum in Castro mozzo comitatu Senarum, in domo Domne Catharine.
Ego Bonus q. Luce not. Dictus Corsignani comitatu.
35) 1381 sett. 12
Don Cristoforo Rettore di S. Fiore di Montisi vende per fiorini 4 d’oro a fra Nicola di Arezzo monaco di Sant’Anna un pezzo di terra in corte di Castel Mozzo in luogo detto Colle Aruscioli al quale confina da due parti il monastero.
Rogato Ser Azzolino del già Giov. da Siena not.
36) 1382 gennaio 21
Niccolò di Cione di Siena vende per fiorini 12 d’oro.
Not. Giovanni del fu Giovanni.
37) 1382 luglio 27
Donna Pia moglie di Francesco di Chele vende per fiorini 26 d’oro a fra Tenoro da Spoleto monaco che compra per il monastero di S. Maria di Monte Oliveto un pezzo di terra e un prato posto in Castelmozzo. Le Catera
Rogato Luca di Fuccio da Corsignano.
38) 1382 dicembre 6
Donna Tessa vedova di Guidotto di Mino, e Mino figlio di Guidotto di Castel mozzo vendono per fiorini 20 d’oro a Biagio di Guido di Giacomo una casa in Castel mozzo alla quale confina da due parti la via, Lorenzo di Ranuzzo, gli eredi di Muccia di Ser Ghino.
Rogato Giov. di Ser Giov. Not. Imp.
39) 1385 luglio 31
Gerardo del già Cintino detto il Gallo del Contado di Montepulciano e donna Giacoma sua moglie vendono a fra Pietro di Lotto di Fiorenza monaco e Procuratore di Monte Oliveto un pezzo di terra lavorativa per fiorini 5 d’oro in corte di Monte Pulciano, nella villa di Celiano confinano i frati di Monte Oliveto. Rogò Ser Pavolo del già Angelo di Monte Pulciano.
40) 1385 settembre 18
Fra Pietro di Lotto monaco del monastero di Sant’Anna paga per detto monastero ad Ambrogio d’Angelo Sindaco del comune di Lucignano d’Asso fiorini 71 d’oro per il debito di danni dovuto a detto Comune dagli eredi di Naldo del Vecchio e ne viene fatta quietanza.
41) 1389 giugno 18
Mauro del già Guido di Mannuccio di Montisi vende per fiorini 2 d’oro a Nerio di Ragnuzzo de’ Ragnoni un pezzo di terra lavorativa in corte di Contrada detta Fonte alla Cella la quale confina nella chiesa di Santo Fiore di detto Castello.
Rogato Ser Lipo del già Pietro di Monte Alcino.
42) 1389 novembre 18.
Angelo e Nuccio figlio del già Cislo di Castelmozzo vende a Francesco di Nei di Marsilio di detto luogo una casa priva di castello per fiorini 10 d’oro.
Rogò Ser Lipo del già Pietro di Monte Alcino.
43) 1390 febbraio 13.
Angiolo del già Puccio di Cecco di Petroio per fiorini cinque d’oro e soldi 4 di denari sanesi vende a Duccio di Ranuzzo de’ Ragnoni un pezzo di terra parte prativa parte lavorativa e parte soda in corte di Petroio in contrada di San Lorenzo al quale confina il fossato Trove, i frati di Monte Oliveto.
Rogò Ser Giacomo del già Ser Luca Civoli di San Quirico in Osenna.
44) 1390 aprile 13
Cristofano del già Butino di Castelmozzo e donna Guiduccia sua moglie vendono per fiorini 7 a Fra Severo di Gionterino di Città di Castello monaco che stipulava per il monastero di Santa Maria di Monte Oliveto un pezzo di terra lavorativa posta nella corte di Castelmozzo in luogo detto Oriolo.
Rogato Iacolino quondam Luce Cioli di San Quirico.
45) 1390 settembre 1
Fra Simone Grontadini di Città di Castello monaco prese il possesso delle possessioni appresso poste in corte di Castelmozzo lasciati da Donna Erminia di Mino Cenni di Asciano per suo testamento al monastero di Monte Oliveto (cfr. l’elenco dei 16 pezzi di terra).
46) 1390 settembre 8 (218)
Gio. di Francesco della Fama di Castemozzo vende per fiorini 4 d’oro a Fra Severo monaco che compra per il monastero di Santa Maria di monte Oliveto un pezzo di terra soda e parte boscata in corte di Castemozzo in luogo detto Costa guiarachij nel quale confina detto monastero e lo Spedale di Santa Maria della Scala. Rogò Sergio di olim Lenzo Gigli not. Li 8 settembre 1390.
47) 1392 giugno 13
Luca di Guidotto di Castemozzo vende per fiorini 12 d’oro a fra Tommaso di Cecco di Perugia che compra per il monastero di Monte Oliveto di Chiusure un pezzo di terra in corte di Castemozzo in luogo detto La Fornace, al quale confina detto Monastero da due parti e Pietro di Menco dall’altra.
Rogò Ser Lipo del già Pietro di Monte Alcino, notaio cittadino senese li 1392 13 giugno.
48) 1393 luglio 27 Oblazione a Sant’Anna
Pietro Ceccharini di Chianciano abitante a Montisi comitato di Siena e donna Piera sua moglie donavano se e le cose loro a Fra Giovanni Chola di Perugia priore di Sant’Anna in Camprena:
rimanendo genuflessi in presenza del venerabile uomo fra Lorenzo di Perugia abate del monastero di Monte Oliveto che li riceve per detto monastero di Sant’Anna.
Rogò Ser Silvestro del già Ser Cecco di Monte Alcino not. Pubblico 27 luglio 1393.
Nel 1464 vi morì di peste Fra Simone di Baggio, ex abate generale, essendo priore di S. Anna in Camprena.
- L'anno 1486 fu venduto dal Monastero di San Benedetto a porta Tufi di Siena il Podere denominato Salva Domenici, confinante col Podere de Spedalone al Monastero Olivetano di Sant'Anna per fiorini cento sotto rogito di Ser Iacomo Mochi annotato al libro segnato UU a fo. 173 ed al libro rosso segnato R a fo. 77 fac. 2.
Nel 1501, sull'albeggiare del secolo XVI avvenne il rinnovamento del monastero di S. Anna che apparve quasi l'araldo dell'Archicenobio nel cammino dell'arte.
Piccolo e povero per l'innanzi, fu beneficato dalla splendida luce umanistica che emanava dalla vicina Pienza, succeduta al vecchio Corsignano e s'ingrandì ed abbellì anch'esso.
Ebbe cioè nel 1501 un vasto ed elegante chiostro rinascimentale in forma quadrata ed un intarsiatore olivetano, Fra Paolo da Recco, lavorò per il nuovo refettorio alcune magnifiche spalliere, che scomparvero più tardi, al tempo della soppressione napoleonica.
In questo stesso refettorio si esercitò allora anche la grande arte pittorica del celebre Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, a cui fu allogato il lavoro il 10 luglio 1503. (Arch. Stato Fir. Patrim. Eccl. Pienza = Compagnie soppresse, A. CCCIX, vol. 1-2 (461), f. 18 bis).
Vi eseguì sei storie, con alcuni tondi e fregi decorativi ricorrenti lungo le pareti, terminando tutto in circa undici mesi, prima cioè che fosse chiamato a dipingere in Monte Oliveto Maggiore.
La costruzione della chiesa proseguì molto lentamente per penuria di mezzi, finché il medesimo priore che aveva chiamato il Sodoma a Camprena, cioè Fra Filippo Villani di Viadana, la poté compiere nel 1517 mediante un prestito di trecento scudi d'oro ottenuti dal monastero olivetano di S. Giorgio di Ferrara.(Arch. di S. Giorgio di Ferrara). L'autorizzazione per il prestito fu rilasciata al priore Fra Antonio di Ferrara dall'abate Generale Porcelli di Gubbio sotto la data del 30 maggio e anche del 14 giugno 1517.
Nel 1530-32 Fra Miniato Pitti richiese il Vasari per delle pitture per S. Anna in Camprena e per l'abate generale Fra Angelo Ceriani di Albenga
Nel 1546 Sant'Anna fu dispensata dal pagamento dei viaggi del Procuratore, forse per situazioni di difficoltà economiche del monastero
Nel 1554-55 il monastero di S. Anna in Camprena fu più volte depredato e barbaramente devastato dai francesi, alleati di Siena e l'abbazia dipendente di Sicille fra Montisi e Torrita fu quasi distrutta dagl'Imperiali.
Nel milleseicento fu abate Don Ippolito Campioni di Siena. In seguito vi fu abate Don Taddeo Pepoli di Bologna divenuto abate generale nel 1651..
Nel 1707 era abate il senese Don Vittorio Borghesi.
Nel giubileo del 1750, il vescovo di Pienza, Francesco Maria Piccolomini, aveva obbligato tutti gli Olivetani di S. Anna e dell'Archicenobio a visitare la chiesa cattedrale per l'acquisto delle indulgenze. Era un disagio non piccolo per i monaci, data la molta distanza di Monte Oliveto da Pienza. Ma il D'Anna si procurò subito da Roma il privilegio di visitare invece gli altari della chiesa dell'Archicenobio, e per non guastarsi col vescovo, puntiglioso, mandò a Pienza, durante l'anno, ora questo ora quell'oblato, oltre i soliti chierici per le sacre Ordinazioni.
Il monastero di sant’Anna in Camprena presso Pienza fu soppresso il 31 maggio 1784, su proposta del vescovo di Chiusi-Pienza, che provvide anche all’esecuzione del provvedimento e con ordine di sgombro immediato, i suoi beni furono destinati al patrimonio Ecclesiastico di Pienza, quindi fu abbandonato tutto e i monaci furono aggregati al monastero di Siena, come pure al monastero di S. Andrea di Volterra
Monastero di Sant'Anna in Camprena
Soggiorni per gruppi nel bellissimo Monastero di Sant'Anna in Camprena, dove è stato girato il film "Il paziente inglese"
Siamo entrati nel terzo millennio, nel mondo della tecnologia, dei computers, internet, le e-mail: Basta!!! Ci vuole un po' di pace per le nostre menti stanche.
Bisogna riuscire a regalare del tempo allo sguardo, ai suoni, agli odori che si possono riscoprire solo in luoghi unici, un po' "fuori dal mondo", immersi nella campagna e nella storia. E' con questo spirito che ci si avvicina a questo luogo insolito, attraversando strade alberate di cipressi come dentro una pubblicità, andando con la mente indietro nel tempo come a figurarsi antichi carri medioevali che attraversavano i crocevia (chi non ricorda Benigni e Troisi quando nel famoso film
"Non ci resta che piangere" arrivano a Frittole?): ecco la sensazione, l'improvviso trovarsi in un mondo antico, ecco: questo è il Monastero di S.Anna in Camprena, poco distante da Pienza (città ideale del Rinascimento), al quale si arriva percorrendo una piccola strada fino a raggiungere un vecchio cartello di legno, la strada diviene sterrata, in salita e finalmente siamo qui, lontano da tutti, anche dalle e-mail! La struttura possente del Monastero, in cima alla collina, dà sicurezza, come se sovrastasse il mondo. Anche se oggi, all'interno, le celle dei monaci sono divenute camere per soggiorni agrituristici, pur mantenendo la loro semplicità, l'effetto dell'ambiente non è cambiato: l'antica cucina del monastero è sempre là, con il grande focolare, nella grande sala da pranzo troneggia l'antico arazzo con l'albero genealogico della famiglia Piccolomini, come a ricordare che la storia è passata di qui e non si può fare a meno di notarlo;
fuori, nel giardino, c'è sempre la grande vasca, oramai nota per le riprese del film "Il Paziente Inglese", qui girato qualche anno fa, che ha reso celebre questo posto, anche se la celebrità non l' ha cambiato!
Nell'antico orto dove i monaci nei secoli hanno coltivato piante medicinali, potrete forse trovare l'attuale custode che sarà ben lieto di raccontare aneddoti antichi!
Ecco il Monastero di S.Anna in Camprena: luogo ideale per gruppi che cercano la tranquillità oppure la possibilità di fare attività creative, in un luogo di pace.
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Monastero di Sant'Anna in Camprena
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Coordinate: 43°07′42.44″N 11°39′00.81″E (Mappa)
Monastero di Sant'Anna in Camprena
La chiesa e il monastero Stato ItaliaRegione Toscana LocalitàSant'Anna in CamprenaReligioneCristiana cattolica di rito romano TitolareSant'AnnaDiocesiDiocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza Consacrazione1517Stile architettonicorinascimentaleInizio costruzione XV secolo Completamento1517Camprena
Emanuele Repetti, nel Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana[1], indica l'origine del toponimo Camprena, con il quale è identificato il monastero di Sant'Anna, da Campus Arenæ (in italiano: campo d'argilla): la zona in cui sorge il monastero è al limitare delle Crete Senesi.
Il monastero di Sant'Anna in Camprena è un ex complesso monastico olivetano situato nell'omonima località, all'interno del territorio del comune di Pienza, in provincia di Siena.
Attualmente il monastero è adibito ad agriturismo gestito dalla diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, mentre l'annessa chiesa, consacrata, è sede della parrocchia di Sant'Anna in Camprena[2].
Indice
• 1 Storia
• 2 Descrizione
o 2.1 Chiesa
2.1.1 Esterno
2.1.2 Interno
2.1.3 Organo a canne
o 2.2 Monastero
2.2.1 Refettorio
o 2.3 Cimitero
• 3 Note
• 4 Bibliografia
• 5 Altri progetti
• 6 Collegamenti esterni
Storia
Nel 1324, San Bernardo Tolomei, fondatore dell'abbazia di Monte Oliveto Maggiore e dell'omonima Congregazione benedettina, fondò nei pressi di Castelmuzio un romitorio nei terreni donati dalla nobile senese Uguccia de Ragnoni che lì possedeva un palazzo fortificato. Nel 1334 un gruppo di monaci provenienti dall'abbazia di Monte Oliveto instaurò nel romitorio un vero e proprio monastero.
La costruzione del nuovo monastero, dipendente da Monte Oliveto, venne avviata soltanto agli inizi del XV secolo e si protrasse fino al 1517; nello stesso anno, si ebbe la consacrazione della chiesa, dedicata a Sant'Anna. Il complesso fu oggetto di restauri anche nei secoli XVII e XVIII.
Nel 1784 il monastero venne soppresso e divenne sede di una parrocchia della diocesi di Pienza dipendente dalla pieve di Santo Stefano a Cennano, presso Castelmuzio, e l'edificio un tempo abitato dai monaci divenne la canonica. Nel 1833, la parrocchia contava 108 abitanti[3].
Dopo esser stata residenza estiva del seminario di Pienza, alla fine del XX secolo il monastero è divenuto un agriturismo gestito dalla diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza.
Nel 1996 sono state girate all'interno del monastero alcune scene del film Il paziente inglese, diretto da Anthony Minghella.
Descrizione
Il complesso monastico di Sant'Anna in Camprena è formato dalla chiesa abbaziale, dal monastero ad essa adiacente e dal piccolo cimitero, posto alle spalle della chiesa.
Chiesa
La chiesa, dedicata a Sant'Anna, madre di Maria (madre di Gesù), venne terminata e consacrata nel 1517, mantenendo nei secoli successivi le sue caratteristiche originarie.
Esterno
Facciata della chiesa
La facciata della chiesa, stretta fra due lesene in laterizio e rivestita d'intonaco chiaro, è a capanna ed è preceduta da un sagrato rettangolare, sul quale si affaccia anche il monastero. Il portale d'ingresso, unico e privo di lunetta o cornice, è a due battenti lignei con semplici rilievi. Dinnanzi ad esso si trova un protiro in laterizio, a pianta quadrangolare, coperto con volta a crociera sorretta da quattro pilastri. Nella parte superiore della facciata si apre un rosone circolare leggermente strombato; termina in alto con un frontone triangolare ed un doppio cornicione.
Le fiancate della chiesa e il transetto sono privi di elementi decorativi e presentano, come la facciata, un paramento murario d'intonaco chiaro alternato a lesene in laterizio. Al centro di ciascuna delle due facciate del transetto, prive di frontone, si apre un rosone circolare strombato.
Lungo il fianco sinistro della chiesa, si eleva la torre campanaria quattrocentesca. Essa, a pianta quadrata, presenta nella parte inferiore delle finestre a feritoia e, in quella superiore, la cella campanaria. Essa si apre su ciascuno dei quattro lati con una bifora a tutto sesto sorretta, al centro, da un pilastrino. La copertura del campanile è in cotto.
Interno
Interno della chiesa
L'interno della chiesa è a pianta a croce latina, con unica navata, transetto sporgente e coro quadrangolare con piccola abside semicircolare.
Il piedicroce è formato dall'unica navata; essa è priva di cappelle laterali e si articola in tre campate rettangolari coperte con volta a crociera e intervallate da archi a tutto sesto alla base dei quali si trovano due lesene composite dipinte a finto marmo. A ridosso della controfacciata, vi è un'elaborata bussola barocca in legno dipinto.
Il capocroce è composto dalla crociera, coperta con volta a vela, dal coro e dai due bracci del transetto, ognuno dei quali ospita, a ridosso della parete fondale, un altare barocco in stucco dipinto a finto marmo. L'altare di destra è sormontato da un quadro raffigurante Santa Scolastica e l'Angelo, mentre quello di sinistra da un quadro raffigurante la Madonna in trono col Bambino e Sant'Anna fra due monaci olivetani genuflessi, copia di uno degli affreschi del Monastero di Sant'Anna in Camprena#Refettorio#refettorio. Nel braccio sinistro del transetto, incassato nella parete, vi è il fonte battesimale. Il presbiterio accoglie l'altare maggiore in stucco dipinto a finto marmo. Al di sopra di esso vi è un Crocifisso ligneo barocco. Lungo le pareti del coro, a pianta quadrata e con volta a crociera, e della piccola abside semicircolare, si trovano gli stalli lignei del XVI secolo. Nel catino absidale è raffigurata la Colomba dello Spirito Santo fra una gloria di angeli.
Lungo le pareti della chiesa vi sono tredici tele seicentesche raffiguranti Scene della vita di San Bernardo Tolomei[4].
Organo a canne
L'organo a canne
Al centro del coro, a pavimento, si trova l'organo a canne[5], costruito nel 1788 da Filippo Tronci per la chiesa di San Francesco di Fiesole ed acquistato nel 1914 dal vescovo di Chiusi e Pienza Giacomo Bellucci e in tale occasione restaurato da Onofrio Bruschi.
Lo strumento è racchiuso entro una cassa lignea verniciata di bianco con modanature e specchiature; la mostra, composta da canne di Principale, è chiusa da due portelle recanti quella di sinistra lo stemma del vescovo Bellucci, quella di destra il cartiglio con l'anno dell’acquisto da parte del vescovo e il nome del donatore.
La consolle, a finestra, ha un'unica tastiera di 47 note con prima ottava scavezza ed una pedaliera a leggio scavezza di 9 note (la decima aziona il Timpano a tre canne, ma solo a Contrabassi inseriti), costantemente unita al manuale; alla destra della pedaliera si trovano i pedaletti per la Terza mano e del Tiratutti del Ripieno. I registri sono azionati da manette a scorrimento verticale che si trovano alla destra della tastiera.
Il sistema di trasmissione è integralmente meccanico sospeso, con alimentazione manuale dell’aria.
Monastero
La facciata del monastero
Il monastero sorge alla destra della chiesa, ad esso adiacente.
La sua facciata principale dà sul lato lungo del sagrato ed è priva di particolari decorazioni. Essa è caratterizzata da finestre rettangolari di varie dimensioni disposte asimmetricamente. Nella parte inferiore, si apre il portone d'accesso con arco a tutto sesto, con doppio battente ligneo. Nella parte superiore, in corrispondenza del portone, vi è un corpo sporgente poggiante su due archi pensili ogivali sorretti da mensole.
Il monastero si articola intorno al chiostro, terminato nel 1501[6] e rimaneggiato nel XVIII secolo. Esso è a pianta rettangolare e le quattro gallerie, coperte con volta a botte, si affacciano sulla corte centrale con finestre chiuse da elaborate inferriate. Nell'angolo meridionale, vi è la vera da pozzo rinascimentale.
Alle spalle del monastero, si trova un ampio giardino, delimitato da un muro, al centro del quale si trova una fontana circolare.
Refettorio
Il refettorio
Lungo la galleria sud-orientale del chiostro, si apre un ambiente che dà sul refettorio. La sala, a pianta rettangolare, è coperta con volta a botte lunettata con tre lunette su ciascun lato corto e sette sui lati lunghi. Le due pareti d'ingresso e fondale sono decorate con affreschi di Giovanni Antonio Bazzi detto Il Sodoma, autore anche della decorazione a grisaille delle pareti laterali con Busti di Santi e Storie della vita di Sant'Anna e grottesche[7].
Gli affreschi del refettorio vennero realizzati a partire dal 10 luglio 1503 e terminati verso la metà dell'anno successivo. Un restauro conservativo è stato condotto nel 1970 come recita una lapide all'interno del refettorio stesso.
Gli affreschi della parete d'ingresso sono separati da lesene corinzie dipinte con capitelli in rilievo, ed hanno i seguenti soggetti: a sinistra San Benedetto in trono in abiti pontificali tra monaci olivetani[8]; al centro il Compianto sul Cristo morto; a destra la Madonna in trono col Bambino e Sant'Anna fra due monaci olivetani genuflessi. Il sottarco della porta d'ingresso è affrescato con il Volto del Redentore clipeato fra grottesche. La parete di fondo, invece, presenta l'unico affresco con la Moltiplicazione dei pani e dei pesci tripartito da lesene.
Cimitero
Il cimitero del monastero è situato a sud-est della chiesa, da essa distaccato. Il camposanto, con sepolture a terra e a pianta rettangolare, è circondato da un alto muro in pietra, con un unico ingresso sulla parte anteriore chiuso da un cancello in ferro battuto. Sul lato opposto, vi è la cappella, in stile neogotico, con semplice facciata a capanna.
Note
1. ^ E. Repetti, p. 180.
2. ^ Ministero dell'Interno, GU n.282 del 2-12-1989. URL consultato il 18 febbraio 2013.
3. ^ E. Repetti, p. 91.
4. ^ E. Torriti, pp. 53-54.
5. ^ Il Database Organi di organnews.eu. URL consultato il 18 febbraio 2013.
6. ^ P. Torriti, p. 64.
7. ^ E. Torriti, p. 55.
8. ^ E. Torriti, p. 54.
Bibliografia
• Emanuele Repetti, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, Vol. 1, Firenze, 1835.
• Giovanni Battista Mannucci, Gli affreschi del Sodoma a S. Anna in Camprena (Pienza), Firenze, Tipografia Domenicana, 1912.
• Enzo Carli, Il Sodoma a Sant'Anna in Camprena, Firenze, Edam, 1974.
• Piero Torriti, Pienza. La città del rinascimento italiano, Genova, SAGEP, 1985, ISBN 88-7058-150-0.
• Elio Torriti (a cura di), Edifici religiosi di Abbadia Sicille, Petroio, Castelmuzio, Sant'Anna in Camprena e Trequanda (con notizie sulle chiese di Montisi, Sinalunga, Tipografia Rossi, 1999.
Altri progetti
• Wikibooks contiene testi o manuali sulla disposizione fonica dell'organo a canne
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul Monastero di Sant'Anna in Camprena
Collegamenti esterni
• Sant'Anna in Camprena - Agriturismo in Val d'Orcia - Pienza. URL consultato il 18 febbraio 2013.
• Geometrie fluide: Itinerari d'arte, Affreschi di Sant'Anna in Camprena. URL consultato il 18 febbraio 2013.
domenica 21 febbraio 2016
ARCHIVIO SANTA FRANCESCA ROMANA.
FONDO S. MARIA NOVA – PERGAMENE
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Le pergamene del fondo di S. Maria Nova furono raccolte nel secolo XVII in 14 volumi ad opera dell’abate Pietro Rosini, che compilò anche un regesto inventario manoscritto di esse, conservato in quel archivio.
(La biografia di Don Pietro M. Rosini, archivista olivetano.
Nato a Venezia il 27 ottobre 1728
Vestizione nel novembre 1743
Professione religiosa il 17 novembre 1744.
Archivista
Cancelliere
Segretario generale
Abate
A S. Maria Nova fino al 1798
Fu a S. Elena in Insula di Venezia, costretto a passarvi le vicende politiche.
Abate a S. Elena nel 1799
Verona- S. Maria in Organo nel 1805. Abate.
Adria, badia di S. Maria dove morì il 10 maggio 1807 a 79 anni.
Ordinò l’archivio di Monte oliveto Maggiore
“ di Monte Oliveto di Napoli
“ di S. Maria Nova.
Abbiamo transunti del Rosini in : Cod. Vat. 7937, cc.17, 24, 26, 27,
Cod. Vat. 7929, parte II, cc. 237 segg.)
I volumi dal titolo “Tabula iurium ecclesiae et monasterii S. Mariae Novae” contengono le pergamene così divise:
I - Dall’anno 982 all’anno 1209
II - “ 1209 “ 1299
III - “ 1301 “ 1359
IV - “ 1359 “ 1375
V - “ 1375 “ 1385
VI - “ 1385 “ 1399
VII - “ mancante (1) ora si trova in A:S:R. collezione Pergamene,
casseta 30.Olivetani in Santa Maria Nova. (1400 – 1407)
VIII - “ 1408 “ 1421
IX - “ 1421 “ 1431
X - “ 1432 “ 1499
XI - “ 1500 “ 1547
XII - “ 1548 “ 1585
XIII - “ 1585 “ 1643
XIV - “ 1643 “ 1763
Gli Atti o pergamene che mancano e che sono da ritenersi persi dal Regesto del Rosini e pubblicati dal Fedele sono:
Dal I Volume atto del 1038.II.16
“ atto del 1038.XI.05
“ atto del 1039.X.11
“ atto del 1039.XI.12
“ atto del 1140.I.04
“ atto del 1042.II.10
“ atto del 1161.IX.30
“ atto del 1162:III.23
“ atto del 1164.XI.02
“ atto del 1180.I.23
“ atto del 1202.IX.15.
L’edizione della pubblicazione delle pergamene dall’ anno 982-1200 curata da P. FEDELE, in archivio della Società Romana di Storia patria, XXIII-XXVI (1900-1903).
I primi due volumi sono stati sfasciati e le pergamene restaurate, sono raccolte in cartelle e ordinate in base alla catalogazione dell’Abate Rosini Pietro, conservando tutti gli errori di datazione fatti in quel tempo e suddivise poi secondo il formato.
STORIA DELLA BASILICA DI SANTA MARIA NOVA.
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Su questo colle del Palatino nel 135 Adriano dedicò un tempio colossale a Venere e Roma.
Nel 757-767 S. Paolo I romano edifica un oratorio ai SS. Apostoli Pietro e Paolo ( orazione su Simone).
Nel 950 viene realizzato un nuovo edificio più vasto e adeguato, dedicato alla Beata Vergine con il titolo di S. Maria Nova, che raccoglieva i titoli e i privilegi della diaconia di S. Maria Antiqua e sotto il papa Gregorio V (996-999) ci fu la solenne dedicazione della chiesa, con nuovo refettorio e nuovo edificio.
La storia della Basilica di santa Maria Nova viene illustrata dalle seguenti presenze:
Dal 1061 al 1119 i Canonici Regolari di San Frediano di Lucca.
Alla loro presenza il 29 gennaio del 1094 Urbano II consacrò Errando vescovo di Halbertstadt, e il 29 marzo Lamberto vescovo di Arras.
Dal 1119 al 1351 furono presenti i Canonici Lateranensi con osservanza agostiniana
Il 23 febbraio 1139 alla loro presenza Innocenzo III vi riceve la sua consacrazione e il 6 giugno 1161 viene fatta una nuova edificazione, con l’inaugurazione dei mosaici dell’abside e della torre campanaria.
All’anno 1161 ci si riferisce quando Cenci Frangipane mostra sull’altare una grande immagine della Madonna, che la fama parla dipinta con arte da San Luca, che Angelo Frangipane, cavaliere romano aveva portata a Roma da Troade in Grecia, e che nel 1285 sotto Onorio IV tutto fu bruciato da un incendio ma l’immagine della Madonna rimase intatta.
Nell’altare sono conservate le reliquie di cinque santi che si possono leggere da una parte e dall’altra del monumento.
A destra:
“Requiescunt corpora Sanctorum martirum Nemesij, Olimpij, Sempronij, Lucillae et Exuperiae. Adsunt et Reliquiae Sancti Petri et Sanctorum Innocentium, ac de craticula santi laurentij.
A sinistra : Quicumque harum Reliquiarum aliquid hinc auferre et altare frangere praesumpserit Anatema sit, et maledictus a Domino Deo Omnipotente et a Jesu Cristo filio eius et spiritus sancto: Maledictus queque a Gregorio Urbis Romae IV Episcopo, nec non ab omnibus Episcopis, qui huic dedicazioni interfuerunt et has Reliquias hic uniti…deposuerunt. Supradicta haec in quidam tabella plumbea, quae cum Reliquiis in altare conservabatur erant descripta. Anno vero Domini MDLXXX. Cum altare hoc semotum, ac fabrefactum fuerit et Reliquiae in eo omnes reconditae Sanctissimus, Domino noster Gregorius divina providentia Papa XIII, supradicta omnia auctoritate sua sancivit.”
Fu anche rifugio di Alessandro III, nell’annesso fabbricato eretto in fortezza dai Frangipane, e il papa da qui scriverà molte lettere intestandole :“apud Sanctam Mariam novam”.
Nel 1189 era Card. Diacono Bernardo (da un atto di Clemente II alla chiesa senese)
Dal 1216 – 1227 sotto Onorio III, sempre presenti i Canonici Lateranensi, dopo la devastazione di un tremendo incendio, verrà restaurato completamente il tetto della Basilica.
Dal 1352 furono chiamati i Monaci di Monte Oliveto Maggiore.
650° DEI MONACI OLIVETANI A S. MARIA NOVA
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La prima presenza dei Monaci di Monte Oliveto a Roma fu certamente a S. Giacomo alla Lungara nel 1339, dove dal 1249 c’ erano i Silvestrini, ma gli Olivetani vi rimasero poco, perché passarono prima in S. Maria in Domnica dal 1340 al 1347 e dal 29 maggio 1352 a Santa Maria Nova.
Dopo una breve presenza quindi dei Canonici Regolari dell’Ordine di S. Agostino entrarono a Santa Maria Nova i Canonici lateranensi che rimasti solo due o poco più, ad essi seguirono i Monaci di Monte Oliveto Maggiore.
Dalla “Rubrica delle Tavole segnate: Jurium ecclesiae et monasterii S. Mariae Novae” composta sotto il governo del rev.mo P. Abate Don Francesco M. Ilori di Fabriano da Don Pietro M. Rosini archivista olivetano in Roma nell’anno 1766 possiamo ricavare molti atti notarili che insieme a quelli trascritti dal fondo “MOMDIP” (=fondo diplomatico di Monte Oliveto Maggiore) raggiunge il numero di 44 atti.
(f. 74) - 1352 23 aprile: Avignone. Anno X.
Bolla di Clemente VI, con la quale ad istanza del Card. Pietro Belfort, Diacono di S. Maria Nova, unisce alla detta diaconia la chiesa di S. Maria de Palaria de Urbe, quale “Casinensae ecclesiae debet subesse”
(f. 75) 1351 VII Kal. Maii. Avignone anno X.
Bolla di Clemente VI, con la quale dà facoltà a Pietro Cardinale Diacono di S. Maria Nova di Roma di mettere al servizio di detta chiesa un priore e dieci monaci dell’ordine di Monte Oliveto, levando da esso li due Canonici dell’Ordine di S. Agostino, li quali erano ‘pueri vocem in Capitulo non habentes ‘ e trasferirli ove più gli paresse a proposito.
1) 1352 29 maggio: Ind. 5.
Processo e Decreto esecutivo fatto da Pietro Card. Diacono di S. Maria Nova alla Bolla di Clemente VI, 1351 7 Kal. Maii, con la quale mutò l’Ordine di S. Agostino in quello di S. Benedetto degli Olivetani nella Diaconia. Il Pontefice accogliendo la richiesta del pio Cardinale inviò delle lettere all’Abate di Monte Oliveto nelle quali ordinava fra le altre cose che il progetto del Cardinale si potesse quanto prima realizzare con l’invio del priore con dodici monaci e per questo furono incaricati
i RR. Monaci F. Cristoforo Lervini priore e Fr. Pietro di Roma procuratori della detta Congregazione Olivetana, “ nel qual giorno furono messi in possesso di detta Diaconia li detti Padri come consta dal Decreto:
“quorum quidam monasterium tamquam nova plantatio ex irrigatione superna, tam in capite quam in membris, continuis proficit spiritualibus et specialibus incrementis, ex redolentibus monachorum ipsorum exemplaris vitae meritis et regularibus disciplinis, quae notoria fama divulgabat, ecc.”
Il Cardinale supplicò il Pontefice che arrivasse a sollevare i monaci dalla povertà del momento e per questo furono loro concesse le rendite di Santa Maria di Palaria in Roma, togliendole da Monte Cassino. Passarono sotto il potere della Congregazione Olivetana e unite a Santa Maria Nova altre due chiese e cioè San Sebastiano alle Catacombe fuori le mura, che Alessandro III già nell’anno 1161 aveva affidata a Santa Maria Nova e per alcuni secoli così era avvenuto con il dovere di offrire due libbre d’incenso, ma che con Sisto V era stato tolto e annesso in perpetuo al Sacrario Pontificio. L’altra concessione a Santa Maria Nova fu Santa Maria del Porto Tarentino, che rimase solo per un certo tempo.
Oltre queste due dipendenze a sostegno del monastero ci fu soltanto la loro bontà, la loro industriosa intraprendenza per aumentare largamente le entrate e così arrivò l’anno 1360.
2) 1352 15 luglio: Ind. 5. Istrumento di vendita di un pezzo di terra posto nel territorio di Tivoli nel Colle Forcolino fatto Bugarello quondam Angelo quondam Giacomo di S. Paolo a favore di Chonsta di Mascio di S. Polo per 8 fior. d’oro. Rog.to da Paolo Vangelo di Civitella not.
3) 1352 20 ottobre: In strumento di vendita della metà di una casa con orto e pozzo, fatta da Giovanna moglie di Cola a favore di Nardo quondam Matteuccio del rione e contrada di Campo Carneo p. 24 fiorini d’oro. Rog.to da Giordano quondam Giacomo de Zippis not. della P. R.
4) 1352 30 novembre: Ind. 6. Copie due dell’istrumento della metà di una casa e orto fatto da Paolo quondam Gotio Sparni a favore di Gio quondam Giacomo Gervasi per 40 libr. Di provvigione del Sen. Rog.to da Gio. quondam Ugolini et Gentili not.
5) 1353 8 gennaio. Ind. 6: Istrumento di vendita di tre parti, e di tre quarti di parte delle 4 principali parti della metà di un casale posto fuori Porta S. Paolo detto Ascratico e Senario de Rossi, fatto da Lellio di Giacomo quondam Gio Paolo Capozucchi per 900 fiorini. Rog.to da Francesco Pucci not. della P.R. col consenso dei RR. Monaci di S. andrea e Sabba proprietari et…
6) 1353 25 giugno. Ind.6; Decreto esecutivo della Bolla di Clemente VI fatto dal Card. Diacono di S. Maria Nova, col quale impone sotto pena delle censure all’abate e i Monaci di S. Lorenzo extra mura di ricevere nel loro monastero Fra Lorenzo dell’Ordine di S. Agostino, che era nella Diaconia di S. Maria Nuova; di dargli l’abito benedettino, e considerarlo come un altro monaco.
7) 1353 28 novembre. Ind. 6. In strumento di conferma e di approvazione della vendita d’un orto fatta da Teodora madre di Buzio tutorio nomine a pacina, fatto da Buzio allo stesso Pavina con altri patti, con lo stesso di lib. 10 prov.
Rogato da Pietro not. (vedi 1347 16 aprile).
8) 1353 21 dicembre: Ind. 7. Istrumento di vendita della 3° parte delle tre principali parti di corte vecchia, di Torre Vergata e della 3° parte delle case, torri, chiostri e de’ casali, fatto da Lellio quondam Porcelli quondam Niccoli amatorio col consenso di Margarita quondam Butio quondam Gio. Rossi sua moglie a favore di Niccolò Tomasozio quondam Pietro quondam Tommaso per 1500 fiorini d’oro. Rogato da Francesco quondam Pietro Rosani, not. della P.R.
9) 1353 20 dicembre. Ind. 6. Istromento di vendita di 4 case poste in Borgo, fatto da Paolo quondam Lellio quondam Giacomo quondam Gio quondam Paolo del rione Campitelli col consenso di Erminia sua moglie e figlia di Pietro de Magistero di Lucca a favore di Paolo quondam Giacomo Dioteguardi e di Pietruccio suo figlio per 82 fiorini. Rogato da Giacomo quondam Giovanni Alberti. Not. P.R.
10) 1354 8 febbraio. Ind. 6. Istrumento di assicurazione della dote di Giacobella figlia di Andrea Dunerii di 22 fior. d’oro sopra una casa in Trastevere fatto da Antonio Necchesini marito della suddetta Giacobella. Rogato da Addone quondam Pietro Buccaciola not. della P.R.
11) 1354 21 giugno. Ind. 7. Istrumento di vendita della metà di una casa nella parrocchia di S. Lorenzo de’ Pescivola, posseduta l’altra metà da Gio. di Stefano Normanni, fatto da Meolo quondam Bartholomeo a favore di Palazzo, Cecco, Ciuccio fratelli e figli di Cola Ranfi, per prezzo di fior. 25 d’oro. Rogato da Giov. Quondam Pietro Bucciviola not. della P.R.
12) 1354 22 settembre. Ind. 8. Istrumento di vendita di un forno cum quodam Casareno seu orticello e di una cisterna grande in Tivoli, fatto da Gio. quondam Buzio quondam Biaggio a favore di Pavina Giudice per 80 lib. Provin. Senesi. Rogato da Pietro Canis di Tivoli not.
13) 1355 19 marzo. Ind. 8. Istrumento di vendita della metà di un oncia delle 12 principali oncie d’una Torre detta degli Amatesci nel rion di Parione e di due altre terze parti di oncia, fatto da Matteuccio di Gio. Sassi e di Perna sua moglie a favore di Luca quondam Pietro Pelcelli per 8 fiorini d’oro. Rogato da Tommaso quondam Federico Amatesi not.
14) 1355 31 ottobre. Ind. 8. Istrumento di locazione d’un certo orto, fatto da Stefano Paloptio Can.co di s. Maria Maffiore Vicario e Priore generale del Cardinale Pietro Diacono di S. Maria Nuova a favore di Fuzio quondam Pietro Berardo detto Cappitella p. 19 anni con annua risposta di 100 soldi di provini senesi. Rogato da Paolo quondam Niccolò et scriba et Not.
15) 1356 10 ottobre. Ind. 10. Istrumento di possesso preso dalla metà d’alcune case da Pietro. Rogato da Giov. Quondam Giacomo Giordani not.
16) 1356 6-18 dicembre. Ind. 10. Istrumento di divisione fra Lellio Porcelli Amatori del rione Colonna, e Niccolò Tomasozio quondam Pietro quondam Tommasio del rione S.Eustachio.
17)1370 24 dicembre – Roma
Fra Giovanni di... e fra Pietro Paolo degli Annibaldi, monaci olivetani residenti a S. Maria nova di Roma si appellano contro l'ingiunzione di recarsi a Montecassino (Reg. Oliv. I,44)
Nel 1372 fu creato cardinale Fra Pietro Tartaro, già Priore di Santa Maria Nova e poi abate di Monte Cassino
18) 1383. – Testamento di Pietro de Casseris legis doctor sotto papa Urbano VI in una cappella edificata a nuovo, fatta edificare sotto il nome e il titolo della B. Vergine e di S. Gregorio dal Casale di Tor Vergata posto fuori di quel castello.
Actum Romae in loco Capituli Ecclesiae Sanctae Mariae Novae presentibus et testibus Hardo Vendottinus, notarius de Rione Montis Bartheluccio…sutore et Petrusio filii dei Barthelutii de Rione Parionis
- frater Naldino de Volaterris
- frater Bart. S. de Parma
- frater Johanne de Padua
- frater Alberto de Alemanna
- Cola Jacobi di Alemanna oblato
- Et Petro de Corsica converso et oblato Sanctae Mariae Novae et fratribus testibus
ad predicta vocatis et rogatis.
Ego Paulus Janosi de Cadderis civis Romanus publicus et sacra prefecture authoritate notarius predictus omnibus interfui eaque scripsi et in publica forma redegi munito et lito signo suae mani rogatus reg…
VOLUME VII°
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Passando a più di un secolo dopo stralciamo ancora alcuni transunti di atti capitolari della comunità di S. Maria Nova, senza conoscere però tutto il periodo della frequenza di Santa Francesca Romana, perché il volume oggi si trova all’archivio statale di Roma (A.S.R.) cassetta n. 30.
Ottorino Montenovesi nel 1926 nella Rivista storica Benedettina (pagg.240-347) ci ha lasciato una preziosissima trascrizione in transunto delle pergamene sotto forma di regesto per gli anni 1400-1408.
Possiamo anche di questo prezioso codice descrivere sommariamente l’elenco delle 87 pergamene con la data di ciascun atto. Solo di alcuni documenti che si riferiscono più direttamente al qualche monaco e in particolare ai loro nomi e alle vicende del monastero potremo ricordare il contenuto in modo più esteso.
1) (copia) Roma 19 gennaio 1400: testamento di Antonio del fu Giovanni di Matteo Martini:
I monaci di S. Maria Nova subentrano per 1000 fiorini; lascia inoltre al mon. Di S. MarIA Nova, dove sceglie la sua sepoltura 100 fiorini. E’ presente all’atto Frate Paolo de Bucchabellis vicario del mon. Di s. Maria Nova e frate Gregorio Nannoli, sacrestano.
Notaio che rogò l’atto: Nardo del fu Puzio Venectini
2) Roma 21 gennaio 1400: Codicillo al testamento di Antonio del fu Giovanni
3) Roma 20 gennaio 1400. Testamento di Costanza, vedova di Lorenzo de Pontianis
4) (copia) Roma 20 gennaio 1400: Parte del testamento di Costanza e codicillo.
5) Roma 25 gennaio 1400: Cvodicillo al testamento di cui al n. 3: Si revoca la donazione ai poveri di quanto rimarrà dei beni della testatrice, che si attribuisce alla chiesa di S. Maria Nova.
6) Roma 17 febbraio 1400: Il notaio Nardo Venectini, procuratore del monastero di Santa Maria Nova chiede il pagamento dei 166 fiorini come erede principale e universale secondo il testamento di Giacoma del 14 aprile 1393, ma invano.
7) Roma 27 febbraio 1400: Il notaio Nardo Venectini di Ponte, procuratore del monastero di S. Maria Nova stabilisce le procedure e le conseguenze del testamento del fu Paluzio de Poncianis, alias Capograsso
8) (Copia) Roma 5 marzo 1440: Testamento di Lorenzo di Lello Paulo di Ripa. Stabilisce che i beni della moglie Paola, se non permane nello stato vedovile per la metà andranno alla chiesa di Santa Maria Nova.
Notaio: Stefano di Paolo di Angelo Scherviarii.
9) Roma 15 marzo 1400. Bolla del papa Bonifacio IX° che privilegia l’altare della Madonna nella chiesa di saanta Maria Nova, accordando ogni anno ai fedeli che abbiano ricevuto i sacramenti l’indulgenza di 7 anni e altrettante quarantene in alcune festività, e nelle feste dei SS. Pietro e Paolo e nella Pentecoste l’indulgenza di 100 giorni . La pergamena è rubricata, ma manca il piombo che pendeva. “Bonifacius episcopus serus servorum Dei…Cum itaque sicut accepimus in ecclesia Monasteri Sanctae Mariae novae de Urbe, ordinis sancti Benedicti Montisoliveti nuncupati, quoddam altare in honorem et sub vocabolo beatae Mariae Virginia constructum nondum consecratum existat, nos capiente ut dictum altare postquam illud consecratum fuerit,,”
Datum Romae, apud Sanctumpetrum, idibus martij, pontificatus nostri anno undecimo.
10) Roma 13 maggio 1400. (Il figlio del notaio Nardo Venectini) Il chierico romano Giovanni di Nardo Venectini riceve il canonicato della chiesa di S. Giovanni in Laterano e ne prende possesso all’ora di terza.
Notaio Pietro di Nicola di Andrea Signorilis.
11) (Copia) Tivoli 21 maggio 1400. Testamento di Paolo di maestro Angelo da Tivoli nomina
eredi i figli Angelo, Giorgio e Vanna.
12) (Copia) Roma 1 gennaio 1400.Testamento di Tucio del fu Lello Carazonis di Ripa.
Morendo i suoi figli senza discendenza lascia alla chiesa di santa Maria Nova la metà di un Casale detto Sette Vassi.
Nomina esecutore testamentari il priore della chiesa di Santa Maria Nova, sua moglie Paravisa, il rettore della chiesa di S. Gregorio ai Quattor Capi, Antonio, al quale fra gli altri lascia quattro fiorini.
Notaio Stefano di paolo di Angelo Scrinarij, imp. Auct. Not.
13) (Copia) Roma 1 gennaio 1400. Altro testamento di Tucio. Ad istanza di Manello di Giovanni di Manello da Amatrice, procuratore ed economo del monastero di Santa Maria Nova il 25 maggio 1400 viene aggiunta la sottoscrizione di Bartolomeo Cappella, da Subiaco dottore in legge che ratifica l’atto. C’è pure la sottoscrizione del Notaio Nardo del fu Pacio Venectini.
14) –15 (Copie) Roma 1 gennaio 1400. Altri due esemplari come sopra.
16) Roma 5 giugno 1400. Testamento di Paluzio teuli meta, di Ripa. Se sua figlia Andrea morirà senza figli la terza casa a Ripa nell’isola Licaonia, parrocchia di S. Giovanni dell’Isola, passerà al monastero di Santa Maria Nova.
Notaio Pietro Paolo di martino Cenci, imp. Auct.not. (S.T.)
17) Roma 19 giugno 1400. Testamento di Paolo del fu Cecco di Pellegrino de Pellegrini, di Parione. Se mancheranno figli maschi, metà della sua tenuta detta Palazzo, fuori della porta Appia, in partibus Latii, in districtu urbis, toccherà al monastero di S. Maria Nova; mancando gli esecutori testamentari nominati , a tempo opportuno subentreranno il priore di s. maria Nova e il guardiano di S, Maria in Aracoeli.
Notaio Antonio di Lorenzo di Stefanello da Scamiis. Il 2 dicembre il testamento venne presentato per conto degli interessati dall’altro notaio Nardo venectini, il quale chiese che se ne sentenziasse l’esecutorietà.
18) Roma 27 giugno 1400. Testamento di Florenzio del fu Cesso di Giacomo di cesso da Capuccinis, signore di castel Arcione…Stabilisce di essere sepolto nella chies adi S. Maria Nova a cui dona, sul Castello suddetto 200 fiorini, e nomina esecutori testamentari la sua amica Mabilia, l’ava materna Paola del fu Iannotto di S. Eustachio.
Notaio Nicola di Cola di Giovanni. Jordani imp. Auct. Not. (S.T.)
19) Roma 1 luglio 1400. Testamento di Bartolomeo Francisci da Pistoia, preposito della chiesa di S. Stefano di prato, nella diocesi di Pistoia. Il suddetto Bartolomeo dispone di esser sepolto nella chiesa del monastero di San Benedetto di Pistoia, di Monteoliveto, da lui fondato nel caso morisse nella Tuscia, a Roma, o nelle terre del Patrimonio di san Pietro e del Ducato di Spoleto, altrimenti nella chiesa del Frati Predicatori di quel luogo qualsiasi dove fosse avvenuta la morte.
Inoltre lascia al monastero di Monteoliveto tutti i suoi libri di teologia e le sue pianete, piviali ed altro a uso degli altarti, 2 calici di argento con le patene, un messale grande e 200 fiorini d’oro per costruire la sacrestia e i rispettivi armadi. Se mancheranno gli eredi universali soprannominati erediterà il monastero di monteoliveto. Fra gli altri esecutori testamentari sono nominati i priori dei monasteri di Santa Maria Nova di roma e di san benedetto di Monteoliveto o altri non potendo costoro.
Notaio Giovanni Molendinari, chierico di Minden, imp. auct.not.
(Archivio Santa Maria Nova)
20 Roma 7 luglio 1400.
Testamento di Lello Pescioni, della regione Arenula. Lascia alla chiesa di Santa Maria Nova, per l’anima dei suoi morti, metà di un palazzo (sale, camere, piano terreno, portico e pertinenze) in Parione, e la chiesa dovrà prima pagare agli esecutori testamentari 25 fiorini d’oro al computo di 47 soldi di provisini per ogni fiorino.. di tali fiorini 18 serviranno a soddisfare alcuni legati, ed il resto per persone bisognose: i frati medesimi di Santa Maria Nova pregheranno Dio per l’anima sua e dei suoi defunti.
Notaio: Antonio di maestro Paolo Angelj, ap. Et imp. Aut. Not.
21 Roma 24 luglio 1400
Il notaio Nardo Venectini quale procuratore del monastero di S. Maria Nova prende possesso della metà del palazzo di cui al regesto precedente, col ricevere degli esecutori testamentari le serrature e i catenacci del medesimo e le solite altre formalità e paga i 25 fiorini richiesti dalle disposizioni del testamento di Lello di Paolo Pescioni.
Notaio Antonio Gaytani, imp. Auct. Not.
22 (copia) Roma 8 settembre 1400.
Atto notarile degli sponsali e della parentela tra Giacoma di di Francesco Mathei di Ripa e Paolo di Antonio Pasqualis della regione Colonna.
Notaio Simiozio del fu Nuzio di Coluzia Symeonis, imp. Auct. Not.
Ha fatto dono della sua dote per l’anima sua e i suoi morti.
23. Roma 22 ottobre 1400
Testamento di Mattea vedova di Coluzia Vasi dei Monti, nomina erede universale il monastero di Santa Maria Nova con alcuni obblighi. Nomina esecutori testamentari il priore del monastero suddetto.
NotaioPietro della Danaro, ap.et imp. auct.not.
24bis. Roma, 20 agosto 1403.
Codicillo al testamento di Mattea. Ordina di venire sepolta a S. Maria Maggiore…e fra donazioni ad altri, conferma eredi universali i monaci di s. Maria Nova.
Notaio Pietro della Danaro.
24 tris. Roma 11 novembre 1403.
Altro codicillo della stessa Mattea, che fa altre donazioni a diversi.
Notaio Pietro della Danaro.
25. Roma 15 aprile 1401.
La nobildonna Agnese, vedova di Giovanni Vivaldi, di Campo Marzio vende a Vittore de Pace da Venezia decretorum doctor una casa a piano terreno.
Notaio Paolo di Pietro Arancini, ap. auct. Not.
26. Roma 27 maggio 1401.
Testamento di benvenuta, moglie di Nalluzio tabernarii, di Parione, nomina eredi universali 3 poveri..e dopo la morte del marito che durante la vita l’avrà in usufrutto, passerà dopo la sua morte in possesso al monastero di S. Maria Nova la casa suddetta.
Notaio Nardo del fu Domenico di Giovanni Bonianni, imp. Auct. Not. (S.T). (A tergo si legge:”E alla morte del marito:”..potemo avere la possessione”).
27. Roma 15 giugno 1401.
Nicola Vordis dottore dell’una e dell’altra Segnatura, a proposito della causa che si dibatteva tra Bartolomeo Francisci e Michele Bartholomei, monaco vallombrosano.
Notaio Guerardo de Oerscot, chierico della diocesi di Liegi.
28. Roma 6 novembre 1401.
I canonic della basilica ad Sancta Sanctorum danno in affitto in enfiteusi un loro orto.
Notaio Domenico di Vanni Mathey da Viterbo. (Non riguarda il monastero di S. Maria Nova).
29. Novembre 1401. Una pergamena molto danneggiata che non riguarda S. Maria Nova.
30. Marino 10 marzo 1402.
Il n. u. Pietro de Pasarellis, milite da Napoli fa presente al notaio che roga l’istrumento he il monastero di S. Maria Nova, proprietario di quondam pedicam terre, vocata poedica, nella tenuta di Torre del casale della marana, appartenente al monastero stesso di s. Maria, è tenuto a corrispondergli secondo il diritto e la consuetudine le erbe che crescevano lungo gli altri lati della pedica stessa e lo spicatico, contro l’opinione del monastero di S. Maria, rappresentato dal priore Fra Pietro da Sardegna. Ambedue le parti si rimettono quindi al parere di esperti.
Marino stessa data.
Gli esperti Giovanni de Luppa, Marino di Giovanni Iacobi e Giovanni Jacobicti dichiarano che la pedica in questione non appartenne mai al territorio marinese e quindi nessuno all’infuori del monastero di S. maria Nova può accamparvi diritti.
Notaio Cecco di Nuzio Carli. Imp.
31. Roma 12 marzo 1402.
Testamento di Perna vedova di Cecco Paulini di Parione oltre a varie donazioni dispone che 2 vasi vinari siano donati al monastero di S. maria Nova, come da istromenti dell’abate di S. Paolo, Santo, giò notaio, e dispone inoltre che il frutto della vendita di una casa nella regione di Ponte si doni alla chiesa di S. Maria Nova. Il rogito avviene nel monastero di san Paolo fuori le mura con i nomi di alcuni monaci presenti.
Notaio Antonio di maestro Paolo Angeli (S.T.).
32. Roma 14 marzo 1402.
Giacomo dei Piscioni di Nucio di Pietro di maestro Raimondo. L’istrumento viene pubblicato dopo la morte del Parione, dà come pegno dotale a Co
Notaio Nicola del fu suddetto Paolo, avvenuta il 18 ottobre 1429.la di Antonio Santi metà di un palazzo colonnato, di cui l’altra metà appartenva alla chiesa di S. Maria Nova, nella regione di Parione
martedì 28 luglio 2015
SISTEMA IDROGEOLOGICO A CHIUSURE 1952 - 2014
SISTEMA IDROGEOLOGICO A CHIUSURE
ANNI 1952 -2014
Già il programma del comune di Asciano aveva stabilito e suggerito gli indirizzi e prescrizioni finalizzati alla riduzione delle infiltrazioni nel sottosuolo di acque superficiali in relazione alla criticità costituita dai fenomeni erosivi e franosi legati agli imponenti sistemi calanchivi che bordano il nucleo di Chiusure.
Le formazioni calanchive ed i versanti con erosione e degradazione attiva risultano molto diffusi in tutto il territorio, causando elementi di criticità soprattutto quando intercettano aree con strutture insediative o la rete della viabilità. I fenomeni di maggiore imponenza si concentrano nella parte sud, e soprattutto nei dintorni di Chiusure, dove imponenti sistemi di calanchi, associati a vari fenomeni di dissesto, minacciano seriamente il nucleo abitato stesso. Sono presenti inoltre anche fenomeni franosi attivi, sul versante orientale del rilievi collinari sui quali si snoda la SR 451 di Monte Oliveto Maggiore, tra Chiusure ed il capoluogo.
Così si diceva:
Art. 74 – Sistema N°6: I versanti calanchivi di Monte Oliveto, Chiusure e l’alveo dell’Ombrone
1. Il sistema alterna seminativi a prati pascolo ed è caratterizzato dai maggiori valori di intensità di rilievo. E’ attraversato dal fiume Ombrone, con un corso meandri forme e sistemi a terrazzi alluvionali antichi, in cui fenomeni franosi e le formazioni calanchive delle balze di Monte Oliveto assumono dimensioni e livelli di importanza monumentali. Nei fondovalle sono presenti impianti arborei e seminativi irrigui. Con la maggiore acclività aumenta la presenza di boschi e vegetazione arbustiva. Ricchissima la presenza di beni culturali e strutture d’importanza storico - architettonica oltre al centro antico di Chiusure e l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.
2. Sono obiettivi e indirizzi per il sistema:
- tutelare l’integrità fisica del territorio e mitigazione del rischio geomorfologico
- tutela delle emergenze faunistiche e floristiche.
-tutelare e recuperare la maglia stradale interpoderale e storica, anche per l’organizzazione di una rete di percorsi pedonali, ciclabili ed equestri in grado di collegare i siti di pregio ambientale e storico;
Chiusure, sin dall’origine, già citato nell’anno 715 al tempo di Liutprando dei Longobardi, per i caratteri storico-formativi, fortilizio, poi borgo rurale (villa fattoria) solo più tardi si è evoluto come organo per la tipologia degli edifici o per la dotazione di servizi e attività.
Gli imponenti fenomeni calanchivi di Chiusure con associati dissesti di franosità sul coronamento dei calanchi stessi, investono il nucleo abitato; sono già stati condotti studi geologici approfonditi, e dei primi interventi di mitigazione del rischio mediante modifiche alla viabilità. Altri fenomeni franosi interessano i versanti dei rilievi collinari su cui si sha noda la SR 451 tra Chiusure e Asciano.
Il sottoscritto Bidin Giovanni in religione Don Celso dall’anno 1951 è presente sul posto e ha conosciuto tre generazioni di una famiglia che lungo i decenni per conto dell’amministrazione provinciale ha sempre diligentemente operato per la salvaguardia del territorio.
Dagli anni ‘950 si assisteva alle opere di grandi e numerose colmate da parte del nonno Borzi che per decenni seguiva e dirigeva i lavori, seguito nel tempo dal figlio Giuseppe e dagli anni 1980 i tre figli con molteplici incarichi professionali: al Vivaio provinciale del Campino, e gli altri due fratelli con la responsabilità di seguire gli operai della provincia, hanno meritato certamente anche da parte dell’Abbazia di Monte Oliveto tanto apprezzamento e gratitudine per quello che è stato fatto, non ultimo un prezioso e recente elegante bacino
d’acqua antincendio in località Fornace.
Certo anche i monaci già nell’antichità hanno operato alla salvaguardia del territorio di Chiusure e di questo bacino, come per esempio quella splendida colmata rotonda, chiamata “Fonte tonda” realizzata nel mese di aprile 1682 che tanto era ammirata dal precedente responsabile provinciale Signor Pacini Giovanni.
L’ultimissimo prezioso lavoro che è stato realizzato, anche se semplice ma importante per la canalizzazione delle acque della località ‘Croce’, sotto la quale per la lunghezza di 115 metri si stende dal 6 ottobre 1682 una condotta in mattoni e porta l’acqua chiara nella sottostante ‘peschiera’ opera preziosa e artistica, già rinnovata dal Pelori discepolo del Peruzzi nel 1534.
Queste sono le espressioni di apprezzamento e di gratitudine di quanto la Provincia di Siena ha voluto e potuto realizzare per la conservazione e la salvaguardia del territorio nei dintorni dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.
Don Giovanni Bidin Parroco di Chiusure
24 novembre 2014
Monaci olivetani oratori nei capitoli generaLI
I MONACI ORATORI NEI CAPITOLI GENERALI
DALL’ANNO 1455 AL 1536
- DAL LIBER SERMONUM -
L’elenco dei trentatre monaci olivetani oratori ai diversi capitoli generali della Congregazione di Santa Maria dell’Oliveto che abbraccia un periodo storico che va dal 1455 al 1536 credo sia sufficientemente indicativo e utile per ricavare quale sia stata la spiritualità, la cultura patristica e umanistica di questi monaci scelti e rappresentativi di tutta la Congregazione.
1) Anno 1455 - Fra Filippo Variense
2) “ 1455 - Fra Giovanni Mattei
3) “ 1457 - Fra Giovanni Paolo da Ferrara
4) “ 1459 - Fra Giacomo da Carpi
5) “ 1461 - Fra Giovanni da Verona
6) “ 1474 - Fra Girolamo Benedetti
7) “ 1482 - Fra Francesco Delisoa da Verona
8) “ 1486 - Fra Filippo dei Giudici di Milano
9) “ 1488 - Fra Giovanni Ponteri Milanese
10) “ 1490 - Fra Benedetto di Roma
11) “ 1490 - Fra Bartolomeo Mantovano
12) “ 1492 - Fra Girolamo di San Bonifacio
13) “ 1493 - Fra Giacomo di Traiecto
14) “ 1495 - Fra Lorenzo Ferrarese
15) “ 1497 - Fra Girolamo Siculo
16) “ 1503 - Fra Girolamo di San Bonifacio
17) “ 1503 - Fra Davide di Palermo
18) “ 1507 - Fra Girolamo di San Bonifacio
19) “ 1508 - Fra Filippo di Villanuova Laudese
20) “ 1511 - Padre Arcangelo Filicti di Genova
21) “ 1512 - Padre Giovanni da Cento
22) “ 1513 - Padre Giovanni da Cento
23) “ 1514 - Padre Filippo di Villanuova Lodi
24) “ 1516 - Padre Lorenzo Cremonese
25) “ 1518 - Padre Cipriano Veronese
26) “ 1520 - Fra Luca Garganelli di Bologna (30 anni)
27) “ 1522 - Fra Aurelio Leucense (Lecco)
28) “ 1524 - Fra Nicola de Grammatica di Siena
29) “ 1526 - Fra Giovanni Battista Capello
30) “ 1528 - Fra Paolo Veronese di San Bartolomeo Pavia
31) “ 1530 - Fra Bernardino Marindini Brescia
32) “ 1532 - Fra Filippo de Serragli di Firenze
33) “ 1536 - Fra Benedetto Veronese abate di san Giacomo di
Grillano.
Iniziamo solo dall’anno 1455, perché solo da questo anno il ‘Liber sermonum’ ci riporta la trascrizione saltuaria, non sempre in ordine progressivo dei sermoni tenuti , alternando i Sermones degli oratori con le ‘Declarationes’ decise e approvate sotto i diversi abati generali.
E’ subito molto interessante mettere in relazione il contenuto dei Sermoni con l’eventuale presenza nei diversi monasteri di manoscritti o libri stampati su argomenti attinenti al caso da parte dei singoli monaci oratori, codici e libri veramente elencati nel 1599, ma molti di loro riferentesi già al periodo da noi considerato.
Siamo a conoscenza infatti di una biblioteconomia conventuale di tutti i nostri monasteri, elenco ricavato dal Mss. 11274 della Biblioteca Vaticana e se questo elenco è pure successivo al periodo considerato nei Sermoni essendo un elenco che è stato redatto in seguito all’invito di Papa Clemente VIII dal 1599 al 1600, contiene però nell’elenco manoscritti e codici di un periodo molto antecedente e in parte giustamente riferentesi al
periodo qui analizzato.
Una ulteriore previa annotazione da fare è questa: l’elenco delle orazioni è molto parziale, discontinuo, cioè confrontandolo con i numerosi capitoli generali avvenuti dal 1455 al 1536 ne mancano molti, e quindi subito qui di fronte mi piace stendere l’elenco degli anni dei Capitoli generali con il numero dei monasteri partecipanti e il numero dei monaci presenti.
ANNO ABATE GENERALE MONACO ORATORE N° Monasteri N° Monaci
monasteri
monaci
1455 FRA FRANCESCO RINGHIERI GENOVESE DI S. GIROLAMO 32 62
1457 RINNOVO " " FRA GIOVANNI PAOLO - M-O 32 63
1459 FRA NICCOLO DI SIMONE FRA GIACOMO DA CARPI 32 65
1461 RINNOVO " " FRA GIOVANNI DA VERONA S. 33 66
1463 FRA BARTOLOMEO FEDUCCI 33 65
1467 FRA FRANCESCO RINGHIERI 33 65
1468 FRA LEONARDO MEZZAVACCA 33 65
1470 CONFERMA " " 33 63
1472 FRA NICCOLO' ROVERELLA 34 68
1474 CONFERMA " " FRA GIROLAMO BENEDETTI 35 62
1476 FRA GIACOMO DE GRASSIS 35 70
1478 CONFERMA " " 37 62
1480 2a FRA LEONARDO MEZZAVACCA FRA DOMENICO DA LECCO 38 69
1482 CONFERMA " " FRA FRANCESCO DA VERONA 39 75
1484 FRA DOMENICO AIROLDI 41 77
1486 CONFERMA " " FRA FILIPPO GIUDICI 43 76
1488 FRA GIOVANNI DA BAGGIO FRA GIOVANNI PONTIERI 44 81
1490 CONFERMA " " FRA BENEDETTO DA ROMA 44 78
FRA BARTOLOMEO MANTOVA
1492 FRA GIACOMO DE GRASSIS 2a FRA GIROLAMO VERONESE 47 93
1493 FRA LEONARDO IMPERIALI FRA GIACOMO DA TRAIECTO 49 93
1495 CONFERMA " " FRA LORENZO DA FERRARA 48 84
1497 FRA DOMENICO AIROLDI 2a FRA GIROLAMO SICULO 52 98
1501 FRA FRANCESCO II RINGHIERI 52 97
1503 FRA TOMMASO PALLAVICINI FRA GIROLAMO DA V ERONA 53 93
FRA DAVIDE DA PALERMO
1505 FRA DOMENICO AIROLDI 3av. 53 100
1507 FRA FRANCESCO II RINGHIERI " " FRA GIROLAMO DA VERONA 53 93
1508 " " FRA FILIPPO DA VILLANOVA 57 93
1509 FRA TOMMASO PALLAVICINI 56 101
1511 FRA DOMENICO AIROLDI 4av FRA ANGELO DA GENOVA 55 117
1512 " " FRA GIOVANNI DA CENTO 56 117
1513 FRA FRANCESCO II RINGHIERI 3a FRA GIOVANNI DA CENTO 53 102
1514 FRA FILIPPO VILLANI FRA FILIPPO DA VILLANOVA 56 106
1516 FRA LEONARDO PORCELLI FRA LORENZO DA CREMONA 57 106
1518 FRA BARNABA CEVENNINI FRA CIPRIANO DA VERONA 58 117
1520 FRA COSTANTINO CISLAGO FRA LUCA GARGANELLI 58 117
1522 FRA MICHELE BINDINI FRA AURELIO DA LECCO 58 114
1524 FRA BARNABA CEVENNINI FRA NICOLA GRAMMATICA 56 112
1526 FRA COSTANTINO CISLAGO FRA GIOVANNI BAT. CAPELLO 60 120
1528 FRA BENEDETTO TOSI FRA PAOLO VERONESE 60 120
1530 FRA ANGELO CERIANI FRA BERNARDINO DA BRESCIA 61 123
1532 FRA IPPOLITO TREZZI FRA FILIPPO SERRAGLI 62 122
1534 FRA CIPRIANO CIPRIANI 62 122
1536 FRA GIOV. BATTISTA CENNI FRA BENEDETTO DA VERONA 64 128
Questi sono i 33 monaci che furono incaricati di tenere una prolusione ai confratelli capitolari; e dall’analisi anche superficiale dei loro discorsi notiamo la capacità letteraria del loro dire unitamente alla discreta conoscenza dei testi spirituali e spesso patristici nei loro sermoni.
Senza elencare la durata variabile di un abate generale lungo la storia della Congregazione Olivetana, possiamo notare subito che nel periodo che
va dal 1455 al 1490, la durata era di due anni rinnovabili con conferma possibile; possiamo quindi notare subito che di questo periodo abbiamo ben sette sermoni su undici che sono tenuti per la conferma di un abate generale, e questo sembra farmi pensare che l’oratore fosse scelto logicamente dal Padre abate generale in carica.
E’ interessante anche ricordare quanto dal codice BZ conosciamo circa il gran numero di monaci entrati nella congregazione in quegli anni e in particola dal 1452 al 1507. Infatti ricaviamo da:
pag. 15v " 1452 " 1453 10 monaci
pag. 16r " 1453 " 1457 14 monaci
pag. 16v " 1455 " 1468 31 monaci
pag. 17r " 1469 " 1480 25 monaci
pag. 17v " 1470 " 1474 24 monaci
pag. 18r " 1477 " 1484 14 monac
pag. 18v " 1480 " 1490 31 monaci
pag. 19r " 1490 " 1507 23 monaci
--------------
e quindi ben 172 monaci
Ecco il contenuto più rilevante dei Sermoni nel rispetto dell’ordine cronologico che abbiamo messo nell’elenco sopraccitato.
DAL 1455
Pag. 87. Filippo Varisiense
Rev.mo viro ac observantissimo in Christo patri fratri Dominico de Leuco totius sacri Ordinis Montis Oliveti generali abbati in utilis Monachus Philippus Varisiensis post monachorum Oscula salutifera .
"Credebam aliquem ingeniis magnitudine..."
Rev.di Patris Fratris Dominici de Leuco.
Ancora nel 1455 in electione..
Pag.89. Fra Giovanni Mattei
Anno domini MCCCCLV (1455) die XXVIII aprilis.
Sermo concitata per venerabilem in Christo fratrem Johannem Matthei, monasterii Sancti Jeronymi curiae Januensis in Generali Capitulo. "Instante..." in electione
Rev.di Patris Fratris Francisci Ringhieri di Bologna.
1457
Pagg.91-95. Fra Giovanni Paolo da Ferrara
Alius sermo concitatus in capitulo generali die VIII may anno domini MCCCCLVII (1457) pro die dicti capituli per venerabilem Fratrem Johannem Paulum de Ferraria, tunc magistrum novitiorum in monasterio principali deputatum pro voce et cuncto conventu incipit: "Cum me perfecto Reverende.."
In confirmatione Rev.di Fratris Francisci de Ringhieri di Bologna.
1459
Pagg.95b-99. Fra Giacomo da Carpi.
Sermo Fratris Jacobi de Carpo pro nuncupato in Capitulo generali eleganter in die prima dicti capituli anno Domini MCCCCLVIIII (1459) die XV mensis aprilis ius tenente (per la seconda volta)
Incipit "Si putem..."
Rev.mi abbatis renuntiatum electo altero.
1461
Pagg.100-111a. Fra Giovanni da Verona:
Sermo habitus in generali Capitulo per estensorem Religiosum fratrem Johannem de Verona de anno Domini 1461.
Incipit "Consuevere ferumque presul integerrime.." (Una orazione molto lunga)
Conferma di Fra Niccolo' di Simone di Reggio.
1474
Pagg.83-86. Girolamo Benedetti
Hieronymi Benedicti monachi oratio habita aoud monasterium Montis Oliveti agri senensis in Capitulo Generali. Rit. ,ajas anno domini MCCCCLXXIIII (1474)
In confirmatione: Rev.di Patris Fratris Niccolai Roverella de Ferraria
1482
Pagg.111b-114. Fra Francesco Delisoa da Verona.
Oratio habita in Capitulo generali a venerabili religioso Fratre Francisco delisoa de Verona die XXVIII
(28) aprilis anno domini MCCCCLXXXII (1482).
Incipit "Credo ego vos prestantissimi..."
In Confirmatione Rev.di fratris Leonardi Mezzavacca, di Bologna.
1486
Pagg.64-70. Fra Filippo dei Judicibus milanese.
Sermo in confirmatione Abbatiatus rev.di Patris Fratris Dominici de Leuco, habitus per fratrem Philippum di Judicibus Mediolanensem tunc generalem Procuratorem sancti Ordinis Montis Oliveti Anno Domini 1486 mensis aprilis. "Convenientibus nobis..."
Rev.di patris Fratris Dominic de Leuco in confirmatione.
1488
Pagg.53-60. Fra Giovanni Ponteri Milanese
Sermo habito in Generali Capitulo per Ven.lem Religiosum fratrem Johannem Ponterium Mediolanensem in anno 1488 in electione Rev.di in Cristo
Patris Fratris Johannis de Bedagio, abbatis generalis dignissimi.
1490
Pagg.47-52. Fra Benedetto di Roma. (Urbe)
Sermo habitus in Generali Capitulo per Ven.le Fratrem Benedictum de Urbe in anno 1490, in confirmatione Rev.di In Christo Patris F. Johannis de Bedagio Generalis Abbatis degnissimi
Rev.di Patris Fratris Johannis de Bedagio, Abbatis generalis dignissimi.
1490
Pagg.77-81. Fra Bartolomeo Mantovano
Oratio integerrimi patris Fratris Bartholomei Mantuani tunc Abbatis Sanctae Mariae in Organis habita in Capitulo Generali, Anno Domini MCCCCLXXXX (1490), de mense aprilis. Incipit
"Rare admodum onus..." In confirmatione..
Rev.di Patris Fratris Jophannis de Bedagio.
1492
Pagg.35-45. Fra Girolamo di San Bonifacio veronese.
Sermo habitus in Generali Capitulo per fratre Jeronymum de Sancto Bonifatio veronensem in anno 1492. In electione
Revdi in Christo P. F. Jacobi (de Grassis)de Carpo (Carpi), Generalis Abbatis dignissimi.
1493
Pagg. 21r-31ra. Venerabile Padre Fra Giacomo di Traiecto.
Sermo habitus in Generali Capitulo per Venerabilem P. Fratrem Jacobum de Trayecto tunc Abbatem Sanctae Mariae de Camerino in electione , die XXVIII aprilis 1493,
Rev.mi in Cristo Patris Fratris Leonardi de Imperialibus de Genua Abbatis Generali dignissimi .
1495
Pagg.13-19r. - Fra Lorenzo Ferrarese
Oratio habita in Generali Capitulo per Fr. Laurentium ferrariensem, in anno Domini 1495 in confirmatione: Rev.mi in Christo Patris F. Leonardi de Imperialibus de Genua Gen.lis Abbatis dignissimi.
1497
Pagg.71-75. Fra Girolamo Siculo
Sermo Fratris Hyeronimi Siculi in Capitulo Generali habitus in anno Domini 1497 die vero 16 aprilis in electione facta. Incipit
"Consuevere peritissimi oratores..." (Una bella espressione poetica alla Vergine)
Rev.di Patris Fratris Domini Leucensis
1503
Pag. 1-9. Fra Girolamo di San Bonifacio di Verona
Oratio edita per fratrem Hieronimum de Samcto Bonifatio veronensem: Ex ordinationis sibi facta per Rev.mum in Christo P. Fratrem Franciscum de Arhengeria fuit Abbatem Generalem in creatione : R. P. Abbatis Fratris Thomae Pallavicini di Milano.
1503
Pagg.31rb-33r. Fra Davide di Palermo
Oratio habita capitulo per Fratrem David de Panormo, Anno Domini MDIII (1503) in electione: Rev.mi in Cristo Patris Fratris Thomae Pallavicini Generalis Abbatis dignissimi.
1507
Pagg.125-133. Fra Girolamo di San Bonifacio da Verona.
Oratio habita per ven.P.Fr. Hieronymum de Sancto Bonifatio de Verona...patavinum in electionem secondo
"Consuevere qui conionati sunt etiam dilectissimi..." è l'invito uguale a quello del 1503 a pag. 1.
1508 (Strano che qui le date siano sbagliate, è l’anno 1509?)
Pagg.135-145. Fra Filippo Villanova Laudense.
Sermo habitus in Generali Capitulo per Ven.lem Religiosum Fratrem Philippum Villanum Laudensem (nunc Magistrum novitiorum Montis Oliveti) in secunda electione ad Abbatiatus dignitatem R.di Patris Fratris Thomae Pallavicini Mediolanensis quae celebrata fuit anno domini MDVIIII (1509)
"Cum sint plurima nobis a maioribus nostris..." Fra Tommaso Pallavicini.
1513
Pag203-206-Venerabilis Pater Frater Giovanni da Cento, tunc prioris Monasterii S. Mariae Montis Morcini de Perusio
Oratio habita in Capitulo Generale celebrato anno Domini MDXIII (1513) ( in quo electus fuit Frater Franciscus de Ringhieri da Bologna:
"... secondo il detto di Cicerone, l'esortazione di Demostene contro Fozio.
Come Marco Tullio che inveisce contro Miloniano.
Come il condottiera Alessandro Magno il Macedone...
1516
Pag.215. Fra Lorenzo Cremonese
Fratris Laurentii Cremonensis oratio in celeberrimo Montis Oliveti synodo de anno Domini MDXVI (1516) 13 aprile.
Habita in electione: Rev.di in X.to Patris Fratris Leonardi Porcelli di Gubbio.
Incipit "Credo signanter R.me Praesul amplissimi, credo inquam ne exigua nos admiratione..
(citazioni classiche) Atheniense lacedomnies...turpissima ambitione ac regnandi libido... ex clarissimi in peste improbum quidam regnare male cupienti, male consulerat, gravi cavemini"
Sunt aliquae ordinationes factae, declaratae. approbatae in cap.lo generali ac per secretum scrutinium anno Domini MDXVI tempore abbatiatus Rev.di Patris Leonardi Porcelli di Gubbio:
- che venga celebrata solennemente la festa della Trasfigurazione di nostro Signore.
Altre ordinazioni fatte da Fra Leonardi Porcelli di Gubbio a pagg.226-227a.
Pag 227b- Declaratio constitutionis super vocem edite in Capitulo Generali, celebrato anno Domini MDXVI : "Exibita a Patre Rev.do D. Abbate ac socios suos visitatore...gravia e perniciosa scandala
sono cassate due pagine poi ritrascritte a pag 231 e in parte ricorrette:
Declarationes constitutionis sub voce editae in Capitulo Generali celebrato anno Domini MDXVI
Exibita per Rev.dum Patrem Abbatem et socios suos visita: incipit "Cum ob exordio fere Congregationis nostrae suffragia seu voces ad generalem Capitulum...(Un pò diverso dalla prima stesura poi cassata a pag.227b.
Privilegia Domini Leonis X, quo indulget ut voces ad Capitulum Generale destinando dienceps per sorte eligantur ut per...datum sub anulo piscatoris oportet.
Incipit "Dilecti filii salutem et apostolicam benedictionem.
Exponi nobis fecistis quod posquam in Capitulo Generali Congregationis vestra anno praeterito celebrato inter alia ad obviandum scandalis et dissensionibus quae inter dictae Congregationis...."
Sermo habito in celeberrima Montis Oliveti Synodo. Anno Domini MDXVI 13 aprile.
Habita in electione Rev.di Patris Fratris Leonardi de Eugubio.
Incipit "Credo quamdiu Rev.me Presul amplissimi...credo unquam ne exigua nos admiratione ..
(Ci sono diverse citazioni classiche): Atenienses lacedemonios
-..turpissima ambitione ac regnandi libido..
ex clarissimi in peste improbum quidam quo regnare male cupienti, male consulerat, grave cavemini.."
- Pag. 225: Ordinationes factae, declaratae, approbatae, in capitulo Generali ac per secretum scrutinium anno Domini MDXVI tempore abbatiatus Rev.di Patris Fratris Leonardi Porcelli de Eugubio.
:
- ..Che venga celebrata solennemente la festa della Trasfigurazione di nostro Signore absque octava
Pag. 226-227a - Altre Ordinazioni fatte da Fra Leonardo Porcelli: Exibita a Rev.do Patre Abbati ad socios visitatores: "pravia e perniciosa scandala..." sono due pagine cassate e poi riportate e ritrascritte da pag. 230-231.
"Exibita per Rev.dum Patrem Abbatem et socios suos visita:
Incipit "Cum ab exordio fere Congregationis nostrae suffragia seu voces ad generale Capitulum (è un po diverso e più completo della scrittura precedente..
Pag 232 ; - Privilegia Domini Leionis X, quo indulget ut voces ad Capitulum destinando deinceps per sorte eligantur ut per ...datum sub anulo piscatoris oportet.
Incipit "Dilecti filii salutem et apostolicam benedictionem. Exponi nobis fecistis quod posquam in Capitulo Generali Congregationis vestrae anno praeterito celebrato inter alia ad obviandum scandalis et dissensionibus quae inter dictae Comgregationis..."
Pag. 234: Una supplica del Monastero di Santa Marta di Mantova. Facoltà concessa di mutare il colore dell'abito.
Romae apud Sanctum Petrum sub Anulo piscatoris die XXX martii MDXVII Pontificato nostro anno quinto.
Pag 236 - Constitutiones propositae in Capitulo Generali et per secretum scrutinium obtentae, Anno Domini MDXXVI : In electione Patris Priori Fratris Constantini Mediolanensis de Cislago secunda.
- 1) La festa di San Rocco: la festa sia celebrata in tutta la Congregazione.
2) Non è lecito suonare qualunque straumento di musica di qualunque genere, eccetto il monocordo.
3) Non è lecito andare dalle suore di qualunque ordine sine licentia Rev.di Patris Abbatis Generalis.
1518
Pagg.283b. Rev.do Fra Padre Cipriano Veronese abate di Santa Maria in Organis.
Oratio habita in Capitulo Generali.
Anno domini MDXVIII.
Incipit "Solent plerique amplissime presul, patresque prestantissimi viri doctrina expertes, longasque dicendi exercitatione detriti...(Cetera non invenimus..)
In electione prima Rev.di Patris Fratris Barnaba Cevennini di Bologna .
1520
Fra Luca Garganelli di Bologna.* a 30 anni dopo essere stato due anni cancelliere. (F.t. e Profes.)
Oratio habita in Capitulo Generali.
Anno Domini MDXX (1520)
Pag.243:
Incipit "Cum ipse Rev.dus Presul P. ac C. Et si iustus..
In tanto hoc et tam florenti splendidissimo quod coetum
Pag. 244: - Citatzioni di:
- Sallustio: Sallustii aurea sententia "concordia parvas recrescere
discordia maximas dissipari.
Pag. 245: "Congregatio nostra in ac pacifico Oliveti monte et per totam Italiam quasi Oliva pingui ubertate referta in domo Domini ramos suos latequae distendens per ducentos annos concordia favorita iam floret...
-Vita e Pace comune
...cerno vere omnia communione..
coniunctum collegium..
templum idem conventum quotidianum..
- sub eadem regula..
- sub eoedem Abbate militant omnes..
- domus communis...
- fortuna communis..
- victus communis..
- iisdem alunt scramentis
- iisdem gaudens privilegiis..
- eodem omnes quod maius est redempti sanguine qui hic confidat
concordis locum forent.."
E' una bella visione sulla concordia...
In electione Rev.di in Christo Patris Fratris Constantini Mediolanensis Cislago in Abbatem Generalem
1522
Pagg.255-261. Fra Aurelio Leucense (Lecco)
Oratio habita in Capitulo Generali.
Anno Domini ab incarnatione Millesimo quingentesimo vigesimo secundo (1522)
In electione Rev.di Patris Fratris Michaelis (Bindini)Volaterrani
1524
Pagg.262-272. Fra Nicola de Grammatica di Siena.
Sermo habita in Capitulo Generali Ven.lis in Cristo Fratris Nicolai de Grammatica senensis, Anno Domini MDXXIIII (1524) in electione secunda Rev.di in Christo Patris Fratris Barnaba (Cevennini) Bononiensis in abbatem generalem.
Incipit "De communi sacri ordinis hodie...
- Introduce con una elegante e ritmica poesia quasi come una classica preghiera o inno delle Lodi.
Citazioni: - Dal libro Etichorum Aristotelis...
Pag. 264 ..Prudentia itaquae intellectiva virtus dicta est quasi providentia..
Pag. 268: -Fortitudine seu magnanimitas...con esempi classici, ed esempi di Giobbe, Abramo, Giuseppe in Egitto..
Pag. 269: Justitia..moralis virtus perfecta est non tamen simpliciter sed ad alium et ab hoc excellentissima...
- Le quattro virtù cardinali:
1) - dolor est qui potissimum prudentiae reluctat
2) timor sensibili, qui viri fortitudinem enervat
3) Voluptas carnis civis pluries continentiam irritat
4) Spes temporalis lucri, quae quidem si non radicitus amputetur,
iustitiae omnis rectitudinem distruit.
- Volontà propria e obbedienza.
Rogo charitatem veram.
1526
Pag. 284. Fra Giovanni Battista Capello
Oratio habita in Capitulo Generali in electione secunda Patris Fratris Constantini (Cislago) di Milano
(Anno Domini 1526)
Incipit" Admirandi estis vos patres Conscripti qui ab extremis Italiae finibus quibus extenditur religio, per varios casus per tanta vero discrimina ad ea vobis consulenda convenistis quibus et humano disponuntur.."
Pag. 285 : ..continua il discorso in poesia latina.
Pagg.290: molti riferimenti ai fatti dei personaggi ateniesi: Lacoedemones..e poi ai principi romani..
Pag. 292: ...in abbatem eligendum proponite: cuius..iustitia...., prudentia... temperantia.. pietate..ut bene administrata religio candida imitatur.
Pag. 295: Peroratio finalis.
1528
Ordinationes institutae in Capitulo Generali .
Anno Domini MDXXVIII (1528), per secretum scrutinium obtentae:
1) Se uno bestemmia, sia privato di ogni voce e soli il Capitolo Generale a scrutinio segreto potrà essere integrato.
Pagg.238-242 : bianche.
In electione Rev.di Patris in Christo Fratris Benedicti de Tosi mediolanensis, prima,
Pagg.274-283. Fra Paolo Veronense di San Bartolomeo in Strata di Pavia.
Oratio in renunciatione secunda Rev.di Patris Constantini Mediolanensi, supplecto presule Rev.do Patre Fratre Benedicto de Tosi (Tonso) eius conterraneo Generali in Synodo habita quinto non. maij MDXXVIII (1528)
Incipi" Possent non nulli Presul integerrime...
-Si riferisce all'oratoria di Cicerone: 'Pro Milone orando'
"Dei cum timore vocem audit, iustitiam discat, suam nativitatis sacramentum novit, humana contemnat..
ut sua sanctimonia sapientia, prudentia, iustitia et misericordia, pietate, hamanitate, clementia, chastitate et charitate suo denique recte vivendi exemplo..”
In electione di Don Benedetto Tosi.
1530
Pagg. 296-304. -Per Fratrem Bernardinum Mariuctini Brixiensem
Oratio habita in Capitulo Generali
Anno 1530.
In prima renuntiatione Rec.di Patris Fratris Benedicti Tosi di Milano.
Incipit "Maiestatem tanti confessus: ac celebre nomen olivetanum mihi admiranti clementissimi antistites..
Pag. 304: -Termina con una poesia : "Carmina ..ad cursum celestem sicut tuba optimi equi :
"Surgat oliveticum germen - Felix Sena ex patribus tunc linea solis
Empiyrei radiis te super orta fuit.."
In prima electione Rev.di Patris Fratris Angeli (Ceriani) de Albinga genuensis in Abbate Generalem.
1532
Per Fratrem Filippo de Serragli diFirenze
Oratio habita in Capitulo Generali.
Anno Domini MDXXXII (1532).
In Electione novi ..
Incipit " Seniorem loqui oportebat..." - Prima pars.
Supplex accedo dicens (poesia= un Inno): "..Virgo Patris summi genitricis et natura tonantis"
Pag. 308: viene citato -Pindaro
- teste: Gregorio in Pastoralis..
- Basilius magnus..
Secunda (pag. 309-310),et tertia pars (310b):...lamentazione di molti mali sociali e morali.. .
Abbatis Rev.di Patris Fratris Ippolito (Trezzi) di Milano.
1536
Pag. 317. - Fra Benedetto veronese, abate di san Giacomo di Grillano
Oratio habita in Capitulo Generali
Anno Domini MDXXXVI (1536)
Incipit "Praeclari quidem, coeterum gravissimi laboris Rev.de Praesul..
"quattro piccoli fuochi trovo offerti dalla natura come norma di vita:
- prudentia= con la quale si ha ..dilectus bonorum et malorum
- altre tre virtù
Pagg.318-327:
Contiene un'interessante analisi sulla vocazione: è un confronto tra la scelta migliore fatta nel passato e la scelta dell'oggi e cioè : è meglio darsi a Dio in età più giovane che in età matura e già sciupata.
"...Quinto decimo anno...nondum exacta relictis parentibus, opibus, dignitatibus et mundo hoc tamquam mari procelloso ad religionem, ad Dei cultum tamquam ad Asylum securissimum convolavimus. Ubi mihi soli Deo animas nostras divino cultui serviendi animum religamus.
Unde profecto quaedam mentis nostrae circumscribitur contemplatio. Quae nos ad veri Dei cognitionem amorem et fruitionem movet, concitat et oblectat.
Et ea quae suaptae naturae non percipi possunt. tunc orando, tunc in sacris studiis versando, ita divina disponente bonitate recluduntur:
- Ibi pulsantibus aperitur
- petentibus accipitur
- petitur per assiduas lectiones
- accipitur per intelligentiam
- pulsatur per orationes
- aperiatur per revelationem.
Huic illa rerum hamanarum divinarumque magistri et altrix sapientia effluxit.qui maiores nostros sapientes ad instituendas religiones induxit, per quas nos instructi spirituum celestium munerum
augère possimus quo nobis, nihil consultius, nihil conducibilius, nihil denique salubrius a Deo vero omnium opifice ad bene beatae vivendum vitae praestari potuit."
In electione Rev.di Patris Fratris Giovanni Battista (Cenni) di Siena.
Questi sono i 33 monaci che furono incaricati di tenere una prolusione ai confratelli capitolari; e dall’analisi anche superficiale dei loro discorsi notiamo la capacità letteraria del loro dire unitamente alla discreta conoscenza dei testi spirituali e spesso patristici dei sermoni.
lunedì 29 giugno 2015
Pinturricchio
Pinturricchio - Fra Giovanni da Verona - Raffaello
L’ultima monografia di Bernardino di Betto detto il Pintoricchio è il frutto della collaborazione di PIETRO SCARPELLINI e MARIA RITA SILVESTRELLI, Pintoricchio, Federico Motta Editrice, Milano l’Ulivo. Rivista olivetana di spiritualità e di cultura monastica, 35 (2005/2) 660-676 22
2004. Lo Scarpellini in uno dei saggi del volume, Gli ultimi dieci anni (1503-1513), descrive due tavole dipinte per monasteri olivetani: l’Assunzione della Vergine per la cappella del banchiere Paolo Tolosa della chiesa napoletana di Monteoliveto, oggi nel Museo Nazionale di Capodimonte (pp. 277-78);
la Vergine in gloria tra i santi Gregorio Magno e Benedetto per il monastero di Santa Maria di Barbiano, presso San Gimignano, oggi nella Pinacoteca di quella città.
L’opera di San Gimignano è in gran parte autografa e come attesta il Silvestrelli (La documentazione per regesto, pp. 293-94, nn. 204, 215), Bernardino di suo pugno il 23 ottobre 1510 si impegnò a dipingere per fra Giovanni da Verona per il prezzo di 50 fiorini in moneta senese e il 9 febbraio 1512 ricevette dal cellerario del monastero di Barbiano 25 fiorini, somma residua del compenso,mentre Fra Giovanni da Verona in quell’anno era stato trasferito nel monastero olivetano di S. Manno di Fondi.
Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, autore di un dipinto per la chiesa napoletana raffigurante l'Assunzione della Vergine (Napoli, Museo nazionale di Capodimonte); in seguito a ciò, tra il 1510 e il 1512, G. commissionò al pittore umbro una grande tavola per la chiesa di S. Maria Assunta di Monte Oliveto, annessa al monastero olivetano, a Barbiano presso San Gimignano (Carli, 1960).
Queste due preziosissime opere del Pinturricchio furono certamente realizzate con l’appoggio e il suggerimento di fra Giovanni da Verona, e questo fatto è avvalorato dalla duplice presenza contemporanea dei due artisti sia a Napoli che poi a Siena.
A controprova di questo posso aggiungere che nel 1508 Fra Giovanni da Verona era certamente nel monastero olivetano di S. Maria di Napoli, come risulta precisamente dalle Familiarum Tabulae che in quell’anno colloca ed elenca al 7° posto tra i Conventuales di Napoli, Fra Giovanni da Verona.
Il fatto poi che nella monografia di PIETRO SCARPELLINI e MARIA RITA SILVESTRELLI, Pintoricchio, Federico Motta Editrice, Milanol’Ulivo, si porta la documentazione che attesta che il 23 ottobre 1510 fra Giovanni da Verona commissiona per 50 fiorini “l’assunzione della Vergine” per il monastero olivetano di S. Maria di Barbiano di San Gimignano, è certo che Fra Giovanni la commissionò dimorando, come risulta ancora dalle Famiarum Tabulae, come 3° monaco fra i Conventuales dal monastero di San Benedetto a Porta Tufi di Siena, in quell’anno.
L’analisi stilistica poi delle due opere: l’Assunta di Napoli e quella di San Gimignano, pur intercorrendo tre anni fra l’una e l’altra, ha però la precisa stessa composizione soprattutto della Madonna attorniata in forma armillare da volti di otto angioletti, di una simmetria identica e quasi ripetitiva, mentre cambia lo sfondo e il paesaggio nelle due rappresentazioni, in quella primitiva di Napoli abbiamo ai lati della Madonna altri angeli e sotto numerosi santi, in quella invece di San Gimignano, accanto alla Madonna abbiamo come sfondo un paesaggio di piante e rocce e ai piedi il papa san Gregorio e San Benedetto vestito con abito bianco olivetano.
Il Legame infine tra il Perugino, il Pinturicchio e Fra Giovanni da Verona mi pare chiaro e raffigurato in quella gentilissima pittura della Libreria Piccolomini, dove come molti già hanno detto
Presunti ritratti di Raffaello e Pinturicchio, Libreria Piccolomini, e l’ olivetano Fra Giovanni da Verona.
Questa raffigurazione dei tre grandi artisti è veramente formidabile per illustrare la grande amicia, vicinanza e intesa culturale artistica fra il Monaco olivetano e i due grandi suoi contemporanei.
Francesco Francia
Il Pinturicchio
VITA DI BERNARDINO PINTURICCHIO PITTORE PERUGINO
Sì come sono molti aiutati dalla fortuna senza essere di molta virtù dotati, così per lo contrario sono infiniti quei virtuosi che da contraria e nimica fortuna sono perseguitati; onde si conosce apertamente che ell’ha per figliuoli coloro che senza l’aiuto d’alcuna virtù dependono da lei; poiché le piace che dal suo favore sieno alcuni inalzati, che per via di meriti non sarebbono mai conosciuti; il che si vide nel Pinturicchio da Perugia, il quale ancor che facesse molti lavori e fusse aiutato da diversi, ebbe nondimeno molto maggior nome che le sue opere non meritarono. Tuttavia egli fu persona che ne’ lavori grandi ebbe molta pratica, e che tenne di continovo molti lavoranti nelle sue opere. Avendo dunque costui nella sua prima giovanezza lavorato molte cose con Pietro da Perugia suo maestro, tirando il terzo di tutto il guadagno che si faceva, fu da Francesco Piccolomini cardinale chiamato a Siena a dipignere la libreria stata fatta da Papa Pio II nel Duomo di quella città. Ma è ben vero che gli schizzi et i cartoni di tutte le storie che egli vi fece, furono di mano di Raffaello da Urbino allora giovinetto, il quale era stato suo compagno e condiscepolo appresso al detto Pietro; la maniera del quale aveva benissimo appresa il detto Raffaello; e di questi cartoni se ne vede ancor oggi uno in Siena et alcuni schizzi ne sono di man di Raffaello nel nostro libro. Le storie dunque di questo lavoro, nel quale fu aiutato Pinturicchio da molti garzoni e lavoranti, tutti della scola di Pietro, furono divise in dieci quadri. Nel primo è dipinto quando detto papa Pio Secondo nacque, di Silvio Piccolomini e di Vittoria, e fu chiamato Enea, l’anno 1405 in Valdorcia, nel castello di Corsignano, che oggi si chiama Pienza dal nome suo, per essere stata poi da lui edificata e fatta città. Et in questo quadro sono ritratti di naturale il detto Silvio e Vettoria. Nel medesimo è quando con Domenico cardinale di Capranica passa l’Alpe piena di ghiacci e di neve, per andare al concilio in Basilea. Nel secondo è quando il Concilio manda esso Enea in molte legazioni, cioè in Argentina tre volte, a Trento, a Gostanza, a Francscordia et in Savoia. Nella terza è quando il medesimo Enea è mandato oratore, da Felice Antipapa, a Federigo Terzo imperatore, appresso al quale fu di tanto merito la destrezza dell’ingegno, l’eloquenza e la grazia d’Enea, che da esso Federigo fu coronato, come poeta, di lauro, fatto protonotario, ricevuto fra gl’amici suoi e fatto primo Segretario. Nel quarto è quando fu mandato da esso Federigo ad Eugenio Quarto, dal quale fu fatto vescovo di Trieste, e poi arcivescovo di Siena sua patria. Nella quinta storia è quando il medesimo imperatore, volendo venire in Italia a pigliare la corona dell’imperio, manda Enea a Telamone, porto de’ Sanesi, a rincontrare Leonora sua moglie che veniva di Portogallo. Nella sesta va Enea, mandato dal detto imperatore a Calisto Quarto, per indurlo a far guerra ai Turchi, et in questa parte si vede che il detto pontefice, essendo travagliata Siena dal conte di Pittigliano e da altri, per colpa del re Alfonso di Napoli, lo manda a trattare la pace. La quale ottenuta si disegna la guerra contra gl’Orientali; et egli tornato a Roma, è dal detto Pontefice fatto cardinale. Nella settima, morto Calisto, si vede Enea esser creato sommo pontefice e chiamato Pio Secondo. Nell’ottava va il Papa a Mantoa al concilio per la spedizione contra i Turchi, dove Lodovico marchese lo riceve con apparato splendidissimo e magnificenza incredibile. Nella nona il medesimo mette nel catalogo de’ Santi, e, come si dice, canonezza Caterina sanese monaca e Santa donna dell’Ordine de’ frati predicatori. Nella decima et ultima, preparando papa Pio un’armata grossissima, con l’aiuto e favore di tutti i principi cristiani, contra i Turchi, si muore in Ancona; et un romito dell’eremo di Camaldoli, santo uomo, vede l’anima d’esso Pontefice in quel punto stesso che muore, come anco si legge, essere d’Angeli portata in cielo. Dopo si vede, nella medesima storia, il corpo del medesimo essere da Ancona portato a Roma, con orrevole compagnia d’infiniti signori e prelati, che piangono la morte di tanto uomo e di sì raro e santo Pontefice. La quale opera è tutta piena di ritratti di naturale, che di tutti sarebbe longa storia i nomi raccontare, ed è tutta colorita di fini e vivacissimi colori, e fatta con varii ornamenti d’oro e molto ben considerati spartimenti nel cielo. E sotto ciascuna storia è uno epitaffio latino che narra quello che in essa si contenga. In questa libreria fu condotto dal detto Francesco Piccolomini cardinale e suo nipote, e messe in mezzo della stanza, le tre Grazie che vi sono di marmo, antiche e bellissime; le quali furono in que’ tempi le prime anticaglie che fussono tenute in pregio. Non essendo anco a fatica finita questa libreria, nella quale sono tutti i libri che lasciò il detto Pio II, fu creato papa il detto Francesco cardinale, nipote del detto pontefice Pio Secondo, che per memoria del zio volle esser chiamato Pio III. Il medesimo Pinturicchio dipinse in una grandissima storia, sopra la porta della detta libreria che risponde in Duomo, grande dico quanto tiene tutta la facciata, la coronazione di detto papa Pio Terzo, con molti ritratti di naturale, e sotto vi si leggono queste parole:
Pius III senensis Pii Secundi nepos M.DIII. septembris XXI. apertis electus suffragiis; octavo octobris coronatus est.
Avendo il Pinturicchio lavorato in Roma al tempo di Papa Sisto, quando stava con Pietro Perugino, aveva fatto servitù con Domenico della Rovere cardinale di S. Clemente, onde avendo il detto cardinale fatto in Borgo Vecchio un molto bel palazzo, volle che tutto lo dipignesse esso Pinturicchio e che facesse nella facciata l’arme di papa Sisto, tenuta da due putti. Fece il medesimo nel palazzo di S. Apostolo alcune cose per Sciarra Colonna. E non molto dopo, cioè l’anno 1484, Innocenzio Ottavo genovese gli fece dipignere alcune sale e loggie nel palazzo di Belvedere, dove fra l’altre cose, sì come volle esso Papa, dipinse una loggia tutta di paesi, e vi ritrasse Roma, Milano, Genova, Fiorenza, Vinezia e Napoli alla maniera de’ Fiamminghi, che, come cosa insino allora non più usata, piacquero assai. E nel medesimo luogo dipinse una Nostra Donna a fresco all’entrata della porta principale. In S. Piero alla cappella dove è la lancia che passò il costato a Gesù Cristo, dipinse in una tavola a tempera, per il detto Innocenzio Ottavo, la Nostra Donna maggior che il vivo; e nella chiesa di S. Maria del Popolo dipinse due cappelle, una per il detto Domenico della Rovere cardinale di S. Clemente, nella quale fu poi sepolto, e l’altra a Innocenzio Cibo cardinale, nella quale anch’egli fu poi sotterrato, et in ciascuna di dette cappelle ritrasse i detti cardinali che le fecero fare. E nel palazzo del papa dipinse alcune stanze, che rispondono sopra il cortile di S. Piero, alle quali sono state pochi anni sono, da Papa Pio Quarto, rinnovati i palchi e le pitture. Nel medesimo palazzo gli fece dipignere Alessandro Sesto tutte le stanze dove abitava, e tutta la Torre Borgia, nella quale fece istorie dell’arti liberali in una stanza, e lavorò tutte le volte di stucchi e d’oro; ma perché non avevano il modo di fare gli stucchi in quella maniera che si fanno oggi, sono i detti ornamenti per la maggior parte guasti. In detto palazzo ritrasse, sopra la porta d’una camera, la signora Giulia Farnese nel volto d’una Nostra Donna; e nel medesimo quadro la testa di esso papa Alessandro che l’adora. Usò molto Bernardino di fare alle sue pitture ornamenti di rilievo messi d’oro, per sodisfare alle persone che poco di quell’arte intendevano, acciò avessono maggior lustro e veduta, il che è cosa goffissima nella pittura. Avendo dunque fatto in dette stanze una storia di S. Caterina, figurò gl’archi di Roma di rilievo, e le figure dipinte di modo che essendo inanzi le figure e dietro i casamenti, vengono più inanzi le cose che diminuiscono, che quelle che secondo l’occhio crescono: eresia grandissima nella nostra arte. In Castello Sant’Angelo dipinse infinite stanze a grottesche, ma nel torrione da basso nel giardino, fece istorie di papa Alessandro, e vi ritrasse Isabella regina catolica, Niccolò Orsino conte di Pitigliano, Gianiacomo Triulzi con molti altri parenti et amici di detto Papa, et in particolare Cesare Borgia, il fratello e le sorelle, e molti virtuosi di que’ tempi. A Monte Oliveto di Napoli, alla cappella di Paulo Tolosa, è di mano del Pinturicchio una tavola d’una Assunta. Fece costui infinite altre opere per tutta Italia, che per non essere molto eccellenti, ma di pratica, le porrò in silenzio. Usava dire il Pinturicchio che il maggior rilievo che possa dare un pittore alle figure, era l’avere da sé, senza saperne grado a principi o ad altri. Lavorò anco in Perugia ma poche cose. In Araceli dipinse la cappella di S. Bernardino; et in S. Maria del Popolo, dove abbiam detto che fece le due cappelle, fece nella volta della cappella maggiore i quattro Dottori della Chiesa. Essendo poi all’età di 59 anni pervenuto, gli fu dato a fare in S. Francesco di Siena, in una tavola, una Natività di Nostra Donna, alla qual avendo messo mano, gli consegnarono i frati una camera per suo abitare, e gliela diedero, sì come volle, vacua e spedita del tutto, salvo che d’un cassonaccio grande et antico, e perché pareva loro troppo sconcio a tramutarlo. Ma Pinturicchio, come strano e fantastico uomo che egli era, ne fece tanto rumore e tante volte, che i frati finalmente si misero per disperati a levarlo via. E fu tanta la loro ventura, che nel cavarlo fuori si ruppe un’asse nella quale erano cinquecento ducati d’oro di camera. Della qual cosa prese Pinturicchio tanto dispiacere e tanto ebbe a male il bene di que’ poveri frati, che più non si potrebbe pensare e se n’accorò di maniera, non mai pensando ad altro, che di quello si morì. Furono le sue pitture circa l’anno 1513. Fu suo compagno et amico, se bene era più vecchio di lui, Benedetto Buonfiglio pittore perugino il quale molte cose lavorò in Roma nel palazzo del papa con altri maestri. Et in Perugia sua patria fece nella cappella della Signoria istorie della vita di S. Ercolano vescovo e protettore di quella città, e nella medesima alcuni miracoli fatti da S. Lodovico. In S. Domenico dipinse in una tavola a tempera la storia de’ Magi, et in un’altra molti Santi. Nella chiesa di S. Bernardino dipinse un Cristo in aria con esso S. Bernardino et un popolo da basso. Insomma fu costui assai stimato nella sua patria, inanzi che venisse in cognizione Pietro Perugino. Fu similmente amico di Pinturicchio, e lavorò assai cose con esso lui, Gerino Pistolese, che fu tenuto diligente coloritore et assai imitatore della maniera di Pietro Perugino, con il quale lavorò in sin presso alla morte. Costui fece in Pistoia sua patria poche cose. Al borgo S. Sepolcro fece in una tavola a olio nella Compagnia del buon Gesù una Circoncisione che è ragionevole; nella pieve del medesimo luogo dipinse una cappella in fresco, et in sul Tevere, per la strada che va ad Anghiari, fece un’altra cappella pur a fresco per la comunità. Et in quel medesimo luogo in S. Lorenzo, Badia de’ monaci di Camaldoli, fece un’altra cappella. Mediante le quali opere fece così lunga stanza al Borgo, che quasi se l’elesse per patria. Fu costui persona meschina nelle cose dell’arte, durava grandissima fatica nel lavorare, e penava tanto a condurre un’opera che era uno stento. Fu ne’ medesimi tempi eccellente pittore nella città di Fuligno, Niccolò Alunno, perché non si costumando molto di colorire ad olio inanzi a Pietro Perugino, molti furono tenuti valenti uomini, che poi non riuscirono. Niccolò dunque sodisfece assai nell’opere sue, per che se bene non lavorò se non a tempera, perché faceva alle sue figure teste ritratte dal naturale e che parevano vive, piacque assai la sua maniera. In S. Agostino di Fuligno è di sua mano in una tavola una Natività di Cristo et una predella di figure piccole. In Ascesi fece un gonfalone, che si porta a processione, nel Duomo la tavola dell’altar maggiore et in S. Francesco un’altra tavola. Ma la miglior pittura che mai lavorasse Niccolò fu una cappella nel Duomo, dove fra l’altre cose vi è una Pietà e due Angeli, che tenendo due torcie piangono tanto vivamente, che io giudico che ogni altro pittore, quanto si voglia eccellente, arebbe potuto far poco meglio. A S. Maria degl’Angeli in detto luogo dipinse la facciata e molte altre opere, delle quali non accade far menzione, bastando aver tocche le migliori. E questo sia il fine della vita di Pinturicchio, il quale fra l’altre cose sodisfece assai a molti principi e signori, perché dava presto l’opere finite, sì come disiderano, se bene per avventura manco buone che chi le fa adagio e consideratamente.
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